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sabato 7 novembre 2015

lunedì 26 ottobre 2015

E forse io solo so ancora che visse

In memoria è una poesia delle molte di Giuseppe Ungaretti che ho amato da ragazzino: non per averla studiata a scuola, in questo caso, bensì per la semplice, ovvia constatazione che vi è, in essa, tutto ciò che può piacere ad un ragazzino - ermeticamente triste, ermeticamente profonda, ermeticamente vera.
Poi ogni tanto capita - con un po' di disattenzione si potrebbe quasi arrivare a dire: in dono - una di quelle serate in cui, per motivi che ovviamente nulla hanno a che fare con quelli di allora, l'umore è un po' quello di vent'anni fa: ed ecco che, nel buio di un istante in cui è notte e davvero la vita può sembrare una corolla di tenebre, questa poesia riaffiora, puntuale come il sapore dei crauti la sera del 26 dicembre, da qualche angolo non abbastanza sepolto della mente.
Eccola qua, fresca e secca ed asciutta come il ragazzino che ero allora, come allora incredibilmente bella; semplicemente giusta, come vent'anni, e quasi cento, fa.

IN MEMORIA.
Locvizza il 30 settembre 1916.

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

giovedì 24 gennaio 2013

Sul comodino

Primo post di questo 2013, per ora pieno di parole pensate e vuoto di parole scritte - alla faccia della mia consueta diarrea verbale di canettiana memoria.
Di parole scritte qui, se non altro.
Molto pieno anche di parole lette, invece - da cui la breve lista di "libri sul comodino", attualmente in lettura, che segue e dà il titolo al post:


venerdì 21 dicembre 2012

Non siamo calzini ma persone

– E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
– Già.
– Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola lì la schifezza.
– Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
– No. Ma sta' attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. È solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante. 

[A. Baricco, "Castelli di rabbia"]

venerdì 14 dicembre 2012

Il senso della vita

A me risulta che la ricerca del senso è una sorta di partita a scacchi, molto dura e solitaria, e che non la si vince alzandosi dalla scacchiera e andando di là a preparare il pranzo per tutti. È ovvio che occuparsi degli altri fa bene, ed è un gesto così dannatamente giusto, e anche inevitabile, necessario: ma non mi è mai venuto da pensare che potesse c'entrare davvero con il senso della vita. Temo che il senso della vita sia estorcere la felicità a se stessi, tutto il resto è una forma di lusso dell'animo, o di miseria, dipende dai casi. Peraltro, è anche possibile che mi sbagli. È giusto un pensiero istintivo - un certo modo di vedere il mondo.

venerdì 10 agosto 2012

In valigia

  • "97 Things Every Programmer Should Know - Collective Wisdom from the Experts", Kevlin Henney
  • "Non è un paese per vecchi", Cormac McCarthy
  • "Tre volte all'alba", Alessandro Baricco

giovedì 7 giugno 2012

Lingue e relazioni non funzionali

"Che cos'è il tempo? Se non me lo chiedi lo so; ma se invece mi chiedi che cosa sia il tempo, non so rispondere", scriveva Agostino di Ippona, il mezzo integralista religioso e guerrafondaio che gli amici cattolici, di conseguenza, definiscono "santo" ed annoverano tra i "padri della Chiesa".
Stephen Hawking suggerisce l'idea che il tempo sia fondamentalmente un modello matematico utile, tra le altre cose, per misurare la durata di una partita di calcio e per studiare l'Universo nel quale viviamo (ok, quella della partita di calcio è mia). E che dunque nulla vieti di concepire un modello matematico diverso, ad esempio quel tempo immaginario che ben si presta a descrivere un Universo senza inizio e senza fine - chiaramente questo potrebbe configurare un problema per una partita di calcio, ma se parliamo di cosmologia l'idea che non sia indispensabile pensare ad un inizio rimuove la necessità di inventarsi un creatore e spazza via migliaia di anni di integralismi religiosi (ivi compresi, a ben vedere, quelli da cui s'è partiti: questo post dunque potrebbe scomparire da un momento all'altro, per suo stesso effetto).
Il colonnello Bernacca, dal canto suo, potrebbe affermare che il tempo previsto per domani è piuttosto variabile, forse pioverà forse no, in ogni caso meglio uscire con l'ombrello.

