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sabato 11 giugno 2016

Il sale della terra

Movimento Family Day, si autodefiniscono i gruppi che, ripetutamente nel passato, l'ultima volta pochi mesi fa, si sono mobilitati per protestare contro l'idea, poi diventata legge, di dare un riconoscimento giuridico alle unioni tra persone dello stesso sessi.
Al di là della pretesa racchiusa nella scelta del nome, etichettare come unica famiglia possibile quella formata da un uomo, una donna e dai loro figli, pretesa che sarebbe stata ridicola già duemila anni fa, mi colpisce, sempre, ed un po' mi (dis)turba, l'idea che qualcuno possa pensare di manifestare non per ottenere un diritto, bensì per negare un diritto a qualcun altro.
Perché di questo si tratta: ché dare a persone dello stesso sesso la possibilità di un riconoscimento legale della loro unione nulla toglie a chi, eterosessuale, questa possibilità già ce l'ha.
L'idea, chiaramente, è la solita: le scelte personali di alcuni, dovute a personale convinzione o personalissima fede, dovrebbero valere, per legge, per tutti - il che è ovviamente assurdo in qualunque stato laico.
Quali siano, poi, queste convinzioni e questa fede, il cui primo fine sia quello di negare ad altri qualcosa che nulla toglie ad essi, sarebbe interessante conoscere - e chi conosce certe cose, si sa, poi le evita.
Davvero, siete il sale della terra: nel senso che, fosse per voi, su di essa non crescerebbe più nulla.

sabato 16 aprile 2016

Sentinelle? Sedute!

Ora: la xenofobia, la paura di tutto ciò che è diverso da ciò cui si è abituati, è un sentimento diffuso - dopo di che siamo esseri razionali e dovremmo essere in grado di trattarlo per ciò che è: un istinto irrazionale ed animalesco.

Non tutti ci riescono, ovviamente: le Sentinelle In Piedi sono tra quelli che non ne hanno la capacità, o il desiderio, ma non sono gli unici e la lista sarebbe lunga.

Solo una cosa mi sfugge: se veramente hanno tutto questo timore di ciò che gli omosessuali potrebbero fare loro, un approccio più prudente non consiglierebbe di posizionarsi, cautamente, seduti?  ;-)

martedì 1 dicembre 2015

Ciuchino alle Crociate

Mancava l'asinello, al presepe della scuola di Rozzano: lacuna tempestivamente colmata dall'arrivo di Matteo Salvini e dintorni, armati di statuine e canti natalizi.
Motivo scatenante del crociato accorrere, la notizia - vecchia di qualche giorno e cui fa, a quanto pare, difetto l'accordo con i fatti - rimbalzata tra giornali e televisioni secondo cui il preside di una scuola del milanese avrebbe vietato la festa di Natale e fatto rimuovere i crocifissi dalle aule.
E via con la consueta cacofonia di difenderemo le nostri radici cristiane e giù le mani dalle nostre tradizioni: il tutto ad opera del crociato divorziato Salvini, leader del Partito del Dio Po (nel senso del fiume, non nel senso della bestemmia) - ma quando si tratta di xenofobia, evidentemente, tutto fa brodo.
Ora: a parte che non ho mai capito per quale motivo scelte personalissime come quelle religiose andrebbero difese nella scuola pubblica di uno Stato laico (o sedicente tale); né perché in un luogo pubblico istituzionale (una scuola, un tribunale, un ufficio pubblico) dovrebbero far mostra di sé simboli religiosi di una sola confessione; né perché il fatto che qualcosa rappresenti per qualcuno una tradizione dovrebbe rendere la cosa in questione intoccabile  e sacra (per dire: mutilazioni genitali praticate sui neonati o sui bambini, come la circoncisione o l'infibulazione, sono senza dubbio tradizioni, per qualcuno; ed anche un certo tipo di intimità tra sacerdoti e fanciulli, tradizionalmente, è statisticamente molto più frequente di comportamenti analoghi che coinvolgono laici); e che dunque sarei stato d'accordo con il preside anche se le cose fossero andate come sono state presentate; ma pare proprio che non siano andate così.

