martedì 12 febbraio 2013

Tanto di cappello (bianco)

La notizia del giorno è ovviamente quella delle dimissioni - più tecnicamente, dell'abdicazione - di Josef Ratzinger dalla carica di capo della Chiesa di Roma. Non ho mai amato particolarmente il personaggio, si sa, ché rappresenta ideologicamente un po' il contrario di tutto ciò - razionalismo, relativismo - in cui mi riconosco. E tuttavia ne ho sempre apprezzato la franchezza, che me lo fa preferire (ne ho scritto, tra l'altro, anche qui) al suo predecessore, ugualmente di destra, conservatore e chiuso al cambiamento, ma con una pitturata di modernismo viaggiante e mediatico a confondere le idee.
E la notizia di ieri, in qualche modo, conferma questa mia opinione: trovo infatti che in un gesto tanto inusuale - si tratta del primo Papa dimissionario da seicento anni, forse del primo in assoluto che non lasci la cattedra di Pietro a seguito di eventi e trame politiche - ed umano - il desiderio di lasciare quando ancora si è in grado di svolgere il proprio ruolo: senza ridursi, per attaccamento alla poltrona, ad essere un manichino che si trascina per anni senza riuscire a parlare e stando in piedi solo appeso a qualche assistente, come fu per Wojtyla - vi sia più modernità, più apertura al cambiamento che nei quasi trent'anni del pontificato precedente, vissuto tra riflettori, viaggi e piste da sci, certo, ma, mediaticità a parte, vissuto completamente nel solco della tradizione.
Tanto di cappello dunque per il gesto di un uomo anziano e fragile che sa fare di questa fragilità una scelta forte.
Per il resto, rimane un reazionario conservatore - e non ci mancherà per niente.

mercoledì 6 febbraio 2013

lunedì 4 febbraio 2013

About myself

Qualche definizione / commento relativo al mio modo di essere raccolto nelle ultime settimana, diciamo negli ultimi due mesi:
  • particolare (parlando di santa Lucia e Babbo Natale: già ne ho scritto)
  • uno di quelli che, pur di fare i duri e puri, faranno l'ennesimo favore a Berlusconi - ora: l'idea del duro e puro, confesso, mi piace molto più di quanto non la senta adeguata a definirmi. Quanto alla seconda parte dell'affermazione, ho deciso che ogni discorso del tipo "chi non vota Bersani fa un favore a Berlusconi", nelle prossime tre settimane, avrà l'effetto di far diminuire la probabilità che il mio voto vata al leader del PD
  • con un modo di pensare molto metadescritto - d'accordo, questa è un po' tecnica, ma mi piace assai
  • troppo orgoglioso - a proposito dello scarso gradimento che provo per l'idea di farmi fare le cose dagli altri
Che dire... di tutto un po'... ed un po' mi ci riconosco...

venerdì 1 febbraio 2013

Hanno la faccia come il culo

E quindi.
Berlusconi rinfaccia a Monti di aver introdotto l'IMU, tassa ingiusta che il Cavaliere d'Italia ha già promesso di abolire. Ma l'IMU è stata istituita anche con i voti del partito di Berlusconi...
Bersani rinfaccia a Monti di aver creato il fenomeno degli esodati - situazione odiosa nella quale si vengono a trovare i lavoratori in fasce d'eta prossime alla pensione, ma non abbastanza. Ma la riforma Fornero del sistema pensionistico è stata approvata anche con i voti del partito di Bersani...
Monti stesso, in uno dei sempre più frequenti momenti in cui è in disaccordo con se stesso, promette una revisione nell'applicazione dell'IMU, ritenuta tassa odiosa ed iniqua nell'incarnazione attuale...
Monti dipinge Berlusconi come il più grande dei pericoli per il Paese, non prima però di ammettere di averlo votato, in passato, e non senza dialogare poi con Alfano, la cui indipendenza dal Cavaliere è in effetti ben nota.
Bersani formalizza un'alleanza con Vendola ma strizza l'occhio a Monti, che rinfaccia al suo partito un ruolo nella crisi di MPS. Il PD a sua volta rinfaccia a Monti la candidatura nella sua lista di un ex dirigente MPS coinvolto nella gestione che ha condotto alla crisi in questione.