Ma che cosa è, il tempo?
Personalmente sono sempre stato disturbato dall'idea che la relazione significante - significato, in italiano, non sia funzionale: che cioè, ad esempio, la parola "tempo" significhi tanto "tempo cronologico" (time, Zeit) quanto tempo meteorologico (whether, Wetter). Questa caratteristica, comune certo ad altre lingue, costituisce in realtà l'essenza di molti giochi di parole: ed è pertanto una caratteristica interessante e stimolante di una lingua, per quanto la mia indole da algebrista in teoria non la apprezzi.
Molto più sgradevole e problematico, in effetti, è il fatto che non sia funzionale  la relazione grafema - fonema, fatto poco comune in italiano, lingua nella quale, piuttosto tautologicamente, amiamo dire che "le cose si pronunciano come si scrivono", ma comunissimo nella lingua di Sua Maestà Britannica Elisabetta Seconda: chi di noi non s'è mai scontrato con il fatto che parole "scritte allo stesso modo" si pronunciano, in inglese, in modo diverso?
Caratteristica interessante, invece, di molte lingue - voglio pensare di tutte - è che la relazione significante - significato non è iniettiva: in sostanza, esistono gruppi di sinonimi, parole diverse che hanno lo stesso significato, se non altro dal punto di vista denotativo - ché quello connotativo, la sfumatura che si vuol dare al discorso effettuando una certa scelta lessicale piuttosto che un'altra, è senza dubbio una complicazione ulteriore.
E' interessante, dicevo, perché è quella che fa la differenza tra un vocabolario ricco ed un vocabolario povero, tra l'utilizzare sempre le stesse parole (e se le cento usate sono in fondo sempre quelle non è importante poi comunicare, canta Guccini) ed il mostrare di conoscere ed apprezzare la varietà che la propria lingua offre, tra chi non sapendo se si scriva "legenda" o "leggenda" utilizza come criterio di scelta il numero di risultati restituiti da google - e finisce per corredare un grafico di una leggenda - e chi minge quando gli scappa da pisciare.

Mi viene da concludere che, forse, più che stuprare i propri neuroni con favolose ipotesi circa l'inizio del tempo ed il suo eventuale e fantomatico artefice, varrebbe la pena di riflettere un po' di più sulle - infinite? - possibilità che una conoscenza approfondita della propria lingua offre, tanto in termini di comunicazione (perché, a volte, l'importante è comunicare - non me ne voglia Guccini) quanto dal punto di vista degli stimoli al ragionamento ed alla riflessione che essa può suggerire.
Diversamente, si rischia di finire per credere alle leggende e pisciare sulle legende, anziché fornire legende e mingere sulle leggende.

giovedì 24 maggio 2012

D'accordo

Di recente, mio papà ha regalato un libro a mia mamma. Poi s'è messo a leggerlo. Negli stessi giorni, mia mamma ha regalato un libro a mio papà. Dualmente, com'era giusto che fosse e senza che tale scelta fosse frutto di una qualche ripicca, bensì solo di un andare d'accordo che dura da - quasi - trentacinque anni, l'ha letto lei...

domenica 29 aprile 2012

'ndore te pittule

giovedì 1 marzo 2012

Inferno e Paradiso

Premesso che, per come la vedo io, l'unico Inferno e l'unico Paradiso sono quelli di Dante - mi piace tuttavia molto l'idea che De Andrè rappresenta nella sua "Preghiera in gennaio", scritta a quanto ne so in occasione della morte, da suicida, di Luigi Tenco:

Dio di misericordia, il tuo bel paradiso
l’hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso,
per quelli che han vissuto con la coscienza pura:
l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.

venerdì 27 gennaio 2012

Sfigati (ed un elogio del relativismo)

Parla di sfigati, quel figo della Madonna del viceministro Michele Martone: sfigati gli studenti universitari fuoricorso ventottenni - ma questo mi interessa poco, ché a questo post interessa l'aspetto formale, e non il merito: troppo facile obbiettare che non si può far di ogni erba un fascio, che ci sono i figli di papà senza un cazzo di voglia di studiare così come persone che non hanno la possibilità di fare gli studenti a tempo pieno.

Più o meno ognuno ha le sue categorie (termine orrendo, quasi al livello di naturale: ma questo è un post che verrà) di sfigati, basate su diversi modi di vedere la vita (io stesso tendo a pensare come sfigati tutti coloro che passano la vita in ufficio, dalle sette e mezza di mattina alle otto di sera, e si sentono in dovere di rampognare altri per una pausa pranzo troppo lunga) o, più frequentemente, su classificazioni sommarie e nobili come l'origine geografica,  la fede calcistica, l'appartenenza religiosa. E dunque sfigati i Veronesi ed i Bergamaschi, sfigati i cattolici, sommamente sfigati gli juventini, i tifosi di Ivan Basso - per me bresciano, ateo, interista, simpatizzante di Gilberto Simoni. O ancora: sfigati gli abitanti del quartiere vicino, gli studenti dell'altra scuola media, le saponette del Classico - decisamente fuori classifica, e meritevoli del classico velo pietoso, gli Ingegneri Gestionali: ché a nessuno dovrebbe essere consentito di sparare sulla Croce Rossa.

