- Mamma: Laura, preparati, così vieni a messa con me e con Irene...
- Laura: No, no, non voglio venire a messa...
- Mamma: Dai, andiamo insieme, c'è anche tua sorella...
- Laura: No no, io sto a casa con papino...
- Mamma: Dai, preparati, così ti metti anche le scarpe nuove!
- Laura: Sììììììììì!
- Papà (ridendo): hai proprio venduto la tua anima per un paio di scarpe!!!!
"Due strade trovai nel bosco, ed io scelsi la meno battuta: ed è per questo che sono diverso." [Robert Frost]
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domenica 4 novembre 2018
lunedì 7 dicembre 2015
Chiese
(nel senso del sostantivo, non in quello della voce verbale)
Esistono molte chiese - e non solo nel senso degli ahimé onnipresenti edifici esentasse.
Esistono molte Chiese a seguito della Riforma Protestante, della relativa Controriforma e di tutte le dispute che ne sono seguite e che mai si ricomporranno - se del resto ci si divide su questioni essenziali come la verginità di Maria, quali possibilità ci sono di trovare, poi, un accordo?
Ma esistono molte chiese anche nella Chiesa (l'unica, la vera, l'originale: Romana e Santa, manco a dirlo); c'è la chiesa del Ministero e quella delle Comunità, sosteneva il sacerdote che mi ha sposato, sottintendendo che non sempre le due realtà vanno d'accordo e che diversa è la sensibilità nei confronti diciamo della vita reale delle persone reali.
La cosa mi è tornata in mente, e mi è parsa evidente, notando il differente tono dei commenti ai recenti fatti di Rozzano provenienti da diverse parti della Chiesa.
La nota ufficiale della CEI, l'essenza cioè della Chiesa intesa come struttura di potere, parlava (a proposito dell'iniziativa, come visto ampiamente distorta ed ingigantita nel racconto della stampa, del preside di Rozzano) di scelta ideologica.
Il vescovo di Padova, monsignor Cipolla, ha affermato, al contrario, che di fronte alla necessità di salvare la fraternità si deve essere disposti anche a fare un passo indietro (sull'ostentazione di simboli di carattere religioso, ndr), poiché le religioni non possono e non devono essere motivo di divisione.
Un sacerdote bresciano (e suppongo come lui molti altri), ancora, si chiede durante una nota trasmissione televisiva come chi si erge a difensore e baluardo della cristianità quando si tratta di presepe e canti religiosi non combatta con la stessa forza per il messaggio evangelico di apertura ed accoglienza verso tutti - risposta: perché la coerenza richiede intelligenza ed onestà intellettuale, al di là delle proprie convenienze politiche ed elettorali.
Esistono dunque molte chiese - poi ognuno, se proprio deve, sceglie quella che preferisce e la scelta è piuttosto facile.
La nota ufficiale della CEI, l'essenza cioè della Chiesa intesa come struttura di potere, parlava (a proposito dell'iniziativa, come visto ampiamente distorta ed ingigantita nel racconto della stampa, del preside di Rozzano) di scelta ideologica.
Il vescovo di Padova, monsignor Cipolla, ha affermato, al contrario, che di fronte alla necessità di salvare la fraternità si deve essere disposti anche a fare un passo indietro (sull'ostentazione di simboli di carattere religioso, ndr), poiché le religioni non possono e non devono essere motivo di divisione.
Un sacerdote bresciano (e suppongo come lui molti altri), ancora, si chiede durante una nota trasmissione televisiva come chi si erge a difensore e baluardo della cristianità quando si tratta di presepe e canti religiosi non combatta con la stessa forza per il messaggio evangelico di apertura ed accoglienza verso tutti - risposta: perché la coerenza richiede intelligenza ed onestà intellettuale, al di là delle proprie convenienze politiche ed elettorali.
Esistono dunque molte chiese - poi ognuno, se proprio deve, sceglie quella che preferisce e la scelta è piuttosto facile.
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giovedì 21 marzo 2013
Bergoglio e pregiudizio
Mi è piaciuto molto, il titolo di questo post: tanto che il mio ne è la citazione. Mi è piaciuto come sempre mi piacciono i giochi di parole dei quali mi vien da pensare: perché non ci ho pensato io?
Il contenuto, benché mi trovi in linea di massima concorde, mi ha invece un po' deluso: se non altro perché non mi pare parli di pregiudizi - e mi sarei aspettato, visto il titolo, un uso meno superficiale del vocabolario.
Parla di informazioni errate o non dimostrabili, diffuse per errore (tanto che c'è ci ha chiesto scusa, abitudine per altro molto in voga due papi fa, anche se allora si trattava di scusarsi delle nefandezze di secoli prima, chiudendo entrambi gli occhi su quelle correnti: basti pensare alle foto di Wojtila sorridente al fianco di Pinochet) o per malafede. A casa mia questi si chiamano errori e calunnie, più che pregiudizi.
Sulla linea del pregiudizio per altro mi pare si sia espressa anche la voce ufficiale del Vaticano: parlando della solita sinistra anticlericale.
Peccato che qui il pregiudizio stia in questa chiosa, più che nelle dicerie sui silenzi di Bergoglio ai tempi della dittatura di Videla: il pregiudizio che solo a sinistra stia l'anticlericalismo; e quello che a certa sinistra faccia piacere un Papa compromesso con le dittature.
Da persona di sinistra, non credente, e che non teme di definirsi anticlericale, mi sento di smentire nel modo più completo: per quanto mi riguarda, la vera buona notizia è rappresentata dalla presa di posizione netta ed esplicita
del Vaticano contro la dittatura che ha insanguinato l'Argentina. Una bella, bellissima novità, tanto più gradita se si piena alle frequentazioni cilene dell'illustre predecessore - Santo Subito.
Quanto al merito della questione Bergoglio-Videla: c'è stata smentita categorica, e questo è importante. C'è chi parla di qualche coinvolgimento, citando esperienze personali (madri di bimbi che il regime fece scomparire, se ho ben capito). C'è chi nega nel modo più assoluto, rifacendosi a fonti illustri che quel regime hanno combattuto. E se anche una prova positiva (so che...) vale più di una negativa (non ho mai sentito che...), così come si può provare la presenza di bug in un software ma non provarne l'assenza, personalmente mi godo - da ateo anticlericale - lo spettacolo, assolutamente nuovo ed inusuale, di un Papa che parla di Chiesa povera, di strada, e nega di aver avuto rapporti con una dittatura di destra anziché ostentarli come cosa normale.
Il contenuto, benché mi trovi in linea di massima concorde, mi ha invece un po' deluso: se non altro perché non mi pare parli di pregiudizi - e mi sarei aspettato, visto il titolo, un uso meno superficiale del vocabolario.
Parla di informazioni errate o non dimostrabili, diffuse per errore (tanto che c'è ci ha chiesto scusa, abitudine per altro molto in voga due papi fa, anche se allora si trattava di scusarsi delle nefandezze di secoli prima, chiudendo entrambi gli occhi su quelle correnti: basti pensare alle foto di Wojtila sorridente al fianco di Pinochet) o per malafede. A casa mia questi si chiamano errori e calunnie, più che pregiudizi.
Sulla linea del pregiudizio per altro mi pare si sia espressa anche la voce ufficiale del Vaticano: parlando della solita sinistra anticlericale.
Peccato che qui il pregiudizio stia in questa chiosa, più che nelle dicerie sui silenzi di Bergoglio ai tempi della dittatura di Videla: il pregiudizio che solo a sinistra stia l'anticlericalismo; e quello che a certa sinistra faccia piacere un Papa compromesso con le dittature.
Da persona di sinistra, non credente, e che non teme di definirsi anticlericale, mi sento di smentire nel modo più completo: per quanto mi riguarda, la vera buona notizia è rappresentata dalla presa di posizione netta ed esplicita
del Vaticano contro la dittatura che ha insanguinato l'Argentina. Una bella, bellissima novità, tanto più gradita se si piena alle frequentazioni cilene dell'illustre predecessore - Santo Subito.