A quanto pare, il barbaro divieto riguardava esclusivamente l'ingresso in orario di mensa di due mamme intenzionate ad insegnare canti religiosi ai bambini cristiani - e contestarlo mi pare si commenti da sé, a meno che non si voglia sostenere l'idea che genitori ex alpini debbano poter insegnare canti di montagna ai loro figli in sala mensa o, ancora, che durante il pranzo con i compagni di scuola bimbi cinesi debbano poter ricevere la visita di genitori intenzionati a cantare con loro l'inno del loro paese.

A proposito del presunto divieto, a quanto pare inventato dalla stampa e cavalcato dai soliti noti (tra i quali s'è distinto, come raramente gli capita, il Ministro dell'Interno, che sembra abbia espresso il parere secondo cui il Presepe dovrebbe essere esposto anche in tutte le prefetture; e presso tutti i semafori del Regno!), di festeggiare il Natale a scuola: personalmente, e laicamente, trovo che una festa tra bimbi e genitori sia un bel momento di aggregazione e - dio non voglia! - d'integrazione; trovo invece che una festa religiosa in una scuola pubblica sarebbe  decisamente inopportuna ed irregolare, ma mi pare che si siano fatti passi da gigante rispetto alla messa della scuola di quando alle elementari, in una scuola pubblica, andavo io.
Piena fiducia in insegnanti e dirigenti scolastici, per quanto mi riguarda e vedo ogni giorno.

Mi si dice, infine, che insistere su questi temi - la laicità, fondamentalmente, declinata nelle scuole e nel contesto dell'integrazione con culture e fedi diverse - sia fare un regalo, in termini di voti, a Salvini e spiccioli. Noto sommessamente che esprimersi basandosi sull'idea di non fare regali, in senso elettorale, a questo od a quell'avversario ci ha donato vent'anni di berlusconismo per poi catapultarci tra Renzi, Grillo e Salvini: direi che abbiamo già dato - e comunque non si arretra, sulle questioni di principio, per il rischio di fare un regalo a qualcuno.

lunedì 30 marzo 2015

Integralismi integrati

Ed eccoli qui, Campioni Della Fede di ogni colore, tutti insieme appassionatamente a manifestare contro i diritti altrui - a ricordarci che arroganza ed omofobia, come ogni forma di stupidità, non conoscono confini religiosi od etnici e non sono, dunque, appannaggio esclusivo di questo o di quel gruppo integralista.

giovedì 12 giugno 2014

Mettere in dubbio, sempre

Io (commentando il sorpasso azzardato subito ad opera di scooter impaziente): Ecco Irene, vedi, quel signore è stato un po' monello (monello è il termine utilizzato da Irene per identificare i crimini dell'umanità, ndr), perché ci ha superati a destra e a destra non si può superare!
Irene (sei grande amore mio): Ma chi l'ha detto che non si può superare a destra?
- SILENZIO -
Io (ridendo e sorridendo): Non fare la relativista con me!
     ...
     E' che è comodo, per motivi di sicurezza, sapere che si può essere superati solo da un lato, e 
     convenzionalmente si è stabilito che si supera a sinistra...


giovedì 21 marzo 2013

Una visione del mondo

Nella mia visione del mondo, in pratica, sostenere che una persona, od un comportamento, è meno naturale di un altro ha lo stesso valore del sostenere, per dire, che il numero cinque è meno intero del numero dieci. Una cosa, a pensarci, che nemmeno Giovanardi si spingerebbe ad affermare.