Ognuno ha le sue categorie di sfigati, perché - scriveva Primo Levi - "ognuno è ebreo di qualcun altro" - e nulla è più da sfigati della diversità.

A me tutto questo ha ricordato un po' Baricco, ed il personaggio di Gould, il ragazzino geniale di City: "La genialità stava nell’aver trovato qualcuno la cui vita era una tragedia non perché era sfigato ma, al contrario, perché era un figo della madonna".

Così, tanto per non dimenticare che l'essere fighi, o sfigati (che tutti sanno cosa significa ma nessuno lo saprebbe definire), è un po' come la bellezza: sta, prima di tutto e sempre, negli occhi di chi guarda.

lunedì 16 gennaio 2012

Filosofando - A stomaco vuoto

La cosa più difficile, nello stendere questo post, è consistita nella scelta del titolo: sarebbe potuto essere qualcosa come "Da Guccini a Deleuze, passando da Gödel ed invadendo la Polonia", o qualcosa di meno altisonante e decisamente più da flame, come "Cristianesimo e nazismo: lo stesso tipo di fenomeno?". Ancora, "Assiomi e postulati: una teoria della conoscenza": decisamente "un po'" esagerato; oppure "Nietzsche, Hawking e l'Uomo nell'Universo - neonato", con un sottile doppio senso tra il titolo di un libro di Hawking ed il ruolo dell'Uomo, appunto, nell'Universo. Alla fine, ho optato per qualcosa di più generico - diversamente, a far bene, avrei dovuto riassumere nel titolo del post gli ultimi duemila anni di storia del pensiero filosofico e religioso.

Non è stato invece per nulla difficile concepire il contenuto vero e proprio del post - come sempre succede quando si parla di argomenti interessanti con persone intelligenti e profonde. Si tratta infatti del log di una chat tra me e Cattivo Maestro - o sedicente tale - che ringrazio per la gentile concessione: diversamente da altri, non ho infatti l'abitudine di utilizzare il contenuto di una chat senza il consenso di chi vi ha preso parte.


amicofragile: Conosci la canzone di Guccini Libera Nos Domine?

amicofragile: anzi, meglio: sul mio blog ;-)

Cattivo Maestro: bella!

amicofragile: già

Cattivo Maestro: devo averla anche già sentita

amicofragile: non avevo ancora letto l'ultima strofa, quando l'ho ri-postata

amicofragile: ma

amicofragile: devo dire

amicofragile: che

amicofragile: cazzo, come sono d'accordo!

amicofragile: voglio dire: non solo nel merito

amicofragile: anche nella forma: sono convinto che se esiste un qualche dio vagamente simile a quello delle religioni monoteiste, che per sensibilità mia personale sento come le più lontane da me e dalla mia idea dell'universo, be'... sono convinto, dicevo, che non nutre simpatia per preti, religioni, bigottismi e sacre scritture

amicofragile: sempre per citare Guccini (che evidentemente "sente", su questo, un po' come me)

amicofragile: venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un'altra vita... se c'è come voi dite un dio nell'infinito, guardatevi nel cuore: l'avete già tradito

Cattivo Maestro: fammi fare l'avvocato di dio

Cattivo Maestro: ci sono preti buoni

Cattivo Maestro: e ci sono atei cattivi

amicofragile: sì sì, ne sono convinto

amicofragile: ma ci sono religioni / organizzazioni religiose buone?

Cattivo Maestro: chi può dirlo...

Cattivo Maestro: il buddismo?

amicofragile: c'è chi dice che non si tratti di religione

amicofragile: e quanto all'organizzazione retrostante, non ne so quasi nulla

Cattivo Maestro: cosa significa religione?

amicofragile: exactly

Cattivo Maestro: vediamo che dice la wiki

amicofragile: :D :D :D

Cattivo Maestro: la fede nella scienza è una religione?

