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lunedì 11 aprile 2022

Piccolo frasario triste

C'è qualcosa di eroico, a ben vedere, nel lavorare in ambito IT e nell'amare la lingua italiana. Di eroico e di frustrante: ché poi gli eroi, oltre che giovani e belli, sono sempre anche un po' frustrati.

L'eroismo - e la frustrazione - riguardano nel caso specifico l'uso sconsiderato del vocabolario, e ancora di più di svariati traballanti costrutti, che caratterizza le quotidiane conversazioni un po' nerd di chi fa il mio mestiere.

Breve lista di orrori ricorrenti: un piccolo frasario triste, appunto - piccolo come il rispetto per la propria lingua che tanti dimostrano, triste come l'effetto che fa.

  • notificare qualcuno di qualcosa, in luogo del corretto notificare qualcosa a qualcuno; favoloso nella forma passiva, essere notificati di.
  • condividere qualcosa a qualcuno, anziché con qualcuno: vi condivido questo dubbio, questo report, queste informazioni. Agghiacciante.
  • il verbo impattare utilizzato transitivamente, con il significato della forma intransitiva (avere impatto su) e non di quella transitiva (portare in parità: impattare una partita). Dà il suo meglio nella forma passiva: determinare chi/cosa è impattato da una modifica/un errore/...
Da registrare, rispetto a tempi meno recenti, il confortante calo di popolarità del riflessivo fasarsi nel senso di allinearsi, accordarsi. Sempre più in voga, invece, ma non solo nel mio ambito professionale, l'abuso di piuttosto che con (scorretto) significato disgiuntivo, anziché con quello (corretto) avversativo/comparativo.

Seguiranno ahimé aggiornamenti.

mercoledì 3 aprile 2019

Bootstrap dell'access point

Quindi: un dispositivo per connettersi alla rete, la cui configurazione è possibile solo mediante apposita applicazione, disponibile per un solo sistema operativo (va be': con licenza parlando - indovinate quale) e comodamente scaricabile dalla rete.

Ora: sono il solo a vedere che c'è un problema di design di processo grande come una casa? Ma chi l'ha pensato, un ingegnere gestionale??

Sembra la versione da ufficio del bootstrap di un compilatore...


venerdì 3 aprile 2015

Connessione e globalizzazione

Io, residente a Brescia, in un ridente paesino sul Mar Ligure rispondo ad un signore inglese che mi chiede di fornire una raccomandazione (nel senso di LinkedIn, non in quello della DC...) relativa ad un ex collega, mio concittadino, che ora lavora a London.
Roba che se me l'avessero raccontato quindici anni fa forse mi sarei messo a ridere.

venerdì 10 agosto 2012

In valigia

  • "97 Things Every Programmer Should Know - Collective Wisdom from the Experts", Kevlin Henney
  • "Non è un paese per vecchi", Cormac McCarthy
  • "Tre volte all'alba", Alessandro Baricco

venerdì 17 febbraio 2012

Nella mia ora di libertà

Di respirare la stessa aria d'un secondino non mi va,

così ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà...

martedì 14 febbraio 2012

Blog - Un altro

Da qualche settimana sto cercando di dare vita ad un blog "tecnico", relativo alle questioni di cui mi occupo per lavoro - e delle quali sono, in fondo, appassionato.
L'idea è quella di riproporre, in esso, contenuti già apparsi sulla mia wiki e sul - defunto - blog del - defunto - Java User Group di Brescia, così come di scrivere, e pubblicare, articoli nuovi.
Se qualcuno fosse interessato - o conoscesse qualcuno interessato, ché il passaparola è tutto -il blog è questo, mentre qui c'è una specie di post programmatico.

venerdì 6 gennaio 2012

2011: libri... e gli occhi di Irene

Stando alle statistiche di Anobii, nel 2011 ho letto 23088 pagine - 1717 più dell'anno precedente. Dentro c'è di tutto: romanzi, testi di Software Engineering, saggi di scienze, fumetti. Questi ultimi, in particolare, alzano di molto la velocità media (pagine per unità di tempo), e giustificano la notevole media complessiva: 63,3 pagine al giorno. Manca invece tutto ciò che è web: articoli di giornale, post su blog, pagine di wiki... ed anche in questo caso gli argomenti spaziano dalla fissione nucleare alla - per dire - discografia di Gigi d'Alessio - ok, questa era una battuta: sospiro di sollievo.

Di tutta questa mole di roba, interessante o meno, memorabile anziché no, c'è qualcosa che vorrei "salvare", come ricordo- bello - dell'anno che s'è appena concluso: da un rapido, superficiale e quasi per certo non esaustivo "appello mentale", se ne sono usciti tre titoli (tre, giusto per volermi limitare un po'): un romanzo, un testo tecnico, un saggio di divulgazione (per quest'ultimo non c'è stato bisogno di grandi riflessioni: si tratta infatti di uno di quei testi che mi ha portato a pensare, concludendone la lettura, vorrei che mia figlia sapesse già leggere). Eccoli qui, in rigoroso ordine alfabetico:

(Il libro più bello di tutti, invece, è quello che ho cominciato a leggere alle 22.19 del 6 agosto 2011...)

lunedì 10 ottobre 2011

Ricorsione infinita

- Il libro Tal dei tali è interessante, ma suscita un po' di rabbia e frustrazione...

- Anche un po' più di "un po'", veramente...