Quanto al merito della questione Bergoglio-Videla: c'è stata smentita categorica, e questo è importante. C'è chi parla di qualche coinvolgimento, citando esperienze personali (madri di bimbi che il regime fece scomparire, se ho ben capito). C'è chi nega nel modo più assoluto, rifacendosi a fonti illustri che quel regime hanno combattuto. E se anche una prova positiva (so che...) vale più di una negativa (non ho mai sentito che...), così come si può provare la presenza di bug in un software ma non provarne l'assenza, personalmente mi godo - da ateo anticlericale - lo spettacolo, assolutamente nuovo ed inusuale, di un Papa che parla di Chiesa povera, di strada, e nega di aver avuto rapporti con una dittatura di destra anziché ostentarli come cosa normale.
venerdì 22 febbraio 2013
La parola "sensibile" è vaga come stelle dell'Orsa
Forse l'ho in qualche modo evocato io con il mio ultimo post, cosa che sconterò al momento del Giudizio Universale (cioè, per come la vedo io, mai). Fatto sta che Carlo Giovanardi ha ritenuto necessario ribadire la propria posizione, della quale in effetti il sottoscritto aveva anticipatamente dato conto, facendo sapere di trovare più imbarazzante un bacio tra due uomini che non Berlusconi.
Ancora, una volta, la questione ruota attorno al concetto di sensibilità: a proposito del quale, come nel post precedente, rimando alla bella canzone, Sensibile, degli Offlaga Disco Pax, dalla quale è mutuato il titolo del post. E dunque, a proposito di sensibilità: ognuno è libero di trovare più o meno imbarazzante quello che preferisce - e se trova più imbarazzante un atto d'amore tra due persone rispetto ad un atto di corruzione di un magistrato o alla frequentazione di prostitute bambine: be', sono fatti suoi.
Ma la questione, a mio giudizio, è: è "giusto" pensare che l'imbarazzo di un singolo diventi - o miri a diventare - legge dello Stato? Ovviamente, penso che la risposta sia "No!".
Voglio dire: se penso a cose - fatti, comportamenti, abitudini - che io trovi più di altre imbarazzanti, mi vengono in mente, subito, tre esempi: gruppi di persone che si rivolgono ad un'entità invisibile ed intangibile (incolore, insapore, inodore?) ripetendo in coro filastrocche imparate da bambini, delle quali forse in maggioranza riconoscono i suoni ma non le singole parole; la mancanza di curiosità scientifica, manifestata con la ripetizione di cose "sentite dire" alle quali si dà il valore di verità assolute senza interrogarsi in alcun modo sui relativi "perché" ; l'incapacità di notare l'incoerenza logica tra due affermazioni, al punto da utilizzarle talvolta a breve distanza l'una dall'altra. Nei primi due casi si tratta di due diverse manifestazioni, probabilmente, dello stesso fenomeno, che chiamerei "ignoranza acritica"; il terzo è questione di forma mentis - e probabilmente è imparentato con il secondo.
Queste sono cose che mi imbarazzano, da sempre - da quando ho ricordi di me adulto, se non altro.
E tuttavia mai vorrei vivere in uno Stato che punisca l'incapacità logica, o ponga divieti sugli oroscopi o sui "rimedi della nonna" o, ancora, metta fuori legge le manifestazioni religiose.
L'imbarazzo del singolo, o di un gruppo di persone, di fronte ad un qualche aspetto della vita o del modo di essere di altri non può avere la stessa dignità di una legge dello Stato, valida per tutti e per tutti vincolante - a meno che non si accetti l'idea di uno Stato Etico, che non si occupi della convivenza pacifica e costruttiva tra individui diversi ma punti ad imporre una sola linea di pensiero, una sola "sensibilità", appunto, ad una massa di pedine indistinguibili.
Sinceramente, è uno scenario che lascerei volentieri a Paesi che ufficialmente rifiutano di essere laici, come l'Arabia Saudita, l'Iran o la Città del Vaticano.
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martedì 12 febbraio 2013
Tanto di cappello (bianco)
La notizia del giorno è ovviamente quella delle dimissioni - più tecnicamente, dell'abdicazione - di Josef Ratzinger dalla carica di capo della Chiesa di Roma. Non ho mai amato particolarmente il personaggio, si sa, ché rappresenta ideologicamente un po' il contrario di tutto ciò - razionalismo, relativismo - in cui mi riconosco. E tuttavia ne ho sempre apprezzato la franchezza, che me lo fa preferire (ne ho scritto, tra l'altro, anche qui) al suo predecessore, ugualmente di destra, conservatore e chiuso al cambiamento, ma con una pitturata di modernismo viaggiante e mediatico a confondere le idee.
E la notizia di ieri, in qualche modo, conferma questa mia opinione: trovo infatti che in un gesto tanto inusuale - si tratta del primo Papa dimissionario da seicento anni, forse del primo in assoluto che non lasci la cattedra di Pietro a seguito di eventi e trame politiche - ed umano - il desiderio di lasciare quando ancora si è in grado di svolgere il proprio ruolo: senza ridursi, per attaccamento alla poltrona, ad essere un manichino che si trascina per anni senza riuscire a parlare e stando in piedi solo appeso a qualche assistente, come fu per Wojtyla - vi sia più modernità, più apertura al cambiamento che nei quasi trent'anni del pontificato precedente, vissuto tra riflettori, viaggi e piste da sci, certo, ma, mediaticità a parte, vissuto completamente nel solco della tradizione.
Tanto di cappello dunque per il gesto di un uomo anziano e fragile che sa fare di questa fragilità una scelta forte.
Per il resto, rimane un reazionario conservatore - e non ci mancherà per niente.
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mercoledì 28 novembre 2012
E al loro Dio goloso non credere mai
E dunque: rigore, perché ce lo chiede l'Europa. (Contro)Riforma delle pensioni, perché ce lo chiede l'Europa. Aumento dell'IVA, perché lo Stato deve fare cassa e dunque meglio colpire tutti che colpire solo i più ricchi. Reintroduzione dell'ICI, ora sotto forma di IMU: affrontando anche la questione degli immobili di proprietà di Santa Romana Chiesa (non solo quelli di SRC: ma quelli corrispondono ad una percentuale a due cifre del patrimonio immobiliare italiano) che non l'hanno mai pagata, legittimamente o no.
Questa la situazione, circa un anno fa.
Con grande supporto di indignazione popolare a favore dell'iniziativa del Governo, volta a sanare una situazione che, tra interventi legislativi e tentativi (riusciti) di parziale elusione, rappresentava una notevole disparità di trattamento tra enti commerciali privati ed enti commerciali religiosi (qui i dettagli sugli aspetti legislativi).
Santa Romana Chiesa tuonò contro la disinformazione che, a suo dire, le attribuiva colpe inesistenti: perché paghiamo già tutto quello che dobbiamo pagare, ed eventuali, isolati casi di errore o di dolo vanno identificati e puniti.
L'interpretazione delle leggi vigenti, poi, lasciava il dubbio: la legge prevede che SRC (non solo, come ho detto: ma si tratta decisamente di chi fa la parte del leone, tra i fruitori delle esenzioni ICI) paghi, e dunque vanno colpiti isolati casi di errore o di dolo, o la legge prevede che non paghino l'ICI edifici adibiti anche solo parzialmente al culto (la classica "cappella" inserita in contesti commerciali, ad esempio alberghi), e dunque ha ragione l'Europa, che ci chiede (con procedura d'infrazione) di rimuovere agevolazioni che si configurano come concorrenza sleale nei confronti di altri attori del mercato?
Oggi, un anno dopo - dopo aver pagato (tutti: i cittadini comuni, intendo) le prime e seconde rate dell'IMU 2012, ed in procinto di versare la quota di saldo - stiamo ancora aspettando una regolamentazione definitiva che indichi come e quanto SRC dovrà pagare di IMU: alla faccia di tutti i noi paghiamo già tutto, alla faccia di qualunque dubbio che non vi fossero intollerabili privilegi gentilmente concessi dalla nostra politica alle gerarchie vaticane. I dettagli sulla situazione attuale, per chi fossero interessato, si possono leggere qui: ma non è questo il punto.
Il punto è che il rigore vale per i comuni mortali, assai meno per chi vende immortalità. Il punto è che la riforma delle pensioni, o i tagli alla spesa pubblica su sanità e scuola pubblica, ce li chiede l'Europa; ma quando l'Europa ci chiede di porre fine ad un regime di privilegio, facendolo in modo retroattivo (dal 2006) e minacciando sanzioni (si stima una multa di tre miliardi di euro in caso di mancata applicazione delle indicazioni UE in materia di concorrenza sleale), lo stesso Governo si scopre molto meno europeista: pronto a far pagare, a tutti gli effetti, una nuova tassa a tutti i cittadini normali (tre miliardi divisi per sessanta milioni di abitanti fanno cinquanta euro a testa: compresi i neonati) piuttosto che dispiacere ai santi tonacati.