amicofragile: non saprei, sai

amicofragile: torniamo al solito discorso della differenza tra assiomi e postulati

amicofragile: relativismo per i postulati ma non per gli assiomi

amicofragile: dunque

amicofragile: il principio è il dubbio, molto cartesianamente, la logica, la ragione

amicofragile: quindi per la scienza non si tratta di fede, perché non è acritica

amicofragile: (anche qui: ho discusso di recente con Ivano, sull'argomento... perché per me il "credente al 100%" è colui che crede al 100% ed in modo acritico in ciò che la sua religione di riferimento dice: senza spazio per la ragione)

amicofragile: (chiaramente è un modello ideale che, per fortuna, viene istanziato di rado)

Cattivo Maestro: bhe ma il razionalista è un credente al 100% nella ragione

Cattivo Maestro: cioè nella logica

amicofragile: sì, ma io trovo che sia una cosa diversa

amicofragile: è una fede di forma (assioma), non di merito (postulato)

amicofragile: cioè

amicofragile: è una fede nelle REGOLE che il ragionamento deve avere (coerenza logica, ...), non nel merito delle proposizioni valide o meno

amicofragile: vere, false, dimostrabili, indimostrabili... vere e non dimostrabili, Hilbert ringrazia Gödel, o quello che pare a te

amicofragile: (povero Hilbert: una vita a cercare di ristrutturare la matematica per basarla sulla logica, a riordinare la storia passata e pianificare quella futura della matematica nel senso della completezza, e poi il primo Gödel che passa gli distrugge la vecchiaia... mi ha sempre fatto un po' tenerezza...)

Cattivo Maestro: ahhahah

Cattivo Maestro: sono gli imprevisti del mestiere

Cattivo Maestro: :)

Cattivo Maestro: cmq ciò che dici è vero

amicofragile: sì, ma cazzo, devi essere sfigato forte perché ti capiti un imprevisto COME QUESTO!

Cattivo Maestro: però, spostando il tiro

amicofragile: sì

Cattivo Maestro: è altrettanto vero che non è un sistema completo quello logico

Cattivo Maestro: può parlare solo di ciò di cui può parlare

Cattivo Maestro: non soddisfa tutto

Cattivo Maestro: non trascende


amicofragile: il che spazzerebbe via migliaia di anni di religioni e compagnia "bella"

amicofragile: parlavo cmq della questione "relativismo sui postulati ma non sugli assiomi" con un'amica

amicofragile: filosofa

amicofragile: filosofa nel senso della facoltà universitaria

amicofragile: la quale mi ha fatto notare che

Cattivo Maestro: - mi chiedo se sia meglio la fede in cristo o la fede in hitler -

amicofragile: posso definirmi relativista anche se non lo sono sugli assiomi

amicofragile: semplicemente perché i filosofi definiscono sempre le cose come fa loro comodo, funzionalmente a ciò di cui stanno parlando :D [un ringraziamento a Beatrice per questo contributo, ndr]

amicofragile: "meglio" da che punto di vista?

amicofragile: dal punto di vista della forma, dell'adesione cioè acritica ad un set di valori / comportamenti elaborato da altri

amicofragile: non penso di vedere differenze

amicofragile: nel merito, torniamo al discorso del relativismo dei postulati: io personalmente trovo che sia meglio la fede in Cristo

amicofragile: l'opinione opposta formalmente è legittima

amicofragile: fortunatamente è assai di nicchia

amicofragile: la prima volta che ho sentito il termine "relativismo"

amicofragile: ero al liceo, penso in terza

amicofragile: od in quarta

amicofragile: (poi ho cambiato insegnante di italiano, per cui...)

amicofragile: e si trattava di un "appunto" ad un mio tema in classe

amicofragile: in cui sostenevo qualcosa di simile

amicofragile: a proposito dei seguaci di un sedicente "santone" giapponese

amicofragile: che avevano organizzato attentati col gas nella metro di Tokyo

amicofragile: l'appunto diceva

amicofragile: "attento al relativismo gnoseologico"

amicofragile: il mio insegnante, oltre che in lettere, era laureato in filosofia ed in teologia

Cattivo Maestro: andiamo per punti...

Cattivo Maestro: * meglio da un punto di vista etico

Cattivo Maestro: meglio, quando non è definita una relazione d'ordine, è un termine che possiamo accettare per convenzione comune, se ci poiniamo al di fuori del "campo" relativista

amicofragile: perfetto

Cattivo Maestro: (a tal proposito, mi sono definito relativista per anni, ora non saprei come definirmi)

amicofragile: etico o morale? :P

Cattivo Maestro: etico

amicofragile: (io ho letto il libricino di Montaigne... è interessante, in proposito...)

amicofragile: qual è esattamente la differenza?

amicofragile: :D

amicofragile: qualcuno dice che

amicofragile: "un uomo etico sa che non dovrebbe tradire la moglie, un uomo morale non la tradisce"

amicofragile: etica sarebbe la filosofia della morale?