Corollario: naturali o non naturali possono essere soltanto i numeri.

venerdì 22 febbraio 2013

La parola "sensibile" è vaga come stelle dell'Orsa

Forse l'ho in qualche modo evocato io con il mio ultimo post, cosa che sconterò al momento del Giudizio Universale (cioè, per come la vedo io, mai). Fatto sta che Carlo Giovanardi ha ritenuto necessario ribadire la propria posizione, della quale in effetti il sottoscritto aveva anticipatamente dato conto, facendo sapere di trovare più imbarazzante un bacio tra due uomini che non Berlusconi.
Ancora, una volta, la questione ruota attorno al concetto di sensibilità: a proposito del quale, come nel post precedente, rimando alla bella canzone, Sensibile, degli Offlaga Disco Pax, dalla quale è mutuato il titolo del post. E dunque, a proposito di sensibilità: ognuno è libero di trovare più o meno imbarazzante quello che preferisce - e se trova più imbarazzante un atto d'amore tra due persone rispetto ad un atto di corruzione di un magistrato o alla frequentazione di prostitute bambine: be', sono fatti suoi.
Ma la questione, a mio giudizio, è: è "giusto" pensare che l'imbarazzo di un singolo diventi - o miri a diventare - legge dello Stato? Ovviamente, penso che la risposta sia "No!".
Voglio dire: se penso a cose - fatti, comportamenti, abitudini - che io trovi più di altre imbarazzanti, mi vengono in mente, subito, tre esempi: gruppi di persone che si rivolgono ad un'entità invisibile ed intangibile (incolore, insapore, inodore?) ripetendo in coro filastrocche imparate da bambini, delle quali forse in maggioranza riconoscono i suoni ma non le singole parole; la mancanza di curiosità scientifica, manifestata con la ripetizione di cose "sentite dire" alle quali si dà il valore di verità assolute senza interrogarsi in alcun modo sui relativi "perché" ; l'incapacità di notare l'incoerenza logica tra due affermazioni, al punto da utilizzarle talvolta a breve distanza l'una dall'altra. Nei primi due casi si tratta di due diverse manifestazioni, probabilmente, dello stesso fenomeno, che chiamerei "ignoranza acritica"; il terzo è questione di forma mentis - e probabilmente è imparentato con il secondo.
Queste sono cose che mi imbarazzano, da sempre - da quando ho ricordi di me adulto, se non altro.
E tuttavia mai vorrei vivere in uno Stato che punisca l'incapacità logica, o ponga divieti sugli oroscopi o sui "rimedi della nonna" o, ancora, metta fuori legge le manifestazioni religiose.
L'imbarazzo del singolo, o di un gruppo di persone, di fronte ad un qualche aspetto della vita o del modo di essere di altri non può avere la stessa dignità di una legge dello Stato, valida per tutti e per tutti vincolante - a meno che non si accetti l'idea di uno Stato Etico, che non si occupi della convivenza pacifica e costruttiva tra individui diversi ma punti ad imporre una sola linea di pensiero, una sola "sensibilità", appunto, ad una massa di pedine indistinguibili.
Sinceramente, è uno scenario che lascerei volentieri a Paesi che ufficialmente rifiutano di essere laici, come l'Arabia Saudita, l'Iran o la Città del Vaticano.

venerdì 31 agosto 2012

Accanimento terapeutico

Il Cardinale Carlo Maria Martini ha rifiutato "il tubicino per l'alimentazione artificiale" e "tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico.
Dunque andrà all'Inferno, insieme ad Eluana Englaro.

venerdì 27 gennaio 2012

Sfigati (ed un elogio del relativismo)

Parla di sfigati, quel figo della Madonna del viceministro Michele Martone: sfigati gli studenti universitari fuoricorso ventottenni - ma questo mi interessa poco, ché a questo post interessa l'aspetto formale, e non il merito: troppo facile obbiettare che non si può far di ogni erba un fascio, che ci sono i figli di papà senza un cazzo di voglia di studiare così come persone che non hanno la possibilità di fare gli studenti a tempo pieno.

Più o meno ognuno ha le sue categorie (termine orrendo, quasi al livello di naturale: ma questo è un post che verrà) di sfigati, basate su diversi modi di vedere la vita (io stesso tendo a pensare come sfigati tutti coloro che passano la vita in ufficio, dalle sette e mezza di mattina alle otto di sera, e si sentono in dovere di rampognare altri per una pausa pranzo troppo lunga) o, più frequentemente, su classificazioni sommarie e nobili come l'origine geografica,  la fede calcistica, l'appartenenza religiosa. E dunque sfigati i Veronesi ed i Bergamaschi, sfigati i cattolici, sommamente sfigati gli juventini, i tifosi di Ivan Basso - per me bresciano, ateo, interista, simpatizzante di Gilberto Simoni. O ancora: sfigati gli abitanti del quartiere vicino, gli studenti dell'altra scuola media, le saponette del Classico - decisamente fuori classifica, e meritevoli del classico velo pietoso, gli Ingegneri Gestionali: ché a nessuno dovrebbe essere consentito di sparare sulla Croce Rossa.

