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venerdì 11 gennaio 2019

Vent'anni dopo

Quale musica ascoltare, oggi, lo decide il calendario.

Le canzoni di Fabrizio De André, ne ho scritto mille volte, hanno accompagnato la mia infanzia (le cantava mia mamma quand'ero piccolo: imprinting musicale assicurato) e la mia crescita e fanno parte, in qualche modo, della persona che, a quarant'anni, sono diventato - del mio modo di vedere il mondo, di pensare gli altri, di immaginare il futuro.
Così... è strano, ed un po' triste, pensare che uno dei miei cantanti preferiti - il mio preferito, probabilmente; e comunque quello che mi ha accompagnato quando sono stato felice o triste o arrabbiato o speranzoso o ribelle o (semplicemente) me stesso - è morto da vent'anni: quasi metà della mia vita, vissuta senza di lui.
Al di là di vuote domande come chissà che altro avrebbe scritto, in questi vent'anni, ho un solo vero rimpianto: non averlo mai ascoltato dal vivo. Per il resto, vale - ancora una volta - il verso di una sua canzone: è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.

Ciao Fabrizio.

sabato 14 ottobre 2017

E pensare che c'era il pensiero

Citano Gaber, i Grillini, a proposito delle recenti primarie bulgare che hanno incoronato Luigi Di Maio candidato premier ufficiale del partito a cinque stelle: Libertà è partecipazione.
Ora: al di là dell'apprezzabile ottimismo di chi parla di partecipazione di fronte all'espressione (dati ufficiali M5S) di circa trentasettemila voti su circa centoquarantamila aventi diritto (affluenza: 26,4%), quando alle primarie di un PD qualunque vota un numero di elettori (paganti) che in genere oscilla tra il milione ed i due; al di là dell'ottimismo, dicevo, la cosa mi ha fatto sorridere, poiché i stesso, in qualche occasione, sono stato portato ad associare versi di Gaber al partito di Grillo: difficile sentir parlare Di Maio senza chiedersi che fine abbia fatto il pensiero, in effetti. E chissà poi che cosa direbbe Cartesio:

Nel secolo che sta morendo s’inventano demagogie
E questa confusione è il mondo delle idee.
A questo punto si può anche immaginare
che potrebbe dire o reinventare un Cartesio nuovo e un po’ ribelle
Un mare di parole un mare di parole
Un mare di parole un mare di parole
Io penso dunque sono un imbecille.


martedì 24 gennaio 2017

Se non sono i tuoi fiori a fiorire

Ci sono persone che ricordano ogni dettaglio dei colori, dei suoni, dell'altrui abbigliamento. Io tendo a ricordare le date: di un incontro, di un esame all'università - ed ovviamente le date di nascita: di parenti ed amici, ma anche di colleghi o di persone che non vedo da una vita.

Così... oggi è un giorno che, da diciannove anni, fa parte della mia vita: diciannove anni che ci conosciamo, di cui quasi undici vissuti da coppia e quasi nove sotto lo stesso tetto con un anello al dito. Diciannove anni dopo, come quella sera, sono qui a chiedermi se si può capire/che milioni di rose non profumano mica/se non sono i tuoi fiori a fiorire/e se i tuoi occhi non mi fanno più dormire...

lunedì 11 gennaio 2016

Diciassette

Diciassette anni fa avevo quasi ventun'anni ed ero innamorato di una ragazza che anni dopo sarebbe diventata la mia fidanzata e poi mia moglie.
Diciassette anni fa ero un po' triste: moriva infatti Fabrizio De André, le cui canzoni mi avevano accompagnato, cantate da mia mamma, per tutta l'infanzia.
Successivamente, quella di De André è diventata senza dubbio la musica che più amo; col senno di poi, dunque, sono certo che, oggi, ad una notizia del genere piangerei.
Diciassette anni dopo, e come ogni anno, non posso che rammentare a me stesso che è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati...

mercoledì 30 dicembre 2015

Quando Google tradisce

Ascoltavo musica su youtube, l'altro giorno, mentre lavoravo - lo faccio quasi sempre: scelgo una canzone e poi lascio fare a "lui".
In genere funziona.
Poi succede quello che non t'aspetti - e ci sarebbero forse gli estremi per una causa contro Google ;-).
Succede che parti da una canzone di Ligabue e, dopo mezza mattina di tranquillo e spensierato ascolto, di colpo, senza nemmeno un'avvisaglia, senza preavviso, ti ritrovi nelle orecchie Francesco Renga.
Roba che uno potrebbe anche subire dei danni, se non fosse pronto ad intervenire, silenziando il tutto.