Cattivo Maestro: credo che "morale" sia un concetto intimo e individuale

amicofragile: sì, lo penso anche io

Cattivo Maestro: etico credo sia una questione quasi più...sociale

amicofragile: chiarissimo

amicofragile: dunque la morale vale di più... e di meno, al tempo stesso

Cattivo Maestro: a me interessa di più

Cattivo Maestro: l'etica

amicofragile: (c'è questo paradosso nel modo di pensare relativista, per cui dire che tutto dipende dalle opinioni fa valere meno le opinioni... ma anche di più :D)

amicofragile: cmq

Cattivo Maestro: non credo che il nazismo sia solo l'adesione incondizionata ad un set di regole

Cattivo Maestro: credo abbia a che fare con l'alienazione in qualcosa di più grande da parte dell'individuo

Cattivo Maestro: mossa però, e qui la differenza col cristianesimo, da nichilismo e desiderio di potenza

Cattivo Maestro: di sopraffazione

Cattivo Maestro: detto questo

Cattivo Maestro: se l'uomo non avesse modi di agire, vivere e pensare, irrazionali

amicofragile: sì

Cattivo Maestro: ogni scelta sarebbe già potenzialmente decisa

amicofragile: (fin qui concordo)

Cattivo Maestro: dall'unico modo di agire e pensare che è quello della logica

amicofragile: oh, questo scoperchia un calderone sul quale si potrebbe discutere per millenni

Cattivo Maestro: ogni cosa di cui stiamo parlando scoperchia calderoni

amicofragile: ne parla in modo interessante Stephen Hawking in "Buchi neri e universi neonati"

amicofragile: :D

amicofragile: (è questo il bello, no?)

Cattivo Maestro: sì

amicofragile: parla di come il libero arbitrio si può in qualche modo ritenere compatibile con una sorta di "meccanicismo"

amicofragile: e sottolinea come un possibile motivo di compatibilità possa essere semplicemente l'enorme numero di variabili a disposizione

amicofragile: ovvero

amicofragile: tutto potrebbe essere già scritto

amicofragile: ma non siamo in grado di calcolarlo, quindi tanto vale comportarsi come se "libero arbitrio" e "responsabilità personale" avessero un qualche significato

amicofragile: (tra l'altro socialmente è fondamentale utilizzare QUESTA chiave di lettura della realtà e delle azioni umane, e non quella meccanicista, che è buona per la scienza ma non per regolare la convivenza civile)

Cattivo Maestro: finisco il discorso, e poi ritorno su quel che dici

amicofragile: ;)

Cattivo Maestro: linkandoti uno dei primi post che scrissi

Cattivo Maestro: che parla proprio su quel che dici

Cattivo Maestro: dicevo..

Cattivo Maestro: che se al contrario l'istinto di alienazione verso qualcosa di superiore fosse connaturato alla specie umana (il che giustificherebbe l'esistenza delle religioni)

Cattivo Maestro: se anzichè credere in Dio, in un Bene e in un Male

Cattivo Maestro: si credesse in un insieme di Valori condiviso

Cattivo Maestro: mosso dagli aspetti che vuoi...

Cattivo Maestro: ad esempio dal desiderio di potenza, di sopraffazione

amicofragile: sì

Cattivo Maestro: (il che è spontaneo in un contesto di competizione)

Cattivo Maestro: credi che sarebbe...preferibile?

Cattivo Maestro: intendo dire

Cattivo Maestro: il problema dei credenti

Cattivo Maestro: qual è?

Cattivo Maestro: che fanno ragionamenti assurdi?

Cattivo Maestro: che credono in qualcosa che non esiste?

Cattivo Maestro: o che limitano la tua libertà?

Cattivo Maestro: - qui il link: -

amicofragile: allora

amicofragile: "ragionamenti assurdi" dipende dalla definizione di "ragionamenti" che dai: potrei anche eccepire che non esistono ragionamenti assurdi :)

amicofragile: cmq

amicofragile: che credano in qualcosa che non esiste non è un problema

amicofragile: l'unico problema sono le limitazioni alla libertà di chi non crede che talvolta vengono poste in atto da chi crede

amicofragile: diciamo che

Cattivo Maestro: - che hanno delle regole di ragionamento...discutibili -

amicofragile: ogni volta che una legge di uno Stato, applicata dunque a tutti, viene ritagliata sui precetti di una specifica confessione religiosa, per me c'è un problema

amicofragile: no no, volevo fare il rompino: un ragionamento, in quanto tale - ontologicamente? - non può essere che razionale, dunque non discutibile :P