Ognuno ha le sue categorie di sfigati, perché - scriveva Primo Levi - "ognuno è ebreo di qualcun altro" - e nulla è più da sfigati della diversità.

A me tutto questo ha ricordato un po' Baricco, ed il personaggio di Gould, il ragazzino geniale di City: "La genialità stava nell’aver trovato qualcuno la cui vita era una tragedia non perché era sfigato ma, al contrario, perché era un figo della madonna".

Così, tanto per non dimenticare che l'essere fighi, o sfigati (che tutti sanno cosa significa ma nessuno lo saprebbe definire), è un po' come la bellezza: sta, prima di tutto e sempre, negli occhi di chi guarda.

mercoledì 11 gennaio 2012

Strumentalizzare

Strumentallizzare: v. tr: Sfruttare in modo subdolo qlcu. o qlco. come strumento per i propri fini. Utilizzare qualcuno o qualcosa come uno strumento, per raggiungere i propri scopi. Sinonimi: servirsi, sfruttare, usare.

Impazza in questi giorni, sulla blogosfera cattolica, sui social network e nelle catene di spam, questa storia, la storia di una donna incinta che, scoperto di essere ammalata di tumore, rifiuta le cure per non rischiare di danneggiare il nascituro - e muore pochi giorni dopo averlo dato alla luce.

Nulla da dire sulla triste storia, che suppongo vera e non è certo unica nel suo genere - né nuova nelle notizie che girano sul web. E tanto di cappello di fronte alla forza d'animo di una scelta che definire coraggiosa ed altruista mi sembra riduttivo.

Ma non posso non pensare alla parola strumentalizzare,  ed al suo sgradevole e ben poco cristiano significato, quando prendo atto che una vicenda triste viene utilizzata per l'ennesimo attacco contro chi la pensa diversamente. Come se credere nella libertà di scelta e di autodeterminazione equivalesse a scegliere, sempre l'aborto o l'eutanasia; come se la scelta della ragazza di cui sopra non valesse proprio perché è stata una scelta, personale e libera, piuttosto che un'imposizione. La cosa che la sedicente cultura pro life finge di non capire è che c'è differenza tra voler garantire la libertà di scelta e di opinione e condividere una scelta od un'opinione: personalmente non sono molto incline a condividere la scelta della ragazza che muore per dare alla luce un figlio, come non sono molto incline a condividere la scelta di chi considera l'interruzione volontaria di gravidanza come una sorta di sistema anticoncezionale - e tuttavia, per citare Voltaire: Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo. Esemplare, in questo senso, la frase "con la mente si votano leggi di morte e si condividono opinioni e mass media ferocemente abortisti; e con il cuore ci si commuove davanti al sacrificio estremo di una giovane mamma. Incredibile", come se garantire tramite una legge ("di morte", ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere) la possibilità di autodeterminarsi, anche in modo difforme dalle proprie convinzioni morali e dalla propria emotività, fosse inconcepibile. Ma forse per certa gente l'unico diritto concepibile di autodeterminarsi ha a che fare col dare la vita per un feto - altro notevole esempio, quest'ultimo, di strumentalizzazione, se ripenso agli adesivi della campagna per il non-voto al referendum sulla procreazione assistita di tanti anni fa, adesivi che tutt'ora fanno "bella" mostra di sè in ogni bagno pubblico che si rispetti e sui quali campeggia l'immagine di un feto - che senza dubbio ha scelto di far propaganda - sotto la scritta "Io non voto".