Va' a fidarti della tecnologia...

venerdì 20 novembre 2015

Stupendo

Scoprire Vasco a quasi quarant'anni - d'accordo, esagero un po' - in un pomeriggio qualunque, tra freccette e sviluppo mobile.
Succede, e può essere... stupendo ;-)

E mi ricordo chi voleva
al potere la fantasia...
erano giorni di grandi sogni...........sai
erano vere anche le utopie
Ma non ricordo se chi c'era
aveva queste facce qui
non mi dire che e' proprio cosi'
non mi dire che sono quelli li'!

martedì 28 aprile 2015

La strada

Ok, in questo caso sono io che me ne vado - come ho già scritto qui. Ma questa canzone mi pare ci stia bene lo stesso - ed in ogni caso è canzone che mi piace.
E dopo tutto: si tratta del mio blog - non è che devo sempre stare a spiegare quello che pubblico, no?


sabato 10 gennaio 2015

Dieci volte De André

Questo post è la risposta ad una domanda postami, troppi mesi fa ed in altra sede virtuale, da un'amica alla quale, per ovvi motivi deandreiani, un po' invidio l'essere di Genova.
Quali sono le tue tre canzoni di De André preferite?, mi chiedeva; questo post è, principalmente, una risposta a quella domanda - se non fosse che tre è numero decisamente fuori portata per la mia mente che predilige l'analisi alla sintesi, e forse anche per il tempo che passa e che, passando, modifica preferenze ed abitudini musicali senza cancellare l'importanza od il valore di quelle passate.
Questo dunque è il riassunto, si fa per dire, della mia vita con De André fino ad oggi - trentasei anni, nove mesi, ventidue giorni ed una manciata di ore dopo quel diciannove marzo - eccetera, eccetera.

Nota del redattore: la numerazione ha il solo scopo di contare fino a dieci e non rispecchia in alcun modo un qualche, per quanto mi riguarda in proposito assolutamente inesistente, ordine  di preferenza personale.

Comincio dalla fine, come sempre è comodo e troppo spesso banale.
Tre canzoni (troppo facile sarebbe stato utilizzarle, subito, come risposta - e finirla lì) che, più delle altre, da qualche tempo in qua, mi accade di cantare - per il diletto delle mie figlie, la rassegnazione di mia moglie e la disperazione della restante parte, per altro assolutamente minoritaria come importanza, dell'Universo.
1. Se ti tagliassero a pezzetti
2. Hotel Supramonte
3. Canto del servo pastore

Salto indietro di quasi trent'anni: estate 1985, mia mamma canta La guerra di Piero ed io piango (sospetto più per il nome dello sfortunato protagonista, assonante al mio, che non per il messaggio della canzone) - ed in generale i ricordi di me, bambino, indirizzato verso certi gusti musicali dalle canzoni cantate da mia mamma (che poi non si dica che sono il primo, della famiglia, a fare pressioni di questo genere sulla generazione successiva):
4. La guerra di Piero
5. Il pescatore, Bocca di rosa: due canzoni per un numero solo, vecchio trucco di chi non sa decidersi ma anche un modo per sottolineare come, dentro di me, difficilmente esiste una senza l'altra: quasi tutto ciò che sono, musicalmente, viene da lì.
A questa sezione andrebbe poi forse aggiunta La canzone di Marinella - ma La canzone di Marinella è una canzone che difficilmente mi viene in mente di cantare o di ascoltare - direi quasi che non la amo. E tuttavia quando accade sempre ne sono soddisfatto e, in fin dei conti, felice (lasciate fuori da questo discorso Mina, però: ve ne prego). Non lo so. Così... la nomino senza contarla - e mi tengo un numero libero...