Cattivo Maestro: questo è un assioma

Cattivo Maestro: perchè la logica ha deciso assiomaticamente che gli unici ragionamenti corretti sono quelli con-formi al suo sistema di regole

Cattivo Maestro: e poi hai detto la parola magica

Cattivo Maestro: perchè anche uno stato laico ritaglia precetti secondo confessioni laiche

Cattivo Maestro: il Re è una proiezione di Dio, anche se il Re esiste, Dio no

Cattivo Maestro: Napolitano è Dio, simbolicamente

Cattivo Maestro: tu mi risponderai kantianamente che ai fini della convinvenza civile sei disposto a privarti di libertà in nome di precetti laici e razionali

amicofragile: kantianamento lo dici a qualcun altro!

Cattivo Maestro: io ti rispondo anarchicamente e marxianamente che nell'analisi sociale antepongo l'individuo in se stesso e la classe cui appartiene rispetto alle altre classi, al rapporto tra "cittadini"

Cattivo Maestro: per questo, detto fuori dai denti, anche se poi saranno come minimo "eterodiretti" dai soliti "deviati", che poi deviati non sono, giustifico gli attentati ad equitalia, per dirne una

amicofragile: ;)

amicofragile: sei il solito grillino!

Cattivo Maestro: provocatore!

amicofragile: :P

amicofragile: il passo di Nietzsche è molto bello

amicofragile: (anche se, un po' come Wagner, mi fa venir voglia di invadere la Polonia :D)

Cattivo Maestro: Nietzsche fu uno dei filosofi di riferimento per i nazi

amicofragile: sì, ma spesso si parla anche del fatto che questo "riferimento" fu un po' una distorsione del suo pensiero...

Cattivo Maestro: bhe sì...

Cattivo Maestro: infiniti autori comunque si sono rincorsi nell'interpretazione di Nietzsche

amicofragile: ho letto "L'uomo che non credeva in dio", di Scalfari

amicofragile: parla anche di questo, mi pare

Cattivo Maestro: comunque ci sono dei punti che, letteralmente, ricordano i nazi

amicofragile: parla in generale della formazione del suo pensiero attraverso l'incontro con scrittori, filosofi e con le loro opere

Cattivo Maestro: cioè, ci hanno ricamato ma fino a un certo punto

amicofragile: ok

amicofragile: il passo che hai citato tu però è molto vicino a quello che "sento" io, per certi versi

Cattivo Maestro: sì

Cattivo Maestro: io lo pensavo

Cattivo Maestro: adesso non so a cosa penso

Cattivo Maestro: però ho superato le posizioni...strutturaliste

Cattivo Maestro: almeno filosoficamente

Cattivo Maestro: grazie a Deleuze

amicofragile: pensi al pensiero, e questo è molto vicino al limite dell'incompletezza :P

Cattivo Maestro: (l'antiedipo!!)

amicofragile: spiegami ;)

Cattivo Maestro: ehmm

Cattivo Maestro: mica facile in una chat

Cattivo Maestro: asp che vedo se avevo trascritto qualcosa

Cattivo Maestro: insomma

Cattivo Maestro: il punto fondamentale è che

Cattivo Maestro: secondo gli strutturalisti

Cattivo Maestro: ogni individuo ha una posizione in una struttura simbolica

Cattivo Maestro: e agisce impersonalmente secondo gli istinti dell'es

Cattivo Maestro: che sono poi determinati dalle situazioni in cui è cresciuto

Cattivo Maestro: famiglia (rapporti primari) e società (secondari)

amicofragile: ok

Cattivo Maestro: l'es, ovvero l'inconscio

Cattivo Maestro: Deleuze dice

Cattivo Maestro: che l'inconscio bisogna produrselo

Cattivo Maestro: Noi invece diciamo: non avete inconscio, non l'avete mai avuto, non esiste un "es" al posto del quale l'"io" deve subentrare. Bisogna capovolgere la formula di Freud. L'inconscio dovete produrlo voi, producetelo o resterete attaccati ai vostri sintomi, al vostro io e al vostro psicoanalista. Ognuno di noi lavora e fabbrica con il pezzetto di placenta che ha sottratto, e che continua a essergli contemporaneo in quanto ambiente di sperimentazione, non in funzione dell'uovo, dei genitori, delle interpretazioni e regressioni a cui siamo collegati.