E poi si meravigliano se qualcuno pensa di votare per il populismo di Grillo, o di non andare a votare, o di annullare la propria scheda...

giovedì 24 gennaio 2013

Sul comodino

Primo post di questo 2013, per ora pieno di parole pensate e vuoto di parole scritte - alla faccia della mia consueta diarrea verbale di canettiana memoria.
Di parole scritte qui, se non altro.
Molto pieno anche di parole lette, invece - da cui la breve lista di "libri sul comodino", attualmente in lettura, che segue e dà il titolo al post:


venerdì 21 dicembre 2012

Non siamo calzini ma persone

– E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
– Già.
– Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola lì la schifezza.
– Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
– No. Ma sta' attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. È solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante. 

[A. Baricco, "Castelli di rabbia"]

Pensieri dalla fine del mondo

21 dicembre 2012, ultimo giorno - ormai lo sa anche il cane della mia vicina di casa - del calendario Maya. Dice: e che sarà mai, la fine del mondo? Ecco, appunto: per qualcuno, a quanto pare, sì.
Ora. Lo scettico che è in me è molto poco incline a credere ad una cosa del genere - non più di quanto lo sia a credere a tutta la fin troppo nota mitologia cristiano-cattolica, che nei giorni a venire darà ahimé il meglio di sé.
E tuttavia, in linea di teoricissimo principio: non sarebbe bello, in qualche senso, che accadesse una cosa del genere? Esserci, voglio dire. E' un discorso più generale, che va ben al di là della strana data di oggi: non è bellissimo, oltre che quasi ovviamente assai spaventoso, esserci, quando accade qualcosa che segna una netta discontinuità con il passato? Per dire: esserci, il giorno in cui un'astronave aliena giungerà sul nostro pianeta. Esserci, il giorno in cui per la prima volta un uomo ha messo piede sulla luna. Esserci, il 25 aprile del 1945: non riesco nemmeno ad immaginare l'emozione di incontrare qualcuno che ancora non sa, e potergli dire "E' finita la guerra!".
Da un certo punto di vista, volendo portare il discorso un passo più avanti, sarebbe bello - bello non certo nel senso di qualcosa di gradevole; forse piuttosto nel senso di qualcosa di emozionante, di vivo - vivere in un periodo storico meno - apparentemente? - tranquillo di quello attuale: aver fatto la Resistenza, o il '68, avere visto - visto nel senso delle immagini che entrano negli occhi per non lasciarti mai più - l'orrore dei campi di sterminio nazisti, o la dittatura cilena di Pinochet.
Dubito che il mio nonno materno, che tra il 1943 ed il 1945 passò più di un anno e mezzo prigioniero in un campo di lavoro tedesco, apprezzerebbe troppo questo mio (s)ragionamento: e tuttavia il più bel racconto di guerra, ma forse dovrei dire di pace, che io abbia mai sentito - bello in quel senso là, voglio dire - lo devo a lui, alla sua esperienza diretta ed alle parole con le quali, poi, per tutta la vita se l'è portata dietro - e dentro.

Così... non ho una gran voglia di partecipare al gran finale di questo nostro pianeta - e tuttavia: non sarebbe, in qualche modo, bellissimo?

giovedì 20 dicembre 2012

Luoghi

I computer inutilizzabili causa esecuzione di un giro di antivirus straordinario, con tanto di collega deputato ad occuparsi della cosa. Due pennarelli, uno rosso ed uno verde, ed una lavagna.
Quale migliore occasione, nel primo pomeriggio di ieri, per trascinare due colleghi - Laura e Sam, compagni di banco e dunque in qualche modo di viaggio - in un emozionante viaggio nella terra incredibile della geometria analitica e dei luoghi geometrici?