Il che è, a tutti gli effetti, un furto: tale e quale che non pagare le tasse, tale e quale che rapinare una banca. Ma, per citare De Andrè, io senza legge rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio...
venerdì 12 ottobre 2012
Appunti
E comunque, in questi mesi, cos'è mai successo di insolito?
D'accordo, sono riusciti a salvare il sistema economico italiano facendo pagare il salvataggio alle fasce di popolazione che da tale sistema economico non hanno mai tratto particolare vantaggio.
D'accordo, s'è dimessa la Governatrice del Lazio, non prima di aver rinnovato un po' di contratti di consulenza agli amici degli amici.
D'accordo, Sua Santità ha attaccato l'indipendenza dello Stato Italiano dalla Santa Sede esortando i politici cattolici a promuovere una legislazione orientata alle sue indicazioni più che al rispetto delle diverse posizioni filosofiche e religiose che in uno Stato laico dovrebbero convivere.
E d'accordo... nella mia regione s'è scoperchiato l'ennesimo calderone di tangenti, corruzione, addirittura di compravendita di voti tra un assessore ed i locali referenti della 'Ndrangheta, e la Lega s'è stracciata le vesti ed ha minacciato di far cadere il Celeste Governatore Formigoil, il quale ha minacciato, appoggiato dal segretario nazionale del PDL, ripercussioni sulla tenuta delle giunte (leghiste) di Veneto e Piemonte, ha licenziato un paio di assessori e la Lega ha chinato il capo: duriepuri ma assai attaccati alla poltrona.
Ma c'è qualcosa di veramente nuovo, in tutto questo?
Finirà che scriverò di Teoria delle Strutture Algebriche o del mio personalissimo modo di considerare la morte, il che tra l'altro avrebbe l'indubbio vantaggio di aiutare i miei lettori a sconfiggere l'insonnia...
venerdì 31 agosto 2012
Accanimento terapeutico
Il Cardinale Carlo Maria Martini ha rifiutato "il tubicino per l'alimentazione artificiale" e "tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico.
Dunque andrà all'Inferno, insieme ad Eluana Englaro.
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lunedì 23 luglio 2012
Papi
Preciso subito che non mi sono completamente bevuto il cervello e non ho pertanto intenzione di scrivere un post su Enrico Papi (il fatto che esista una pagina di Wikipedia a lui dedicata, ecco: è una di quelle cose che dovrebbero far dubitare i sostenitori dell'esistenza di un disegno intelligente).
Ed avverto subito i fan di Ruby (la minorenne, non il linguaggio di programmazione: uff, che fatica essere precisi!) e Papi ed Olgettine varie: il titolo di questo post non è da intendersi come il soprannome attribuito in situazioni intime da un gruppo di in certi casi troppo giovani ragazze ad un vecchio miliardario.
Più semplicemente: papi, sostantivo maschile plurale. Il plurale di Papa. Come Pio XII, quello che durante la Seconda Guerra Mondiale non s'è accorto di nulla e comunque gli Ebrei hanno ucciso il Figlio di Dio, per dire.
E, al di là delle derive polemiche alle quali mi lascio andare ogni qual volta vi sia la possibilità anche solo di nominarne uno (ché ad esempio Pio Decimosecondo non c'entrava proprio nulla, nel capoverso precedente: ammettiamolo!), vorrei dire in proposito una cosa semplice semplice, della quale nessuno probabilmente mi ha mai sospettato. E cercherò, facendo violenza a quasi ogni fibra del mio essere, di farlo in breve (musica di guerre stellari).
In una frase: dei due soli papi che ho avuto modo di conoscere (non di persona: dai, che avete capito), Karol Wojtyla ed Joseph Ratzinger, preferisco senza ombra di dubbio il secondo. Ratzinger.
Davvero.
Non sto scherzando.
Preferisco Ratzinger, il caro vecchio Ratzy. B16.
Sul serio.
Davvero volete sapere il motivo? D'accordo.
E' un vecchio reazionario che non fa nulla per nasconderlo, e questo mi piace (che non faccia nulla per nasconderlo, intendo). Lo rende anche facile oggetto di battute... è divertente, in fondo. Quell'altro era tale e quale, "uno dei peggiori uomini di destra del secolo", per dirla con un amico, ma passa per quello moderno ed innovatore... ma NON E' VERO!
Voglio dire: non è che perché sciava (sciava vestito di bianco: che incubo per le guardie del corpo!) o viaggiava molto era moderno.
Era un vecchio reazionario con la passione per i viaggi e per lo sci :D.
Amico di Pinochet, e tutti ad osannarlo, santo subito e via dicendo.
Ma per favor: Ratzy tutta la vita (la sua: che - statisticamente - dovrebbe volgere al termine).
E poi, scusate: uno che parla che sembra Hitler. Che va a Ratisbona e scatena in un batter d'occhio una specie di flame con i musulmani (mai stato tanto uniti in oltre mille anni di storia). Davvero: è impagabile! Lo adoro: anche se il termine adorare, in questo contesto, richiederebbe invero maggior cautela.
Quindi, riassumendo: la mia personalissima classifica dei papi, a questo punto, è: Josef, Enrico, Silvio ex aequo con Karol.
Amen.
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martedì 22 maggio 2012
Per mille
Periodo di dichiarazioni dei redditi, periodo di scelte sulla destinazione da dare agli ormai famosi otto e cinque per mille (famoso soprattutto il primo, principalmente per via della pubblicità battente ed un po' ripetitiva che la Chiesa Cattolica promuove al fine di ottenerne una quota consistente. Pubblicità molto ben fatte e gradevoli, a quanto posso giudicare sulla base del mio personalissimo gusto: il che giustifica, probabilmente, che a Santa Romana Chiesa costino (fonte: Curzio Maltese, "La questua") più della quota di otto per mille che la Chiesa stessa destina alle attività sociali).
Al solito, rinnovo l'invito a scegliere ed a farlo consapevolmente: perché è importante, penso, essere a conoscenza del fatto che non scegliere alcuna destinazione per quanto riguarda l'otto per mille non significa non darlo a nessuno né tanto meno tenerlo per sé :-), bensì lasciarne la fetta più grossa a chi riceve il maggior numero di scelte da parte degli altri contribuenti. Ed è curioso sapere che, per quanto riguarda il cinque per mille, esiste una soglia massima oltre la quale lo Stato comunque non versa, anche a fronte di verse esplicite. Perché nel primo caso vengano elargite somme anche in assenza di scelte esplicite e nel secondo non vengano elargite somme anche in presenza di scelte esplicite, è cosa sulla quale sarebbe interessante avere qualche spiegazione...
Al solito, non perdo l'occasione per pubblicizzare, tra le scelte possibili, quelle che sono state le mie:
- otto per mille allo Stato, come storicamente ho sempre fatto, ad esclusione degli ultimi due anni, nei quali l'idea che chi rappresentava lo Stato esprimesse posizioni da non-Stato era troppo forte, e la mia scelta di destinazione è andata all'Unione delle Chiese Valdesi, unica confessione tra quelle abilitate al contributo a non utilizzarlo per il sostentamento del clero bensì solo per finalità sociali. Non che ora io mi riconosca più di tanto nell'impostazione ideologica di chi ci governa: ma se non altro ci governa, e rappresenta un'idea di Stato
- cinque per mille all'UAAR, Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti, perché ritengo che, al di là delle lodevolissime organizzazioni che fanno ricerca scientifica alle quali sarebbe possibile destinare la propria scelta, ed alle quali in passato l'ho destinata, promuovere e sostenere posizioni cultural-filosofiche razionali e coerenti, benché (purtroppo) non di maggioranza relativa, sia importante almeno quanto promuovere lo sviluppo della scienza
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lunedì 21 maggio 2012
E' una brava persona!
Riflettevo sulla locuzione brava persona, e sull'utilizzo che talvolta, a mio avviso assai impropriamente, se ne fa. In particolare, mi è capitato di sentir dire ma è una brava persona!, a proposito di un vicino di casa irrispettoso dell'altrui udito (televisione a tutto volume, richiami rumorosi alla badante, ...) così come di capi assai poco responsabili e non sempre tecnicamente all'altezza del ruolo che ricoprono.