[frase applicabile ricorsivamente a se stessa, per la gioia di Gödel]

venerdì 7 ottobre 2011

Stay foolish

Si sa che non sono un grande fan di Apple, e della sua filosofia nei confronti del mondo open in particolare. Così... non mi sono mai entusiasmato particolarmente per i suoi prodotti, o per le esibizioni del suo massimo esponente.

Penso tuttavia che valga la pena di dedicare cinque minuti a rileggere questo intervento di Steve Jobs, datato 2006: al di là del fatto che, senza dubbio, si tratta di un intervento ben studiato anche dal punto di vista mediatico, mi piace molto l'idea conclusiva, l'augurio rivolto agli studenti, una sorta di filosofia di vita: siate sempre affamati, siate folli.

venerdì 11 febbraio 2011

Dei problemi e della loro (non?) esistenza

- Il problema non esiste

- Quale problema?

[I teorema di non esistenza del problema di Medeghini]

Non esistono problemi che non esistono

[Corollario di Gödel-Martinelli]

Esistono problemi che esistono?

[Congettura di (non?) esistenza di Pelosi]

domenica 5 settembre 2010

Social scheduling

Alcune persone danno mostra di credersi processi ad alta priorità in un contesto di scheduling preemptive.

Al di là della filosofia da presunti informatici, a me sembra la solita, cara, vecchia maleducazione.

sabato 14 agosto 2010

Antipattern... rovesciati

Piccolo intermezzo informatico: a chi fosse interessato alle tematiche dell'Ingegneria del Software e dello sviluppo software in generale, consiglio la lettura di questo articolo. Il titolo, "Come essere un programmatore peggiore", è ovviamente paradossale, ma sottolinea come, spesso, sia più facile imparare qualcosa dal riconoscere errori (propri od altrui) ricorrenti piuttosto che dall'applicazione di principi "positivi".

Un po' più lunga, ma interessantissima, è poi la lettura di questa raccolta di consigli su "Come scrivere codice difficile da testare": ancora una volta, imparare a riconoscere anti-pattern può rivelarsi più semplice che imparare ad applicare pattern positivi.

In ogni caso, buona lettura (e non dite che non conoscete nessuno che sembri svolgere la sua attività seguendo fedelmente almeno la metà dei suggerimenti per diventare un programmatore peggiore).

mercoledì 4 agosto 2010

Anarchico

Mi dicono che sul PC di Cattivo Maestro (cattivo maestro nel nome, ottimo allievo ed ottimo maestro, come ogni saggio, nei fatti) ci sia una directory condivisa denominata "senzadivisa".

Se ancora c'è un vero anarchico, questo è lui.

martedì 3 agosto 2010

Incredibile

Non provo grande simpatia, si sa, per le politiche di licenza adottate da Apple. In certe cose tendo ad essere (eufemismo) piuttosto integralista, per cui è difficile che presti grande attenzione o rivolga un qualche interesse ai prodotti della casa di Cupertino.

C'è tuttavia almeno una cosa sulla quale non posso che essere d'accordo con Steve Jobs: è assolutamente incredibile il prezzo che (evidentemente) qualcuno è disposto a pagare per un iPad... ;-)

ipad

domenica 11 luglio 2010

La scommessa di Pascal

Scendevo dal Monte Maddalena in bicicletta, ed ho ripensato alla scommessa di Pascal. All'idea della fede come frutto di una considerazione basata sulla probabilità: credo perché se Dio (nel senso di quello cristiano-cattolico) esiste il vantaggio sarà enorme, se non esiste sarò vissuto più serenamente di quanto sarei stato non credendo, o comunque non mi sarà costato molto.

A proposito di questo modo di ragionare, mi è tornato in mente un aneddoto su Niels Bohr, fisico danese tra i padri della fisica moderna: si narra che un giornalista, notando un ferro di cavallo appeso sopra l'ingresso del suo studio, gli abbia chiesto "Ma come, professore, lei crede a queste cose?", e che Bohr abbia risposto "Certamente no, ma dicono funzioni lo stesso!". Superstizione e religione, in fondo, sono due manifestazioni dello stesso tipo di fenomeno: regolare la propria vita sulla base di credenze improbabili (nel senso etimologico, che non possono essere provate). Così mi sono ritrovato a riflettere sulla differenza tra scelta di comodo (eventualmente contraria alle proprie convinzioni razionali) e comportamento coerente con le proprie posizioni.

Al di là della dubbia validità generale di frasi come "sarò vissuto più serenamente" (personalmente sono molto più sereno, vorrei dire più felice, da quando mi sono emancipato da un certo tipo di credenza per considerarmi libero di pensare), mi sono trovato a fare una riflessione: se davvero esiste un dio come quello delle religioni monoteiste, davvero apprezzerà chi avrà creduto sulla base di un "ragionamento" come quello di Pascal più di chi non avrà creduto assumendosi responsabilità e libertà della propria scelta? Mi sono ricordato di una  frase di Woody Allen, che ben riassume ciò che penso in proposito: per te sono uno sporco ateo, ma per Dio sono una leale opposizione. E mi sono sorpreso a sorridere, pensando che davvero vorrei vedere, come si chiede Guccini, "chi è assunto in cielo pur tra mille ragioni tra noi e la massa dei rompicoglioni"...

Dedicato a Pascal, il linguaggio di programmazione più che il filosofo.