Primo passo: data la definizione di ellisse come luogo geometrico dei punti del piano per i quali è costante la somma delle distanze da due punti, detti fuochi, determinarne l'equazione - che ricordiamo essere $$\frac{x^2}{a^2} + \frac{y^2}{b^2} = 1$$ nel caso di ellisse centrato nell'origine che interseca gli assi in$$A_{1,2} (\pm a, 0)$$ e $$B_{1,2} (0, \pm b)$$.

Nell'immagine che segue i passaggi del calcolo (essendo $$F_{1,2} (\pm f, 0)$$ i fuochi):



Secondo passo: determinare l'equazione del luogo dei punti che vedono l'ellisse sotto un angolo retto, di quei punti cioè le tangenti all'ellisse passanti per i quali risultano perdendicolari tra loro.

Nell'immagine che segue la lavagnata con la soluzione.
Nel dettaglio, si procede così:
  1. si scrive l'equazione dell'ellisse: $$\frac{x^2}{a^2} + \frac{y^2}{b^2} = 1$$
  2. si scrive l'equazione della generica retta di coefficiente angolare $$m$$ passante per $$P(x_p, y_p)$$: $$y = y_p + m(x - x_p) $$
  3. si mettono in sistema le due equazioni, ottenendo un'equazione di secondo grado in x per la quale si pone uguale a zero il determinante (condizione per la quale le rette risultano tangenti alla conica)
  4. si ottiene un'equazione di secondo grado in m, le cui soluzioni sono i coefficienti angolari delle tangenti all'ellisse in funzione di $$(x_p, y_p)$$
  5. si pone la condizione di ortogonalità: le due soluzioni $$m_{1,2}$$ devono essere antireciproche. Anziché calcolare $$m_{1,2}$$ e porre $$m_1 = -\frac{1}{m_2}$$, si mostra che il prodotto delle soluzioni di un'equazione $$Am^2 + Bm + C = 0$$ risulta essere $$\frac{C}{A}$$, e si pone pertanto $$C = -A$$
Per la cronaca, il luogo in questione risulta essere la circonferenza $$x^2 + y^2 = a^2 + b^2$$, di centro l'origine e raggio $$\sqrt{a^2 + b^2}$$.


UPDATE: il luogo dei punti che vedono una curva C data sotto un angolo retto è detto curva ortottica di C.

martedì 18 dicembre 2012

Dieci anni dopo

Dieci anni fa, oggi, stavo aspettando di discutere la mia tesi di laurea. Preso in trappola da un tailleur grigio fumo (che solo la cravatta rossa cercava di scusare - rossa come la rilegatura della mia tesi, unica nel monocolore azzurro), passeggiavo nervosamente per i corridoi dell'Università, in quello che sarebbe stato l'ultimo giorno della mia vita da studente. Non mostravo molto entusiasmo nei confronti di quella conclusione ma, poiché ogni fine è anche un inizio, è più interessante parlare dei dieci anni che sono seguiti, più che di quelle decine di minuti di attesa.
Dieci anni dopo, con l'Università ho mantenuto un bel rapporto,  da esercitatore part-time cui gli studenti tendono a dare del tu e che solo la paternità ha reso più severo. Ed il lavoro è più o meno quello che mi sarei aspettato a seguito dei miei studi.
Di quel giorno, alla fine, oltre a qualche fotografia, rimane la mitica pergamena di laurea, il cui tubo contenitore si è trasformato senza batter ciglio in uno dei giochi preferiti di mia figlia...