Terza sezione: l'innamoramento. Quello mio, personale, con De André - non più mediato da pressioni materne ed ancora ben lungi dal divenire a sua volta pressione paterna.
6. Il testamento di Tito
7. La città vecchia
8. Volta la carta
9. Amicofragile (da cui, per altro, il dominio)

Varie ed eventuali: una sola, in rappresentanza di tutte le canzoni di De André che amo, ascolto, sento mie con tutto me stesso, per quello che raccontano, per l'idea del mondo, per così dire, che rappresentano. Riscrivessi cento volte questo post, cento volte ne sceglierei una diversa - e mi viene il dubbio che non sia colpa della mia forma mentis eccessivamente analitica bensì, assai più semplicemente e ciò nonostante per nulla banalmente, merito di De André:
10. Nella mia ora di libertà

martedì 16 ottobre 2012

Il ministro dei temporali

"Un Robin Hood alla rovescia", è stato definito il governo Monti dal responsabile economia del PD a proposito dei nuovi provvedimenti economici attualmente in fase di studio (i motivi di tale giudizio qui).

Ora: un repentino attacco di velopietosismo mi spinge ad evitare di accanirmi sulla straordinaria prontezza di riflessi con cui il partito di Bersani si accorge, dopo soli undici mesi di governo, che l'azione dell'esecutivo Monti non è esattamente improntata all'equità - il che non è in assoluto un male: è una scelta, con la quale io personalmente non sono d'accordo, ma è una scelta; d'altra parte, lo scopo dichiarato dell'attuale Governo è sempre stato individuato nella salvezza del sistema economico attuale, che di equo ha ben poco.

Vorrei però riflettere sulla metafora utilizzata da Fassina: un Robin Hood alla rovescia. La ragione sociale di Robin Hood, come tutti sanno, consisteva nel rubare ai ricchi per restituire ai poveri. Se la metafora fosse valida, dunque, la ragione sociale del nostro attuale governo consisterebbe nel togliere ai poveri per dare ai ricchi. Ora: a me non sembra che sia così. O meglio: a me non sembra che le cose stiano esattamente così. Che l'esecutivo Monti abbia fino ad ora dato l'idea di essere più morbido con i redditi alti, con le rendite finanziarie e con le posizioni di privilegio (riusciranno a definire i criteri di pagamento dell'IMU in tempo perché anche Santa Romana Chiesa paghi la nuova imposta? Dubitarne è lecito, visto l'andazzo) che non con i normali, piccoli contribuenti, è abbastanza evidente - e l'osservazione di Fassina certo va intesa in questo senso.
Ma non penso che lo scopo sia dare ai ricchi: quello eventualmente è un effetto dello scopo che, come dicevo prima, può essere individuato - mi pare - nel mantenimento e nel salvataggio di un sistema economico, lo stesso sistema economico che ha prodotto la crisi dalla quale ora dev'essere salvato. Dare ai ricchi - rendendoli più ricchi, rendendo i poveri più poveri - è la modalità normale di funzionamento di quel sistema economico, non lo scopo istituzionale di un governo di salvataggio.

Che un sistema economico debba essere salvato, inalterato, da una crisi da esso stesso provocata, be', è una cosa che a me pare piuttosto insensata - tanto più che, suppongo inevitabilmente, i costi di tale salvataggio finiscono sempre per ricadere sulle spalle di chi dal sistema in oggetto ha tratto meno vantaggi.
Sarà per questo che, ogni volta che sento parlare Monti od uno dei suoi ministri, mi tornano in mente i versi di De Andrè: Il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni auspicava Democrazia con la tovaglia sulle mani... e le mani sui coglioni...

lunedì 7 maggio 2012

Marò? Ma anche no!