Posso dire che mi fa schifo, questo modo di utilizzare le persone, meglio se morte o non ancora nate? Posso dire che mi fa schifo un certo modo di ragionare, per cui personali convinzioni etico-religiose dovrebbero assurgere a leggi dello Stato, valide per tutti? E tuttavia sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo.

giovedì 14 luglio 2011

Fine pena: mai

Perché i principi vengono prima delle appartenenze a questo od a quel partito: Giancarlo Galan, PdL, parla di fine vita ed eutanasia, dopo l'approvazione, alla Camera, di una legge contraria alle posizioni del 70% degli Italiani.

giovedì 10 marzo 2011

Abissi d'acciaio

Isaac Asimov compare nei "ringraziamenti" della mia tesi di laurea. Da tempo non leggevo qualcosa di suo, ma è bastato aprire "Abissi d'acciaio" per ritrovare il vecchio feeling con l'autore di science fiction più famoso di sempre. Un romanzo, quello che sto leggendo, che, al di là della componente fantascientifica, della quale Asimov era maestro, andrebbe letto per l'attualissima descrizione delle problematiche connesse al confronto con l'Altro, Altro che nel testo in questione è un robot, ma che nella vita - e nella politica - di ogni giorno può benissimo essere una persona con la pelle di un colore diverso da quello della nostra, il fedele di una religione diversa da quella delle nostre presunte radici, il tifoso di una squadra "avversaria"...

mercoledì 17 novembre 2010

Matematica e pensiero

Come chiosa finale del bel libro "Dio è un matematico", Mario Livio cita i "Problemi della filosofia" di Bertrand Russell, suggerendo che si possa applicare alla matematica, ed al problema della sua caratteristica di "irragionevole efficacia" nello spiegare l'Universo, ciò che Russell scriveva a proposito della filosofia.

Desidero riportare tale citazione poiché, al di là del grande amore che, da sempre, ho per la matematica, sento le parole e le posizioni di Russell molto vicine al mio modo di vedere la vita, al mio ragionare, e forse vivere, più in termini di domande che non di risposte, più in termini di libertà di pensiero che non di ciò che Russell definisce "la sicurezza dogmatica che chiude la mente alla speculazione". Molto vicine a ciò che, in una sola parola, potrei definire il mio relativismo.

"Quindi, per riepilogare la nostra discussione sul valore della filosofia; la filosofia va studiata, non per amore delle risposte precise alle domande che pone, poiché nessuna risposta precisa, di norma, può esser data con certezza per vera, ma piuttosto per amore delle domande stesse, perché tali domande ampliano la nostra concezione di ciò che è possibile, arricchiscono la nostra immaginazione intellettiva e diminuiscono la sicurezza dogmatica che chiude la mente alla speculazione; ma soprattutto perché, attraverso la grandezza dell'universo che la filosofia contempla, anche la mente è resa grande, capace di quell'unione con l'universo che costituisce il suo bene supremo."

giovedì 10 giugno 2010

Giovanardi ed i gay

Abbiamo gente così, al governo.

Per cui la logica è un optional e le Sacre (o presunte tali) Scritture, ma soprattutto la lobby di potere che se ne propone come interprete, vengono prima delle libertà personali e del diritto all'uguaglianza.

giovedì 4 marzo 2010

Sì, lo voglio

Io, personalmente, ho aderito a questo appello: sono profondamente convinto, infatti, della bontà di questa considerazione: L’antichità di un pregiudizio non è una buona ragione per la sua sopravvivenza.

Il 23 marzo la Corte Costituzionale deciderà a proposito di una questione di uguaglianza e di libertà personale: per quanto mi riguarda, spero lo faccia nel senso di stabilire esplicitamente che, anche in Italia, "matrimonio" non significa necessariamente "tra donna ed uomo". Penso valga la pena perdere qualche minuto per firmare un appello del genere, ed informarsi un po' in proposito.

giovedì 18 febbraio 2010

Avevamo un patto

Condivido totalmente questo post, a proposito della rivelazione di un noto giornalista inglese, il quale ha dichiarato di aver ucciso, anni fa, il proprio compagno, malato terminale.