Ora: chiaramente, per brava persona ciascuno di noi può intendere qualcosa di diverso. C'è chi si fa un'idea sulla base dell'abbigliamento dell'individuo in esame, chi valutandone le opinioni politiche, il comportamento alla guida, lo stile di vita più o meno nella norma (anche se, statisticamente, sarebbe forse meglio parlare di moda). Io ad esempio trovo che guidare regolarmente in autostrada a velocità che mettono a rischio l'altrui incolumità non sia un comportamento da brava persona, a qualcuno probabilmente danno fastidio, negli stessi termini, le mie posizioni di netta avversione nei confronti di Santa Romana Chiesa, e così via: punti di vista, appunto.
Ma il punto penso sia un altro. Perché l'essere una brava persona, qualunque cosa si intenda con questa espressione, dovrebbe in qualche modo essere una giustificazione da opporre a chi critica un comportamento? Forse che le brave persone non possono essere pessimi responsabili, o vicini di casa rumorosi? Forse il riconoscere che qualcuno è una brava persona dovrebbe privare della possibilità di muovere critiche nei suoi confronti?
Vorrei dire, al contrario: se qualcuno è veramente una brava persona, personalmente mi aspetto che, a maggior ragione, le critiche nei suoi confronti vengano sottolineate e possibilmente risolte, proprio a seguito del suo essere brava persona - dunque in teoria meno incline a comportamenti criticabili e più incline ad eliminarli. Diversamente, si finisce nell'assurdo (per altro molto in voga tra i politici) per cui non si può criticare la Chiesa per l'omertà nei confronti della pedofilia poiché la Chiesa fa un sacco di opere meritorie nella società. Perfettamente d'accordo sull'ultima parte: ma questo costituisce forse un'autorizzazione, un lasciapassare nei confronti di comportamenti di copertura di gravissimi reati?
Allo stesso modo, non mi pare il caso di accettare senza lamentarsi che un vicino rumoreggi ad ogni ora del giorno e della notte, o che un responsabile abbia in realtà comportamenti ben poco vicini alla lettera del termine, per il motivo che l'individuo in questione è una brava persona. Altrimenti il mio essere una brava persona potrebbe tranquillamente autorizzarmi, che so, a pisciare nel giardino del condominio o ad andare in ufficio a torso nudo...
A me sembra chiaramente che si stia parlando di cose diverse e non collegate tra loro: come se a qualcuno che vuol gettare via un oggetto con la motivazione che s'è rotto io opponessi il (si fa per dire) pensiero che l'oggetto va conservato perché, che ne so, è di colore rosso.
Ma forse è un limite della mia intelligenza quello di non accettare giustificazioni di questo genere...
PS: non entro nel merito dei casi in cui qualcuno definisce se stesso una brava persona. L'ultima volta che mi è capitato che qualcuno mi garantisse "Guardi che io sono una brava persona", si trattava di un uomo che, nell'ordine: mi aveva tamponato facendo retromarcia per imboccare una svolta vietata; mi ha proposto di mettere in piedi quella che tecnicamente si chiama truffa assicurativa, prendendomi la colpa del sinistro in cambio di qualche soldo da parte sua; ha truffato me, portando all'assicurazione la falsa testimonianza scritta di un conoscente, secondo la quale la brava persona in questione era stata da me tamponata... Se è una brava persona questa...
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mercoledì 16 maggio 2012
L'immagine del Vaticano
Il Vaticano afferma la sua volontà di difendere anche con mezzi legali l'immagine del Papa - e ci mancherebbe che non fosse così! - e lo fa a proposito di una campagna pubblicitaria di Benetton - questa - che propone, tra gli altri fotomontaggi di personaggi famosi che si baciano, un'immagine del Santo Padre che bacia l'Imam del Cairo. Titolo della campagna: Unhate.
Ora: qui nessuno mette in dubbio il diritto di chicchessia di difendere la propria immagine con mezzi legali, qualora la ritenga in qualche modo diffamata. Non voglio pertanto parlare della scelta della Santa Sede, forse poco incline all'umorismo ma assolutamente legittima - e del resto, probabilmente non si campa duemila anni divenendo la lobby più forte del pianeta facendo troppe concessioni all'umorismo.
Voglio riflettere sul significato del considerarsi diffamati da un fotomontaggio del genere.
Che di fotomontaggio si trattasse, prima di tutto, penso fosse chiaro a tutti: difficile credere il contrario, conoscendo le posizioni personali dell'attuale Sommo Pontefice e quelle tradizionali dell'istituzione che guida - stesso discorso, suppongo, può valere per l'altro signore protagonista del fotomontaggio (sarei felice di sbagliarmi, a questo proposito). Pertanto mi sembra difficile sostenere che qualcuno si sia formato un'immagine erronea e falsamente negativa del Papa sulla base della convinzione che l'immagine non fosse un montaggio - sempre che essere considerato omosessuale possa essere, per un eterosessuale, una deformazione in negativo della propria immagine: cosa che non credo ma di cui suppongo qualcuno sia convinto.
(A proposito: il Santo Padre è eterosessuale? O sarebbe più corretto definirlo asessuale?)
A questo punto devo concludere che difendere l'immagine del Papa consista, per il Vaticano, non tanto nell'affermarne la non omosessualità (il che di per sé meriterebbe un post ben più lungo ed incazzato di questo: omosessuale non è un insulto!), bensì rivendicarne l'estraneità rispetto ad una campagna pubblicitaria che inneggia, per come la vedo io, all'Amore ed alla Tolleranza per qualunque forma di diversità (viste anche le altre immagini della campagna in questione...), onde togliere qualunque dubbio - evidentemente considerato diffamatorio - che la Santa Sede, Santa Romana Chiesa e Sua Santità possano in qualche modo appoggiare tale iniziativa: non sia mai, dopo duemila anni di onorato servizio a sostegno del combattere crudelmente qualunque impostazione diversa dalla propria!
In sostanza, per come la vedo io: un sacco di pubblicità praticamente gratuita per Benetton (dato il ben noto disinteresse per qualunque forma di ricchezza da parte delle istituzioni cattoliche, la Santa Sede non ha magnanimamente chiesto alcun tipo di risarcimento economico), una figura piuttosto discutibile per le gerarchie vaticane, e la conferma della mia idea che qualcuno si prende troppo sul serio e che, davvero, una risata vi seppellirà!
giovedì 10 maggio 2012
Prove ontologiche e teoremi di incompletezza
Pensavo ad Anselmo d'Aosta ed alla sua prova ontologica dell'esistenza di dio, questa mattina Erano passate da poco le sei e tentavo di far riaddormentare mia figlia - tentativo per altro coronato da successo: I like it! - e la prova ontologica s'è insinuata nei miei pensieri. Lo fa spesso, in realtà, da quando ho avuto occasione di leggere una pagina di Facebook che, facendo riferimento, forse per sfottò e forse per errore, ad un tal Sant'Anselmo da Ostia, ne parlava, prendendo in giro l'approccio hai detto "dio" dunque esiste che caratterizza un certo modo di ragionare su certi specifici argomenti (si veda, ad esempio, la querelle tra UAAR e monsignor Nuvoli, di cui ho già parlato qui).
Ricordo, vagamente, la prima volta che ho sentito parlare di Anselmo d'Aosta: ero uno studente di liceo e la sua prova ontologica mi aveva in qualche modo colpito, non fosse altro che per la semplicità del ragionamento. Che per semplicità non si dovesse intendere, in questo caso, eleganza, bensì qualcosa di più vicino alla superficialità, be', mi è stato chiaro in seguito: ed è di questo che vorrei parlare, come se, tanti anni dopo, fosse venuto il momento di ricambiare - colpendo, a mia volta, il modo di procedere della prova ontologica: con grande forza, avrebbe aggiunto Weltroni ai suoi tempi: che poi i tempi di Weltroni sembrino non finire mai, nonostante tutto, be', è cosa che va ben al di là dell'essere in quanto tale, ma è anche, decisamente, un altro discorso.