Ho avuto la ventura, nelle ultime settimane, di passare dinanzi alla sede del Comune in due diverse città italiane (Brescia e Bergamo, per la cronaca). In entrambi i casi sono stato sorpreso dalla presenza, sulla facciata del municipio, di un manifesto che, sotto le immagini dei militari italiani coinvolti recentemente in fatti di cronaca giudiziaria in India, riportava la scritta "Salviamo i nostri marò".
Non voglio stare a sottilizzare sul fatto che la parola marò, sinceramente, riesce solo a darmi l'idea di una mezza imprecazione. Né entrare nel merito del fatto di cronaca, disquisendo della colpevolezza o meno dei due soldati coinvolti. Né, ancora, sottilizzare che poche cose sento più lontane dell'utilizzare un possessivo sulla base della mera origine geografica, e che dunque "nostri" non è il termine più adatto a farmi sentire partecipe di qualcosa di anche solo vagamente patriottico. Non voglio, infine, dar conto di quanto poco mi piaccia l'idea di militari italiani che girano per il mondo a (forse) sparacchiare, motivo in più per cui sarei contento che si addivenisse, in tempi brevi, ad un chiarimento giudiziario della vicenda.

Vorrei invece parlare di quello che gli Offlaga Disco Pax definiscono, a proposito di Francesca Mambro, l'uso sconsiderato del vocabolario. In particolare, a proposito del termine "salvare".
Per quel che ho capito, infatti, la diplomazia italiana insiste sull'attribuire al nostro Paese la giurisdizione sulla vicenda, attribuzione sulla quale non sembrano concordare le forze di polizia indiane - o non sembravano: sinceramente, non ho seguito la questione al punto da sapere, oggi, a che punto stia.
Il punto è comunque che le pressioni italiane sono volte ad assicurarsi che i due militari in questione vengano processati in Italia secondo le leggi italiane e non in India secondo quelle indiane. In entrambi i casi mi aspetto un giudizio serio, sereno, basato sui riscontri dei fatti e volto ad accertare, prima di tutto, la verità. La questione, per come la vedo io, è dunque puramente procedurale: stabilire chi sia il giudice deputato ad occuparsi di uno specifico caso. Nulla che abbia a che fare con un qualche salvataggio dei due militari - ché per salvare s'intende generalmente sottrarre qualcuno ad una fine ingiusta ed iniqua o ad una situazione di certa vessazione - sempre che non si voglia far passare l'idea che un giudizio italiano sarebbe di sicura innocenza, a fronte di un potenziale giudizio indiano di certa colpevolezza. Non potendosi mi pare basare un'iniziativa diplomatica su una premessa tanto politicamente scorretta (scorretta da entrambi i punti di vista, voglio dire), ne concludo che non si tratta dunque di salvare nessuno da nulla, tanto meno dalle proprie responsabilità. E che l'esposizione di certi manifesti in sedi istituzionali è, come minimo, fuori luogo.

giovedì 1 marzo 2012

Inferno e Paradiso

Premesso che, per come la vedo io, l'unico Inferno e l'unico Paradiso sono quelli di Dante - mi piace tuttavia molto l'idea che De Andrè rappresenta nella sua "Preghiera in gennaio", scritta a quanto ne so in occasione della morte, da suicida, di Luigi Tenco:

Dio di misericordia, il tuo bel paradiso
l’hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso,
per quelli che han vissuto con la coscienza pura:
l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.

venerdì 17 febbraio 2012

Nella mia ora di libertà

Di respirare la stessa aria d'un secondino non mi va,

così ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà...

martedì 24 gennaio 2012

Un guanto

Per Cristina, come quattordici anni fa. Lei sa perché.

Un guanto [Francesco De Gregori]
Un guanto precipitò da una mano desiderata
a toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già troppo in ritardo,
e stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano e tutta la compagnia
e chissà se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano e restava la nostalgia
e il guanto e la sua padrona scivolavano via
e il guanto e la sua padrona pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori si struggeva l'amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d'erba, non era estate, nè primavera.
E non sembrava nemmeno autunno però l'inverno non esisteva.
E non sembrava nemmeno autunno perchè l'inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca con un mezzo marinaio
vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare:
era il guanto che rischiava di annegare,
era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
per il guanto restituito alla banalità dei cuori,
ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
E chissà se si può capire.
Che milioni di rose non profumano mica
se non sono i tuoi fiori a fiorire,
se i tuoi occhi non mi fanno più dormire.