Cattivo Maestro: ***

Cattivo Maestro: L'inconscio è una sostanza da fabbricare, da situare, da far scorrere, uno spazio sociale e politico da conquistare. Una rivoluzione è una formidabile produzione di inconscio, non ce ne sono tante altre, e non ha niente a che fare con un lapsus o un atto mancato.

Cattivo Maestro: ***

Cattivo Maestro: L'inconscio non è un soggetto che produrrebbe dei virgulti nella coscienza, è un oggetto di produzione, è lui a dover essere prodotto, a condizione che non lo si ostacoli. O, meglio, non c'è un soggetto del desiderio così come non c'è un oggetto. Solamente i flussi sono l'oggettività del desiderio stesso. Di desiderio non ce n'è mai abbastanza. Il desiderio è il sistema dei segni a-significanti a partire dai quali si producono dei flussi di inconscio in un campo storico sociale.

amicofragile: notevole

Cattivo Maestro: non ti so dire se la produzione di inconscio sia un'illusione con la quale è comodo vivere o sia la realtà

Cattivo Maestro: però mi piace adottarla come filosofia di vita

Cattivo Maestro: (e qui sfioriamo ancora una volta il tema della religione)

amicofragile: ;)

amicofragile: direi che ce n'è a sufficienza per andare a prendere qualcosa da mettere sotto i denti ;)

Cattivo Maestro: già

Cattivo Maestro: buon appetito

amicofragile: anche a te!!!

mercoledì 11 gennaio 2012

Il testamento

[Fabrizio De Andrè - dedicata a lui, tredici anni dopo]

Quando la morte mi chiamerà
forse qualcuno protesterà
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità
non maleditemi non serve a niente
tanto all'inferno ci sarò già

Ai protettori delle battone
lascio un impiego da ragioniere
perché provetti nel loro mestiere
rendano edotta la popolazione
ad ogni fine di settimana
sopra la rendita di una puttana
ad ogni fine di settimana
sopra la rendita di una puttana

Voglio lasciare a Bianca Maria
che se ne frega della decenza
un attestato di benemerenza
che al matrimonio le spiani la via
con tanti auguri per chi c'è caduto
di conservarsi felice e cornuto
con tanti auguri per chi c'è caduto
di conservarsi felice e cornuto

Sorella morte lasciami il tempo
di terminare il mio testamento
lasciami il tempo di salutare
di riverire di ringraziare
tutti gli artefici del girotondo
intorno al letto di un moribondo

Signor becchino mi ascolti un poco
il suo lavoro a tutti non piace
non lo consideran tanto un bel gioco
coprir di terra chi riposa in pace
ed è per questo che io mi onoro
nel consegnarle la vanga d'oro
ed è per questo che io mi onoro
nel consegnarle la vanga d'oro

Per quella candida vecchia contessa
che non si muove più dal mio letto
per estirparmi l'insana promessa
di riservarle i miei numeri al lotto
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per rivelarglieli tutti sbagliati
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per rivelarglieli tutti sbagliati

Quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spenderà
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà

Se dalla carne mia già corrosa
dove il mio cuore ha battuto un tempo
dovesse nascere un giorno una rosa
la do alla donna che mi offrì il suo pianto
per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d'amore
per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d'amore

A te che fosti la più contesa
la cortigiana che non si dà a tutti
ed ora all'angolo di quella chiesa
offri le immagini ai belli ed ai brutti
lascio le note di questa canzone
canto il dolore della tua illusione
a te che sei costretta per tirare avanti
costretta a vendere Cristo e i santi

Quando la morte mi chiamerà
nessuno al mondo si accorgerà
che un uomo è morto senza parlare
senza sapere la verità
che un uomo è morto senza pregare
fuggendo il peso della pietà

Cari fratelli dell'altra sponda
cantammo in coro già sulla terra
amammo tutti l'identica donna
partimmo in mille per la stessa guerra
questo ricordo non vi consoli
quando si muore si muore si muore soli
questo ricordo non vi consoli
quando si muore si muore soli.

venerdì 6 gennaio 2012

2011: libri... e gli occhi di Irene

Stando alle statistiche di Anobii, nel 2011 ho letto 23088 pagine - 1717 più dell'anno precedente. Dentro c'è di tutto: romanzi, testi di Software Engineering, saggi di scienze, fumetti. Questi ultimi, in particolare, alzano di molto la velocità media (pagine per unità di tempo), e giustificano la notevole media complessiva: 63,3 pagine al giorno. Manca invece tutto ciò che è web: articoli di giornale, post su blog, pagine di wiki... ed anche in questo caso gli argomenti spaziano dalla fissione nucleare alla - per dire - discografia di Gigi d'Alessio - ok, questa era una battuta: sospiro di sollievo.