Il ragionamento di Anselmo, fondamentalmente, è il seguente:
- Dio è, per definizione, qualcosa di cui nulla può essere pensato più grande (nel senso di vicino alla perfezione)
- qualcosa che può essere pensato come esistente è più grande di qualcosa che può essere pensato ma non esiste
- dunque Dio esiste
(applausi).
Ora: mi pare evidente che, se il punto 1, come ogni definizione, non è argomento di dibattito (voglio dire: se non ti piace questa definizione, prendiamone un altra, ma allora si tratta di giocare ad un altro gioco), e che se da 1. e 2. 3. segue in modo non evidentemente illogico, il problema di un ragionamento di questo tipo consiste nell'affermazione "qualcosa che può essere pensato come esistente è più grande di qualcosa che può essere pensato ma non esiste". I problemi sono essenzialmente due:
- stabilisco per ipotesi qualcosa che voglio ottenere per tesi: la tesi poi ovviamente segue, ma vale zero
- stabilisco per ipotesi una scala di valori (di perfezione) assolutamente soggettiva
Ciò che Anselmo fa è dunque prima di tutto
stabilire per ipotesi ciò che vuol dimostrare come tesi: stabilisce cioè
al punto 2. che esistere è più vicino alla perfezione, cioè per il
punto 1. a Dio, che non esistere, il che, in modo totalmente
inaspettato, conduce a concludere che Dio esiste.
L'altro aspetto, che chiamerò del relativismo della prova ontologica, si riferisce al considerare "più vicino alla perfezione" qualcosa che esiste di qualcosa che non esiste. Pensiero legittimo ma non certo indiscutibile - un po' come se io, sulla base di un gusto assolutamente personale, asserissi che essere di colore rosso si allontana dalla perfezione meno dell'essere di colore nero, e ne concludessi che dio non può non essere rosso. Allo stesso modo, per il mio vicino di casa dio potrebbe essere azzurro (perché azzurro è per lui il colore della perfezione), mentre per la vecchietta leghista del piano di sopra senza dubbio la perfezione è verde - e così dio. Dunque per qualcuno dio è fascista, per altri senza dubbio corre in bicicletta o scrive romanzi rosa - cosa quest'ultima che ho qualche difficoltà ad immaginare, ma non nego che mi divertirebbe molto.
La cosa curiosa di tutto questo è che da un argomento sedicente ontologico, relativo cioè all'essere in quanto tale, siamo arrivati ad una sorta di prova ontologica del relativismo - quasi che l'essere, in quanto tale, si prestasse ad infinite relativizzazioni, una per ogni soggetto di pensiero. E quasi che solo la fantasia personale fosse limite alle caratteristiche soggettivamente attribuibili a dio - e subito ontologicamente dimostrabili. Il che non mi sembra nemmeno tanto sconvolgente, facendosi riferimento per definizione ad un argomento sul quale non esistono riscontri oggettivi bensì solo differenti interpretazioni personali e culturali.
Dice: ma Dio, per definizione, è tutto questo, è rosso e nero ed azzurro e verde, a seconda degli occhi con cui lo si guarda. Ha ispirato la Divina Commedia e, sì!, anche qualche romanzo rosa.
Ok, pare che ci siamo giocati il principio del terzo escluso... mi sembra un po' un trucco ma voglio stare al gioco: se veramente dio è tutto ciò che posso attribuire al concetto di perfezione... se veramente dio è tanto ecumenico da accontentare un po' tutti: come la mettiamo con il nazismo, le guerre, le malattie... con tutto il repertorio cioè di fenomeni che da millenni imbarazzano i credenti di tutte le fedi, costringendoli ad improbabili equilibrismi molto teo- e poco -logici?
Non rischiamo di sconfinare nel campo di Gödel, dove completezza e non contraddittorietà hanno la spiacevole abitudine di non presentarsi in coppia?
A questo punto Irene s'è addormentata, riconsegnando il sottoscritto ad un meritato sonno ed Anselmo ad un meritato oblio - e regalandomi, prima di riaddormentarmi, un attimo di atea serenità.
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martedì 1 maggio 2012
Sinonimi e teste coronate
Nessuno salvi la Regina.
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domenica 29 aprile 2012
Natura... contronatura
Ho notizia che i laghetti della Valcamonica ribollono di rane che si accoppiano, mentre le rane single saltano sopra le coppie per disturbarle... o per unirsi al gioco.
Pare che nessuna rana vestita di bianco le metta in guardia circa le fiamme dell'inferno cui il loro comportamento le condanna.
Bisogna riconoscere che, a volte, la Natura mostra di non aver capito niente.
venerdì 27 aprile 2012
Contro natura - Ma per piacere!
Nel nostro Paese, uno degli sport preferiti di politici, opinionisti, religiosi, ultimamente anche di sedicenti giornalisti come Renato Farina, è quello di pontificare circa il fatto che taluni comportamenti sarebbero contro natura - e dunque meritevoli di censura, di inviti all'astensione, eventualmente persino di essere esplicitamente vietati per via legislativa.
Ora: non voglio commentare più di tanto affermazioni secondo le quali "i gay dovrebbero astenersi dal fare sesso perché è contro natura", ché mi pare lo facciano benissimo da sé.
Mi interessa invece dibattere di quale sia il significato - se significato c'è - della locuzione contro natura: giacché, mi pare, l'utilizzo che se ne fa è spesso fuori luogo, quando non logicamente inconsistente.
Che cosa si intende, dunque per contro natura?
Risposta breve (mutuata da qui): mi stai sulle palle. E' contro natura ciò che non corrisponde al sentire di chi parla, ciò che lo irrita, lo spaventa, lo disorienta. Dunque è contro natura tutto ciò che rappresenta una diversità: e definire contro natura un comportamento altrui è, in ultima analisi, un mero esercizio di xenofobia.
Risposta lunga: da un punto di vista letterale, mi sento di dire che nulla è contro natura: poiché andare contro le leggi della natura è per definizione impossibile (ancora, vedi anche qui) e poiché, per una deriva mentale algebrica che tende a pensare in termini di insiemi chiusi rispetto alle operazioni definite sui loro elementi, non posso accettare l'idea che esseri che della natura fanno parte (gli esseri umani, ad esempio: non vorremo eccepire su questo, no?) possano porre in atto comportamenti, compiere scelte o realizzare opere che dalla natura si allontanino.
Da un punto di vista meno formale, mi rendo conto che il termine "naturale" viene generalmente utilizzato in almeno tre diverse accezioni: una, quella di non artefatto, fa riferimento al fatto che, ad esempio, una pianta di pomodoro sia coltivata come crescerebbe senza intervento umano (il che è di per sé è un controsenso, per definizione di coltivare: ma mi pare sia chiaro il punto); un'altra, quella che possiamo definire di comodo od intuitivo, riguarda il fatto che un artefatto umano sia semplice da utilizzare, ergonomico, e non richieda grande sforzo di apprendimento per essere efficace. La terza, quella che interessa in questo post, è quella che in generale mi disturba: l'idea cioè di una sorta di giudizio morale basato, appunto, su una presunta ipotesi di più o meno grande vicinanza alla Natura. In poche parole: è contro natura, dunque (notare l'ineluttabilità di questa implicazione!) meritevole come minimo di reprimenda, tutto quanto configura un discostarsi, per gli esseri umani, dall'istinto animale O dalla volontà di Dio. Non essendo disponibile una versione ufficiale di quest'ultima, ma solo molteplici sedicenti interpretazioni autentiche della stessa, formalmente viziate dall'interesse dello specifico interprete, non varrebbe probabilmente la pena di analizzare questo aspetto: se non fosse che, nella nostra società, è quello più fortemente sostenuto e sfruttato dai paladini della lotta a ciò che è - sarebbe - contro natura: al punto che spesso si finge di confondere i due aspetti, quasi che il comportamento animale altro non fosse che mirabile esempio di realizzazione della divina volontà, al quale l'uomo deve guardare per conformare a quest'ultima il proprio agire.
Se non che: due donne che girano mano nella mano, due uomini che si baciano, sarebbero contro natura, ma tra gli animali l'omosessualità esiste, mentre sommamente innaturale (nel senso dell'istinto atavico) risulta essere una scelta di castità e celibato, cavalcata e pretesa invece da alcuni tra i più forti "difensori" della naturalità. Le società umane sono in larga maggioranza basate sulla monogamia, che nessuno si sognerebbe di definire innaturale (benché una minoranza non irrilevante di esseri umani pratichi la poligamia), ma tra gli animali la moda (in senso statistico) è rappresentata da società poligame... E questi sono esempi di incoerenza relativa all'utilizzo del mondo animale come sistema di riferimento di presunta naturalità: quando fa comodo, dimenticandosene se si parla - ad esempio - di celibato (né risulta, più in generale, che i leoni costruiscano templi o le libellule conducano guerre di religione).