Era la notte di quel brutto giorno, i guanti erano sconfinati,
come l'incubo di un assassino o i desideri dei condannati.
Dietro al guanto maggiore la luna era crescente
e piccoli guanti risalivano la corrente
e piccoli guanti risalivano la corrente.
Fino al Capo dei sogni e alla riva
del letto dell'innocente che dormiva.
Un mostro sconosciuto osservava non osservato
sopra a un tavolo il guanto incriminato
sopra al tavolo un guanto immacolato.


E il guanto fu rapito in una notte d'inchiostro
da quel mistero chiamato amore
da quell'amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani si protesero a trattenerlo.
Il guanto era già nascosto dove nessuno può più vederlo,
il guanto era già lontano quanto nessuno può più saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì di festa
e le onde di tutti i mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma.
Il guanto era volato più alto della luna.
Il guanto era volato più leggero di una piuma.


Oltre il luogo e all'azione e al tempo consentito,
e all'amore e le sue pene.
Il guanto si era già posato in quel quadro infinito
dove Psiche e Cupido governano insieme
dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

giovedì 12 gennaio 2012

Ricordando De Andrè

"In effetti un modo meno palloso di ricordarlo potrebbe proprio quello di fare giochi scemi sulle sue canzoni" [Fabio, 2' fa - aggiunge che preferisce esser citato in un post che non in tribunale, cosa sulla quale concordo].

Agli ordini:

- Uscito l'ultimo libro di Berlusconi: tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un dizionario

- De Andrè a cena sul lago d'Iseo scriverebbe Volta la carpa?

- Spaghetti code: Indirezione ostinata e contraria

mercoledì 11 gennaio 2012

Il testamento

[Fabrizio De Andrè - dedicata a lui, tredici anni dopo]

Quando la morte mi chiamerà
forse qualcuno protesterà
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità
non maleditemi non serve a niente
tanto all'inferno ci sarò già

Ai protettori delle battone
lascio un impiego da ragioniere
perché provetti nel loro mestiere
rendano edotta la popolazione
ad ogni fine di settimana
sopra la rendita di una puttana
ad ogni fine di settimana
sopra la rendita di una puttana

Voglio lasciare a Bianca Maria
che se ne frega della decenza
un attestato di benemerenza
che al matrimonio le spiani la via
con tanti auguri per chi c'è caduto
di conservarsi felice e cornuto
con tanti auguri per chi c'è caduto
di conservarsi felice e cornuto

Sorella morte lasciami il tempo
di terminare il mio testamento
lasciami il tempo di salutare
di riverire di ringraziare
tutti gli artefici del girotondo
intorno al letto di un moribondo

Signor becchino mi ascolti un poco
il suo lavoro a tutti non piace
non lo consideran tanto un bel gioco
coprir di terra chi riposa in pace
ed è per questo che io mi onoro
nel consegnarle la vanga d'oro
ed è per questo che io mi onoro
nel consegnarle la vanga d'oro

Per quella candida vecchia contessa
che non si muove più dal mio letto
per estirparmi l'insana promessa
di riservarle i miei numeri al lotto
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per rivelarglieli tutti sbagliati
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per rivelarglieli tutti sbagliati

Quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spenderà
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà

Se dalla carne mia già corrosa
dove il mio cuore ha battuto un tempo
dovesse nascere un giorno una rosa
la do alla donna che mi offrì il suo pianto
per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d'amore
per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d'amore

A te che fosti la più contesa
la cortigiana che non si dà a tutti
ed ora all'angolo di quella chiesa
offri le immagini ai belli ed ai brutti
lascio le note di questa canzone
canto il dolore della tua illusione
a te che sei costretta per tirare avanti
costretta a vendere Cristo e i santi

Quando la morte mi chiamerà
nessuno al mondo si accorgerà
che un uomo è morto senza parlare
senza sapere la verità
che un uomo è morto senza pregare
fuggendo il peso della pietà

Cari fratelli dell'altra sponda
cantammo in coro già sulla terra
amammo tutti l'identica donna
partimmo in mille per la stessa guerra
questo ricordo non vi consoli
quando si muore si muore si muore soli
questo ricordo non vi consoli
quando si muore si muore soli.

mercoledì 4 gennaio 2012

Buon 2012

La canzone che segue è del 1978, anno nel quale sono nato. Ma mi piace l'idea che sia un po' il mio augurio per l'anno nuovo: per i miei due lettori, e non solo.