E poi: ogni dieci anni, lasciate che sfoghi un po' di secchion-pride... pubblicando il mio libretto universitario... ;-)



lunedì 17 dicembre 2012

Due strade trovai nel bosco

Qualcuno, di recente, ha utilizzato il termine "particolare" per definire il mio modo di ragionare, forse addirittura di essere, su alcune questioni: si parlava, per la precisione, di santa Lucia, versione bresciana di Babbo Natale che - de gustibus non disputandum est - si fa accompagnare da un asinello anziché da una muta di renne. Poi il discorso si è esteso a battesimi e riti matrimoniali più o meno insoliti, ma non è questo il punto - ci sarebbe altrimenti materiale per dieci post, ma non certo il tempo.
Il punto, volendo considerare la definizione come un (esercizio di modestia: mezzo) complimento (diversamente, non sarei qui a parlarne), è: particolare, strano, insolito... chi non si è mai sentito ben definito, in qualche caso, da uno di questi termini?
Personalmente sono convinto del principio generale per cui la bellezza sta nella varietà, più che nel ripetersi di un modello ricorrente quasi senza variazioni: saremmo tutti copie fatte con un unico stampino, anziché persone a volte simili ma sostanzialmente uniche.

(D'accordo, la bellezza sta anche negli occhi di chi guarda: ma questo è un discorso diverso - forse. Sempre che anche la particolarità non stia negli occhi di chi guarda...)

E dunque.
Scriveva Robert Frost: due strade trovai nel bosco, ed io scelsi la meno battuta: ed è per questo che sono diverso. Mi pare che questa massima descriva abbastanza bene il modo in cui mi sono sempre sentito - ed il motivo per cui essere definito particolare è ai miei occhi una vittoria, e non una sconfitta - mai.
Mi rendo conto - queste riflessioni hanno dato il via ad una specie di mini viaggio dentro me stesso, aiutato certo dal fatto che sto rileggendo, per l'ennesima volta, Baricco - che, in qualche modo, per me è sempre stato così: sono stato un bambino per il quale non hanno mai avuto valore i gusti della maggioranza (quella che, avrei scoperto più tardi, la statistica deifnisce moda) e sono di conseguenza un adulto che non vede come motivo di preoccupazione la possibilità che sua figlia si senta diversa - diciamo particolare: mi piace sempre di più, questa parola - rispetto alla moda (in quel senso ) dei suoi coetanei. Che si parli poi del mistero di santa Lucia, dei cartoni animati in televisione o del catechismo, poco cambia.
Mi spingo a dire che la scelta della strada meno battuta, tra le due - in generale: tra le tante - disponibili nel bosco che è la vita, può diventare, in qualche caso, un fine, più che un mezzo: il che è, evidentemente, sbagliato - con tutta la disapprovazione che, com'è noto, provo nei confronti di chi cataloga le cose dividendole in sbagliate e giuste.
E tuttavia davvero è per questo che sono diverso: perché è sempre stato lieve e semplice, per me, non seguire la strada più battuta - né la cosa ha mai rappresentato un problema. Così... non è mai stato un problema amare uno sport che non è certo quello più praticato nel mio Paese; non è mai stato un problema passare per secchione quando, semplicemente, mi veniva facile essere il primo della classe (e c'è differenza, tra le due cose: oh, se ce n'è!); non mi sono mai sentito fuori posto perché amo la matematica, o la lettura, più che le trasmissioni televisive, o perché mi piace parlare di religione o politica anche quando le mie idee sono a volte assai distanti da quelle che la nostra società considera tranquillamente normali.
Se essere me stesso - il me stesso unico ed irripetibile frutto di tanti bivi e di tante strade poco battute, a volte piene di sterpi e rovi taglienti, altre sicuramente più agevoli - è significato, qualche volta, passare per strano... be', non c'è problema: eccomi. Nessuno ha mai detto che la strada meno battuta debba essere semplice. Ma, per quanto mi riguarda, posso ben dire che la scelta della strada meno battuta è stata, spesso, la scelta che mi ha fatto - che mi fa - sentire felice - e libero. Stranezza o diversità che sia... da oggi ho una nuova parola per definirla. E' essere particolari: che è poi il motivo per cui le persone sono, davvero, interessanti.
Con un grosso grazie a chi me l'ha fatta in un certo senso scoprire, regalandomi la gioia di qualche ora passata a riflettere, anche, su me stesso.