C'è poi l'altra grande questione, quella che mi piace definire "del confine": ammesso e non concesso che esista una distinzione tra cose / comportamenti / abitudini / posizioni naturali e contro natura, qual è il confine e - soprattutto - chi lo definisce? Chi lo definisca è chiaro: lo definiscono i paladini della lotta a ciò che è contro natura: si tratti di politici o di testi sacri, cambia poco. D'altro canto, se sono disposto ad accettare che esista un confine, posso accettare anche che il suo posizionamento sia arbitrariamente nella disponibilità di qualcun altro. Più problematica è la questione della coerenza logica tra diverse scelte riguardanti comportamenti quotidiani che concernono ambiti potenzialmente di confine: coerenza che in genere viene sacrificata a molto pragmatiche questioni di utilità personale, per cui la tecnologia degli OGM è contro natura ma non lo è quella degli interventi chirurgici, il parto naturale aborrisce l'analgesia ma nel corso della gravidanza si sprecano esami del sangue ed ecografie, secondo il consolidato modello naturale di delfini e scimpanzé; ed ancora, contro natura la fecondazione assistita o l'eutanasia e sommamente naturali l'accanimento terapeutico ed il fornire cibo ad un corpo senza vita - esattamente come nei costumi di piccioni e cervi.
Di tutto questo, alla fine, mi fa sorridere come a dare patenti di naturalità siano, spesso, persone od organizzazioni che relativamente agli argomenti di cui pontificano hanno promosso ed abbracciato posizioni decisamente lontane da qualunque esempio in Natura (basti pensare a come dell'altrui sessualità vogliano disporre, da millenni, organizzazioni che la vietano ai proprio membri - ma in questo caso, a ben vedere, non serve un Nobel in psicologia per dare una spiegazione).
E sono portato a concludere che, alla fin fine, dietro alla locuzione contro natura si celi, spesso in modo piuttosto goffo e ridicolo, l'arbitrio di pensare, di qualcuno o qualcosa, "mi stai sulle palle": legittimo, ovviamente, ma disonesto nel momento in cui tenta di farsi passare non per l'arbitrio che è, bensì per una qualche pretesa legge naturale, o divina, e di imporsi anche su coloro che, altrettanto arbitrariamente, la vedono in un altro modo.
Xenofobia, in ultima analisi, con l'aggravante - non da poco - della pretesa di assolutismo.
martedì 10 aprile 2012
Sushi, anzi no
Lasciata alle spalle l'annuale messa in scena della mitologia pasquale - per altro fortemente "ispirata" alle equivalenti mitologie latine e greche del ritorno dagli inferi, così come alle ancor precedenti mitologie egizie - e concluso il consueto, faticoso ritornello di "il venerdì santo si fa digiuno!", "è un giorno come un altro, oggi mangio kebab", "così gli dai un'importanza che per te non ha", "tanti auguri di buona Pasqua", "auguri a voi più che altro, per me è un giorno qualsiasi", vorrei assegnare il premio di miglior frase relativa alla Pasqua alle parole di Riccardo che, a proposito della propria scelta gastronomica per il suddetto "giorno di digiuno", ha affermato: "oggi mangio sushi... ma se qualcuno me lo chiede ho mangiato carne!"
lunedì 16 gennaio 2012
Filosofando - A stomaco vuoto
La cosa più difficile, nello stendere questo post, è consistita nella scelta del titolo: sarebbe potuto essere qualcosa come "Da Guccini a Deleuze, passando da Gödel ed invadendo la Polonia", o qualcosa di meno altisonante e decisamente più da flame, come "Cristianesimo e nazismo: lo stesso tipo di fenomeno?". Ancora, "Assiomi e postulati: una teoria della conoscenza": decisamente "un po'" esagerato; oppure "Nietzsche, Hawking e l'Uomo nell'Universo - neonato", con un sottile doppio senso tra il titolo di un libro di Hawking ed il ruolo dell'Uomo, appunto, nell'Universo. Alla fine, ho optato per qualcosa di più generico - diversamente, a far bene, avrei dovuto riassumere nel titolo del post gli ultimi duemila anni di storia del pensiero filosofico e religioso.
Non è stato invece per nulla difficile concepire il contenuto vero e proprio del post - come sempre succede quando si parla di argomenti interessanti con persone intelligenti e profonde. Si tratta infatti del log di una chat tra me e
Cattivo Maestro
- o sedicente tale - che ringrazio per la gentile concessione: diversamente da altri, non ho infatti l'abitudine di utilizzare il contenuto di una chat senza il consenso di chi vi ha preso parte.
amicofragile: Conosci la canzone di Guccini Libera Nos Domine?
amicofragile: anzi, meglio: sul mio blog ;-)
Cattivo Maestro: bella!
amicofragile: già
Cattivo Maestro: devo averla anche già sentita
amicofragile: non avevo ancora letto l'ultima strofa, quando l'ho ri-postata
amicofragile: ma
amicofragile: devo dire
amicofragile: che
amicofragile: cazzo, come sono d'accordo!
amicofragile: voglio dire: non solo nel merito
amicofragile: anche nella forma: sono convinto che se esiste un qualche dio vagamente simile a quello delle religioni monoteiste, che per sensibilità mia personale sento come le più lontane da me e dalla mia idea dell'universo, be'... sono convinto, dicevo, che non nutre simpatia per preti, religioni, bigottismi e sacre scritture
amicofragile: sempre per citare Guccini (che evidentemente "sente", su questo, un po' come me)
amicofragile: venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un'altra vita... se c'è come voi dite un dio nell'infinito, guardatevi nel cuore: l'avete già tradito
Cattivo Maestro: fammi fare l'avvocato di dio
Cattivo Maestro: ci sono preti buoni
Cattivo Maestro: e ci sono atei cattivi
amicofragile: sì sì, ne sono convinto
amicofragile: ma ci sono religioni / organizzazioni religiose buone?
Cattivo Maestro: chi può dirlo...
Cattivo Maestro: il buddismo?
amicofragile: c'è chi dice che non si tratti di religione
amicofragile: e quanto all'organizzazione retrostante, non ne so quasi nulla
Cattivo Maestro: cosa significa religione?
amicofragile: exactly
Cattivo Maestro: vediamo che dice la wiki
amicofragile: :D :D :D
Cattivo Maestro: la fede nella scienza è una religione?
amicofragile: non saprei, sai
amicofragile: torniamo al solito discorso della differenza tra assiomi e postulati
amicofragile: relativismo per i postulati ma non per gli assiomi
amicofragile: dunque
amicofragile: il principio è il dubbio, molto cartesianamente, la logica, la ragione
amicofragile: quindi per la scienza non si tratta di fede, perché non è acritica
amicofragile: (anche qui: ho discusso di recente con Ivano, sull'argomento... perché per me il "credente al 100%" è colui che crede al 100% ed in modo acritico in ciò che la sua religione di riferimento dice: senza spazio per la ragione)
amicofragile: (chiaramente è un modello ideale che, per fortuna, viene istanziato di rado)
Cattivo Maestro: bhe ma il razionalista è un credente al 100% nella ragione
Cattivo Maestro: cioè nella logica
amicofragile: sì, ma io trovo che sia una cosa diversa
amicofragile: è una fede di forma (assioma), non di merito (postulato)
amicofragile: cioè
amicofragile: è una fede nelle REGOLE che il ragionamento deve avere (coerenza logica, ...), non nel merito delle proposizioni valide o meno
amicofragile: vere, false, dimostrabili, indimostrabili... vere e non dimostrabili, Hilbert ringrazia Gödel, o quello che pare a te
amicofragile: (povero Hilbert: una vita a cercare di ristrutturare la matematica per basarla sulla logica, a riordinare la storia passata e pianificare quella futura della matematica nel senso della completezza, e poi il primo Gödel che passa gli distrugge la vecchiaia... mi ha sempre fatto un po' tenerezza...)