Libera Nos Domine [Francesco Guccini,  da Amerigo, 1978]

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!


Da tutti gli imbecilli d' ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell' odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo "è per amore",
dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!",
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!



Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d' ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d' ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine...

lunedì 12 dicembre 2011

Quaranta(due) anni

Quarant'anni, dei Modena City Ramblers: dedicata alle vittime della strage di Piazza Fontana, quarantadue anni fa - ancora ignoti, ovviamente, i responsabili. Ed agli anarchici distratti caduti dalle finestre.

Ho quarant'anni qualche acciacco troppe guerre sulle spalle
Troppo schifo per poter dimenticare
Ho vissuto il terrorismo stragi rosse stragi nere
Aereoplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni


Ho visto gladiatori sorridere in diretta
i pestaggi dei nazisti e della nuova destra
Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze
E anarchici distratti cadere giù dalle finestre

Ma ho un armadio pieno d'oro di tangenti e di mazzette
Di armi e munizioni di scheletri e di schifezze
Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni
Di politici corrotti, i miei amici son pancioni,

Puttanieri, faccendieri e tragattini
Sono gobbi e son mafiosi massoni piduisti e celerini.

Ho quarant'anni spesi male fra tangenti e corruzioni
Ho comprato ministri faccendieri e giornalisti
Ho venduto il mio di dietro ad un amico americano
E adesso cerco un'anima anche di seconda mano

Ma ho un armadio pieno d'oro...

Ho quarant'anni ed un passato non proprio edificante
Ho massacrato Borsellino e tutti gli altri
Ho protetto trafficanti e figli di puttana
E ho comprato voti a colpi di lupara

Ma ho scoperto l'altro giorno guardandomi allo specchio
Di essere ridotta ad uno straccio
Questo male irreversibile mi ha tutta divorata
È un male da garofano e da scudo crociato



Ma ho un armadio pieno d'oro...

sabato 30 luglio 2011

Chi ruba nei supermercati

Non ho rubato perché non ne ho alcun bisogno, avrebbe detto Giulio Tremonti a proposito delle recenti e note vicende relative ad affitti poco chiari e poco chiari scambi di favori...

Personalmente trovo un po' ingenua l'idea che rubi solo chi ha bisogno di farlo: a meno che il ministro non sia dell'idea che i furti ad opera dei cosiddetti colletti bianchi siano meno gravi - meno furti, per così dire - e dunque meno rilevanti di quelli ad opera di chi muore di fame. Tanto più che sono questi ultimi, in genere, le persone che con più difficoltà riescono a sottrarsi alla giustizia, una volta che i furti in questione sono stati scoperti. Mi son tornati in mente alcuni versi di De Andrè, e l'accanimento della parte politica di cui Tremonti è espressione nei confronti della gente che ruba il pane...

Che poi, a ben vedere: posto che la ricchezza non è - statisticamente: basti dare un'occhiata al nostro Parlamento... - un gran deterrente nei confronti del furto (ripeto: sempre che rubare miliardi conti come rubare un pezzo di pane, od una mela - e non sia, invece, altro), non ci vuole poi molto a porsi la domanda (ed anche in questo caso la risposta, o quantomeno un'ipotesi di risposta, potrebbe essere cercata nelle aule parlamentari...): la ricchezza in questione, quella per via della quale non avrebbe senso rubare, è sempre stata ottenuta in modo completamente onesto? Mi verrebbe da pensare alla lunga storia del Lodo Mondadori, ma provo a non farlo e mi fermo a De Gregori: tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati? O di chi li ha costruiti... rubando?

domenica 15 maggio 2011

Senza prezzo

Passeggiare per Via Del Campo, a Genova, e vedere un verso di De Andrè scritto su un muro... davvero ci sono cose che non hanno prezzo...

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