Di tutta questa mole di roba, interessante o meno, memorabile anziché no, c'è qualcosa che vorrei "salvare", come ricordo- bello - dell'anno che s'è appena concluso: da un rapido, superficiale e quasi per certo non esaustivo "appello mentale", se ne sono usciti tre titoli (tre, giusto per volermi limitare un po'): un romanzo, un testo tecnico, un saggio di divulgazione (per quest'ultimo non c'è stato bisogno di grandi riflessioni: si tratta infatti di uno di quei testi che mi ha portato a pensare, concludendone la lettura, vorrei che mia figlia sapesse già leggere). Eccoli qui, in rigoroso ordine alfabetico:

(Il libro più bello di tutti, invece, è quello che ho cominciato a leggere alle 22.19 del 6 agosto 2011...)

giovedì 17 novembre 2011

Controllo delle nascite

"E' una semplice verità logica che, senza un'emigrazione in massa nello spazio, con razzi che partono al ritmo di parecchi milioni al secondo, un ritmo delle nascite incontrollato porterebbe inevitabilmente a un ritmo di morti orribilmente alto. E' difficile credere che questa semplice verità non venga compresa da quei capi che proibiscono ai loro seguaci di usare metodi efficaci di contraccezione. Esprimono una preferenza per metodi naturali di controllo della popolazione e otterranno effettivamente un metodo naturale: si chiama morire di fame."

[Richard Dawkins, "Il gene egoista", cap. 7, "Pianificazione familiare"]

lunedì 19 settembre 2011

Paria dei cieli

Ho riletto, dopo tanti anni, "Paria dei cieli", primo romanzo di Isaac Asimov.

Non ricordavo quasi nulla della trama - e poi rileggere Asimov è sempre un po' come ritrovare un vecchio amico... per dirla con Baricco, "come un compagno di scuola delle elementari che non vedevi da anni e un giorno lo incontri per strada".

"Paria dei cieli" è un romanzo di fantascienza, d'accordo. Ma è anche un testo che parla di diversità, razzismo, di integrazione ed estremismo che vede il diverso solo come un qualcosa che va distrutto, umiliato, annientato. Non per niente, è un romanzo scritto da un ebreo quattro anni dopo la fine della seconda guerra mondiale: un inno alla tolleranza, alla fratellanza, all'idea che il razzismo e l'assolutismo che ad esso spesso è legato si combattono con l'integrazione, con la convinzione che siamo tutti simili e che la diversità è una ricchezza.

Così... è nato dentro di me un desiderio: vorrei che un libro del genere fosse letto dai Bossi e dai Calderoli che si riempiono la bocca di affermazioni che esaltano le differenze etniche e ne fanno spiegazione di tutti i mali del mondo. Dai Ratzinger e dai loro "Io sono la Verità e la Vita, chi vive in me non morirà, e 'fanculo a tutto il resto". Dagli ultras disposti ad ammazzarsi di botte per il colore della maglia di una squadra di calcio.

Ma non sto scoprendo nulla di nuovo: se il mondo fosse governato dalla fantasia e dall'apertura mentale di uno scrittore, più che dagli interessi dei politici o dal fanatismo dei capi religiosi, probabilmente sarebbe un posto migliore...

giovedì 10 marzo 2011

Abissi d'acciaio

Isaac Asimov compare nei "ringraziamenti" della mia tesi di laurea. Da tempo non leggevo qualcosa di suo, ma è bastato aprire "Abissi d'acciaio" per ritrovare il vecchio feeling con l'autore di science fiction più famoso di sempre. Un romanzo, quello che sto leggendo, che, al di là della componente fantascientifica, della quale Asimov era maestro, andrebbe letto per l'attualissima descrizione delle problematiche connesse al confronto con l'Altro, Altro che nel testo in questione è un robot, ma che nella vita - e nella politica - di ogni giorno può benissimo essere una persona con la pelle di un colore diverso da quello della nostra, il fedele di una religione diversa da quella delle nostre presunte radici, il tifoso di una squadra "avversaria"...

domenica 6 febbraio 2011

La matematica

"La matematica formale è come la grammatica: una questione di applicazione corretta di regole locali. La matematica significativa è come il giornalismo: racconta storie interessanti. (A differenza di certo giornalismo, le storie devono essere vere.) La matematica migliore è come la letteratura: fa vivere una storia davanti ai vostri occhi e vi coinvolge dal punto di vista intellettuale ed emotivo." [Ian Stewart, nella prefazione alla seconda edizione di "Che cos'è la matematica?"]