Cattivo Maestro: ahhahah
Cattivo Maestro: sono gli imprevisti del mestiere
Cattivo Maestro: :)
Cattivo Maestro: cmq ciò che dici è vero
amicofragile: sì, ma cazzo, devi essere sfigato forte perché ti capiti un imprevisto COME QUESTO!
Cattivo Maestro: però, spostando il tiro
amicofragile: sì
Cattivo Maestro: è altrettanto vero che non è un sistema completo quello logico
Cattivo Maestro: può parlare solo di ciò di cui può parlare
Cattivo Maestro: non soddisfa tutto
Cattivo Maestro: non trascende
amicofragile: e di ciò di cui non si può parlare è meglio tacere, ti ricordo
amicofragile: il che spazzerebbe via migliaia di anni di religioni e compagnia "bella"
amicofragile: parlavo cmq della questione "relativismo sui postulati ma non sugli assiomi" con un'amica
amicofragile: filosofa
amicofragile: filosofa nel senso della facoltà universitaria
amicofragile: la quale mi ha fatto notare che
Cattivo Maestro: - mi chiedo se sia meglio la fede in cristo o la fede in hitler -
amicofragile: posso definirmi relativista anche se non lo sono sugli assiomi
amicofragile: semplicemente perché i filosofi definiscono sempre le cose come fa loro comodo, funzionalmente a ciò di cui stanno parlando :D [un ringraziamento a Beatrice per questo contributo, ndr]
amicofragile: "meglio" da che punto di vista?
amicofragile: dal punto di vista della forma, dell'adesione cioè acritica ad un set di valori / comportamenti elaborato da altri
amicofragile: non penso di vedere differenze
amicofragile: nel merito, torniamo al discorso del relativismo dei postulati: io personalmente trovo che sia meglio la fede in Cristo
amicofragile: l'opinione opposta formalmente è legittima
amicofragile: fortunatamente è assai di nicchia
amicofragile: la prima volta che ho sentito il termine "relativismo"
amicofragile: ero al liceo, penso in terza
amicofragile: od in quarta
amicofragile: (poi ho cambiato insegnante di italiano, per cui...)
amicofragile: e si trattava di un "appunto" ad un mio tema in classe
amicofragile: in cui sostenevo qualcosa di simile
amicofragile: a proposito dei seguaci di un sedicente "santone" giapponese
amicofragile: che avevano organizzato attentati col gas nella metro di Tokyo
amicofragile: l'appunto diceva
amicofragile: "attento al relativismo gnoseologico"
amicofragile: il mio insegnante, oltre che in lettere, era laureato in filosofia ed in teologia
Cattivo Maestro: andiamo per punti...
Cattivo Maestro: * meglio da un punto di vista etico
Cattivo Maestro: meglio, quando non è definita una relazione d'ordine, è un termine che possiamo accettare per convenzione comune, se ci poiniamo al di fuori del "campo" relativista
amicofragile: perfetto
Cattivo Maestro: (a tal proposito, mi sono definito relativista per anni, ora non saprei come definirmi)
amicofragile: etico o morale? :P
Cattivo Maestro: etico
amicofragile: (io ho letto il libricino di Montaigne... è interessante, in proposito...)
amicofragile: qual è esattamente la differenza?
amicofragile: :D
amicofragile: qualcuno dice che
amicofragile: "un uomo etico sa che non dovrebbe tradire la moglie, un uomo morale non la tradisce"
amicofragile: etica sarebbe la filosofia della morale?
Cattivo Maestro: credo che "morale" sia un concetto intimo e individuale
amicofragile: sì, lo penso anche io
Cattivo Maestro: etico credo sia una questione quasi più...sociale
amicofragile: chiarissimo
amicofragile: dunque la morale vale di più... e di meno, al tempo stesso
Cattivo Maestro: a me interessa di più
Cattivo Maestro: l'etica
amicofragile: (c'è questo paradosso nel modo di pensare relativista, per cui dire che tutto dipende dalle opinioni fa valere meno le opinioni... ma anche di più :D)
amicofragile: cmq
Cattivo Maestro: non credo che il nazismo sia solo l'adesione incondizionata ad un set di regole
Cattivo Maestro: credo abbia a che fare con l'alienazione in qualcosa di più grande da parte dell'individuo
Cattivo Maestro: mossa però, e qui la differenza col cristianesimo, da nichilismo e desiderio di potenza
Cattivo Maestro: di sopraffazione
Cattivo Maestro: detto questo
Cattivo Maestro: se l'uomo non avesse modi di agire, vivere e pensare, irrazionali
amicofragile: sì
Cattivo Maestro: ogni scelta sarebbe già potenzialmente decisa
amicofragile: (fin qui concordo)
Cattivo Maestro: dall'unico modo di agire e pensare che è quello della logica
amicofragile: oh, questo scoperchia un calderone sul quale si potrebbe discutere per millenni
Cattivo Maestro: ogni cosa di cui stiamo parlando scoperchia calderoni
amicofragile: ne parla in modo interessante Stephen Hawking in "Buchi neri e universi neonati"
amicofragile: :D
amicofragile: (è questo il bello, no?)
Cattivo Maestro: sì
amicofragile: parla di come il libero arbitrio si può in qualche modo ritenere compatibile con una sorta di "meccanicismo"
amicofragile: e sottolinea come un possibile motivo di compatibilità possa essere semplicemente l'enorme numero di variabili a disposizione
amicofragile: ovvero
amicofragile: tutto potrebbe essere già scritto
amicofragile: ma non siamo in grado di calcolarlo, quindi tanto vale comportarsi come se "libero arbitrio" e "responsabilità personale" avessero un qualche significato
amicofragile: (tra l'altro socialmente è fondamentale utilizzare QUESTA chiave di lettura della realtà e delle azioni umane, e non quella meccanicista, che è buona per la scienza ma non per regolare la convivenza civile)
Cattivo Maestro: finisco il discorso, e poi ritorno su quel che dici
amicofragile: ;)
Cattivo Maestro: linkandoti uno dei primi post che scrissi
Cattivo Maestro: che parla proprio su quel che dici
Cattivo Maestro: dicevo..
Cattivo Maestro: che se al contrario l'istinto di alienazione verso qualcosa di superiore fosse connaturato alla specie umana (il che giustificherebbe l'esistenza delle religioni)
Cattivo Maestro: se anzichè credere in Dio, in un Bene e in un Male
Cattivo Maestro: si credesse in un insieme di Valori condiviso
Cattivo Maestro: mosso dagli aspetti che vuoi...
Cattivo Maestro: ad esempio dal desiderio di potenza, di sopraffazione
amicofragile: sì
Cattivo Maestro: (il che è spontaneo in un contesto di competizione)
Cattivo Maestro: credi che sarebbe...preferibile?
Cattivo Maestro: intendo dire
Cattivo Maestro: il problema dei credenti
Cattivo Maestro: qual è?
Cattivo Maestro: che fanno ragionamenti assurdi?
Cattivo Maestro: che credono in qualcosa che non esiste?
Cattivo Maestro: o che limitano la tua libertà?
Cattivo Maestro: - qui il link: -
amicofragile: allora
amicofragile: "ragionamenti assurdi" dipende dalla definizione di "ragionamenti" che dai: potrei anche eccepire che non esistono ragionamenti assurdi :)
amicofragile: cmq
amicofragile: che credano in qualcosa che non esiste non è un problema
amicofragile: l'unico problema sono le limitazioni alla libertà di chi non crede che talvolta vengono poste in atto da chi crede
amicofragile: diciamo che
Cattivo Maestro: - che hanno delle regole di ragionamento...discutibili -
amicofragile: ogni volta che una legge di uno Stato, applicata dunque a tutti, viene ritagliata sui precetti di una specifica confessione religiosa, per me c'è un problema
amicofragile: no no, volevo fare il rompino: un ragionamento, in quanto tale - ontologicamente? - non può essere che razionale, dunque non discutibile :P
Cattivo Maestro: questo è un assioma
Cattivo Maestro: perchè la logica ha deciso assiomaticamente che gli unici ragionamenti corretti sono quelli con-formi al suo sistema di regole
Cattivo Maestro: e poi hai detto la parola magica
Cattivo Maestro: perchè anche uno stato laico ritaglia precetti secondo confessioni laiche
Cattivo Maestro: il Re è una proiezione di Dio, anche se il Re esiste, Dio no
Cattivo Maestro: Napolitano è Dio, simbolicamente
Cattivo Maestro: tu mi risponderai kantianamente che ai fini della convinvenza civile sei disposto a privarti di libertà in nome di precetti laici e razionali
amicofragile: kantianamento lo dici a qualcun altro!