Come ho già scritto altrove, io sto dalla sua parte...

venerdì 25 dicembre 2009

venerdì 6 novembre 2009

L'Europa è libera, l'Italia no

Tutta l'Italia strepita per la sentenza della Corte Europea secondo la quale la presenza del crocifisso nella aule delle scuole pubbliche costituisce una discriminazione nei confronti dei non credenti e dei credenti di religioni diverse da quelle cristiane. Soprattutto l'Italia "politica", ovviamente: si fa a gara ad essere "più papisti del Papa" (il quale già di suo parecchio papista è). Dal massone Berlusconi al dubbioso Bersani, passando per il "celtico" Bossi (quello, tanto per dire, che anni fa tuonava contro i "vescovoni", e partecipa annualmente a cerimonie in onore del "dio Po" (nel senso del fiume)).

Tutti ne parlano, ma ben pochi tentano di farlo superando il preconcetto di mitiche radici cristiane dell'Europa (tutte da dimostrare: ma anche se fosse? Radici cristiane non significa necessariamente imporre un simbolo cristiano a chi cristiano non è... o sbaglio?) o l'entusiasmo di chi ragiona con la spada crociata piuttosto che ragionando sul merito delle cose.

Notevoli eccezioni, pur da punti di vista diversi, sono - direi al solito - Corrado Auguas e Marco Travaglio: il primo spiega perché la sentenza della Corte, oltre ad essere in linea con quanto ci si poteva aspettare, rappresenta una garanzia per tutti ed un segno di rispetto nei confronti di un simbolo religioso che la politica servile (e con essa le alte sfere religiose...) presenta alla stregua di una nota folkloristica, pur di trovare un appiglio per imporne la presenza; il secondo, con il consueto cipiglio, sottolinea le contraddizioni di molti di quelli che Scalfari definirebbe "atei devoti", per poi notare come, entrando nel merito, sarebbe sufficiente considerare il crocifisso come simbolo di uguaglianza e di gratuità dei comportamenti, per sottolinearne il potenziale valore universale e salvarlo dalle contese da osteria (o da parrocchia).

Personalmente mi sento più vicino alla posizione di Augias, soprattutto quando conclude: L'Europa ci guarda e, con il voto unanime dei suoi giudici, ci aiuta.

Segnalo infine un terzo articolo sull'argomento, scritto su "La Stampa" da Michele Ainis. Articolo che si conclude con un'osservazione (Se una religione è forte, se ha fede nella sua capacità di suscitare fede, non ha bisogno di speciali protezioni) che condivido in pieno (ne ho già scritto in passato) e che, per come la vedo io, rappresenta in qualche modo la constatazione che un certo modo di fare religione sia frutto, principalmente, della consapevolezza del proprio incessante ed inesorabile arretramento nella società: constatazione che rappresenta, per il futuro, una promessa ed un speranza.

mercoledì 14 ottobre 2009

Parole

Mi viene in mente la canzone "Parole" di Guccini: chi sia Voltaire mi dite? Va be', dopo ve lo spiego"...

Segnalo questo post, non potendo che condividerne la conclusione: Quando abbiamo perso la retta via, François?

lunedì 30 marzo 2009

Ricordate?

Ricordate? C'era ancora il vecchio Papa, l'amico di Pinochet che per intervalla insaniae ha chiesto scusa praticamente per tutto. E c'era Ruini, che faceva campagna elettorale contro la partecipazione al referendum sulla legge 40, quella che oggi spinge e costringe migliaia di coppie italiane a rivolgersi all'estero, presso le strutture di paesi più civili e meno teocratici del nostro, nella speranza di avere un figlio.

Come andò si sa, vinse l'astensionismo e morì qualunque idea di non ingerenza del Vaticano negli affari dello Stato italiano.

Da allora, numerosi pronunciamenti della magistratura hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità della legge 40: "ingiusta, incostituzionale che non rispetta la salute, l'eguaglianza, il diritto di scelta", secondo molte associazioni di cittadini. Domani la Corte Costituzionale deciderà se essa viola "il diritto alla salute, alla libertà di cura, all'eguaglianza". Vedremo.