Cattivo Maestro: io ti rispondo anarchicamente e marxianamente che nell'analisi sociale antepongo l'individuo in se stesso e la classe cui appartiene rispetto alle altre classi, al rapporto tra "cittadini"
Cattivo Maestro: per questo, detto fuori dai denti, anche se poi saranno come minimo "eterodiretti" dai soliti "deviati", che poi deviati non sono, giustifico gli attentati ad equitalia, per dirne una
amicofragile: ;)
amicofragile: sei il solito grillino!
Cattivo Maestro: provocatore!
amicofragile: :P
amicofragile: il passo di Nietzsche è molto bello
amicofragile: (anche se, un po' come Wagner, mi fa venir voglia di invadere la Polonia :D)
Cattivo Maestro: Nietzsche fu uno dei filosofi di riferimento per i nazi
amicofragile: sì, ma spesso si parla anche del fatto che questo "riferimento" fu un po' una distorsione del suo pensiero...
Cattivo Maestro: bhe sì...
Cattivo Maestro: infiniti autori comunque si sono rincorsi nell'interpretazione di Nietzsche
amicofragile: ho letto "L'uomo che non credeva in dio", di Scalfari
amicofragile: parla anche di questo, mi pare
Cattivo Maestro: comunque ci sono dei punti che, letteralmente, ricordano i nazi
amicofragile: parla in generale della formazione del suo pensiero attraverso l'incontro con scrittori, filosofi e con le loro opere
Cattivo Maestro: cioè, ci hanno ricamato ma fino a un certo punto
amicofragile: ok
amicofragile: il passo che hai citato tu però è molto vicino a quello che "sento" io, per certi versi
Cattivo Maestro: sì
Cattivo Maestro: io lo pensavo
Cattivo Maestro: adesso non so a cosa penso
Cattivo Maestro: però ho superato le posizioni...strutturaliste
Cattivo Maestro: almeno filosoficamente
Cattivo Maestro: grazie a Deleuze
amicofragile: pensi al pensiero, e questo è molto vicino al limite dell'incompletezza :P
Cattivo Maestro: (l'antiedipo!!)
amicofragile: spiegami ;)
Cattivo Maestro: ehmm
Cattivo Maestro: mica facile in una chat
Cattivo Maestro: asp che vedo se avevo trascritto qualcosa
Cattivo Maestro: insomma
Cattivo Maestro: il punto fondamentale è che
Cattivo Maestro: secondo gli strutturalisti
Cattivo Maestro: ogni individuo ha una posizione in una struttura simbolica
Cattivo Maestro: e agisce impersonalmente secondo gli istinti dell'es
Cattivo Maestro: che sono poi determinati dalle situazioni in cui è cresciuto
Cattivo Maestro: famiglia (rapporti primari) e società (secondari)
amicofragile: ok
Cattivo Maestro: l'es, ovvero l'inconscio
Cattivo Maestro: Deleuze dice
Cattivo Maestro: che l'inconscio bisogna produrselo
Cattivo Maestro: Noi invece diciamo: non avete inconscio, non l'avete mai avuto, non esiste un "es" al posto del quale l'"io" deve subentrare. Bisogna capovolgere la formula di Freud. L'inconscio dovete produrlo voi, producetelo o resterete attaccati ai vostri sintomi, al vostro io e al vostro psicoanalista. Ognuno di noi lavora e fabbrica con il pezzetto di placenta che ha sottratto, e che continua a essergli contemporaneo in quanto ambiente di sperimentazione, non in funzione dell'uovo, dei genitori, delle interpretazioni e regressioni a cui siamo collegati.
Cattivo Maestro: ***
Cattivo Maestro: L'inconscio è una sostanza da fabbricare, da situare, da far scorrere, uno spazio sociale e politico da conquistare. Una rivoluzione è una formidabile produzione di inconscio, non ce ne sono tante altre, e non ha niente a che fare con un lapsus o un atto mancato.
Cattivo Maestro: ***
Cattivo Maestro: L'inconscio non è un soggetto che produrrebbe dei virgulti nella coscienza, è un oggetto di produzione, è lui a dover essere prodotto, a condizione che non lo si ostacoli. O, meglio, non c'è un soggetto del desiderio così come non c'è un oggetto. Solamente i flussi sono l'oggettività del desiderio stesso. Di desiderio non ce n'è mai abbastanza. Il desiderio è il sistema dei segni a-significanti a partire dai quali si producono dei flussi di inconscio in un campo storico sociale.
amicofragile: notevole
Cattivo Maestro: non ti so dire se la produzione di inconscio sia un'illusione con la quale è comodo vivere o sia la realtà
Cattivo Maestro: però mi piace adottarla come filosofia di vita
Cattivo Maestro: (e qui sfioriamo ancora una volta il tema della religione)
amicofragile: ;)
amicofragile: direi che ce n'è a sufficienza per andare a prendere qualcosa da mettere sotto i denti ;)
Cattivo Maestro: già
Cattivo Maestro: buon appetito
amicofragile: anche a te!!!
mercoledì 11 gennaio 2012
Strumentalizzare
Strumentallizzare: v. tr: Sfruttare in modo subdolo qlcu. o qlco. come strumento per i propri fini. Utilizzare qualcuno o qualcosa come uno strumento, per raggiungere i propri scopi. Sinonimi: servirsi, sfruttare, usare.
Impazza in questi giorni, sulla blogosfera cattolica, sui social network e nelle catene di spam, questa storia, la storia di una donna incinta che, scoperto di essere ammalata di tumore, rifiuta le cure per non rischiare di danneggiare il nascituro - e muore pochi giorni dopo averlo dato alla luce.
Nulla da dire sulla triste storia, che suppongo vera e non è certo unica nel suo genere - né nuova nelle notizie che girano sul web. E tanto di cappello di fronte alla forza d'animo di una scelta che definire coraggiosa ed altruista mi sembra riduttivo.
Ma non posso non pensare alla parola strumentalizzare, ed al suo sgradevole e ben poco cristiano significato, quando prendo atto che una vicenda triste viene utilizzata per l'ennesimo attacco contro chi la pensa diversamente. Come se credere nella libertà di scelta e di autodeterminazione equivalesse a scegliere, sempre l'aborto o l'eutanasia; come se la scelta della ragazza di cui sopra non valesse proprio perché è stata una scelta, personale e libera, piuttosto che un'imposizione. La cosa che la sedicente cultura pro life finge di non capire è che c'è differenza tra voler garantire la libertà di scelta e di opinione e condividere una scelta od un'opinione: personalmente non sono molto incline a condividere la scelta della ragazza che muore per dare alla luce un figlio, come non sono molto incline a condividere la scelta di chi considera l'interruzione volontaria di gravidanza come una sorta di sistema anticoncezionale - e tuttavia, per citare Voltaire: Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo. Esemplare, in questo senso, la frase "con la mente si votano leggi di morte e si condividono opinioni e mass media ferocemente abortisti; e con il cuore ci si commuove davanti al sacrificio estremo di una giovane mamma. Incredibile", come se garantire tramite una legge ("di morte", ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere) la possibilità di autodeterminarsi, anche in modo difforme dalle proprie convinzioni morali e dalla propria emotività, fosse inconcepibile. Ma forse per certa gente l'unico diritto concepibile di autodeterminarsi ha a che fare col dare la vita per un feto - altro notevole esempio, quest'ultimo, di strumentalizzazione, se ripenso agli adesivi della campagna per il non-voto al referendum sulla procreazione assistita di tanti anni fa, adesivi che tutt'ora fanno "bella" mostra di sè in ogni bagno pubblico che si rispetti e sui quali campeggia l'immagine di un feto - che senza dubbio ha scelto di far propaganda - sotto la scritta "Io non voto".
Posso dire che mi fa schifo, questo modo di utilizzare le persone, meglio se morte o non ancora nate? Posso dire che mi fa schifo un certo modo di ragionare, per cui personali convinzioni etico-religiose dovrebbero assurgere a leggi dello Stato, valide per tutti? E tuttavia sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo.
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