mercoledì 25 luglio 2012

Dolcissimi possessivi

Nonno (rivolto al nipotino di quattro anni): Tesoro, di' alla nonna di venire a misurarsi la glicemia.
Nipotino (serio): la glicetua?
Nonno (ridendo): be', più che altro... la glicesua!
...
Nipotino (ridendo, rivolto alla nonna): nonna, ha detto il nonno di andare a misurare la glicetua!

lunedì 23 luglio 2012

Papi

Preciso subito che non mi sono completamente bevuto il cervello e non ho pertanto intenzione di scrivere un post su Enrico Papi (il fatto che esista una pagina di Wikipedia a lui dedicata, ecco: è una di quelle cose che dovrebbero far dubitare i sostenitori dell'esistenza di un disegno intelligente).

Ed avverto subito i fan di Ruby (la minorenne, non il linguaggio di programmazione: uff, che fatica essere precisi!) e Papi ed Olgettine varie: il titolo di questo post non è da intendersi come il soprannome attribuito in situazioni intime da un gruppo di in certi casi troppo giovani ragazze ad un vecchio miliardario.

Più semplicemente: papi, sostantivo maschile plurale. Il plurale di Papa. Come Pio XII, quello che durante la Seconda Guerra Mondiale non s'è accorto di nulla e comunque gli Ebrei hanno ucciso il Figlio di Dio, per dire.

E, al di là delle derive polemiche alle quali mi lascio andare ogni qual volta vi sia la possibilità anche solo di nominarne uno (ché ad esempio Pio Decimosecondo non c'entrava proprio nulla, nel capoverso precedente: ammettiamolo!), vorrei dire in proposito una cosa semplice semplice, della quale nessuno probabilmente mi ha mai sospettato. E cercherò, facendo violenza a quasi ogni fibra del mio essere, di farlo in breve (musica di guerre stellari).

In una frase: dei due soli papi che ho avuto modo di conoscere (non di persona: dai, che avete capito), Karol Wojtyla ed Joseph Ratzinger, preferisco senza ombra di dubbio il secondo. Ratzinger.

Davvero.

Non sto scherzando.

Preferisco Ratzinger, il caro vecchio Ratzy. B16.

Sul serio.

Davvero volete sapere il motivo? D'accordo.

E' un vecchio reazionario che non fa nulla per nasconderlo, e questo mi piace (che non faccia nulla per nasconderlo, intendo). Lo rende anche facile oggetto di battute... è divertente, in fondo. Quell'altro era tale e quale, "uno dei peggiori uomini di destra del secolo", per dirla con un amico, ma passa per quello moderno ed innovatore... ma NON E' VERO!
Voglio dire: non è che perché sciava (sciava vestito di bianco: che incubo per le guardie del corpo!) o viaggiava molto era moderno.
Era un vecchio reazionario con la passione per i viaggi e per lo sci :D.
Amico di Pinochet, e tutti ad osannarlo, santo subito e via dicendo.
Ma per favor: Ratzy tutta la vita (la sua: che - statisticamente - dovrebbe volgere al termine).
E poi, scusate: uno che parla che sembra Hitler. Che va a Ratisbona e scatena in un batter d'occhio una specie di flame con i musulmani (mai stato tanto uniti in oltre mille anni di storia). Davvero: è impagabile! Lo adoro: anche se il termine adorare, in questo contesto, richiederebbe invero maggior cautela.

Quindi, riassumendo: la mia personalissima classifica dei papi, a questo punto, è: Josef, Enrico, Silvio ex aequo con Karol.
Amen.

Popoli della Padania

Farebbe quasi tenerezza, quasi sedici anni dopo, riguardare questo video, che ripropone la manifestazione della cosiddetta Dichiarazione d'Indipendenza della Padania. Farebbe tenerezza, dicevo: se solo avessi lo stomaco abbastanza forte da seguirne la riproduzione.

Di certo è piuttosto triste il percorso che, negli ultimi vent'anni, Bossi e la Lega hanno compiuto: da partito che si proponeva come nuovo e diverso, vicino alla gente (qualunque cosa significhi gente) più che alle poltrone, a partito più uguale degli altri, che affonda sotto il peso degli scandali che travolgono il Capo e la sua famiglia. Dai proclami contro Roma ladrona e per una politica nuova ed onesta, al più totale appiattimento, dopo anni al governo ad occupare poltrone, su tutti gli stereotipi della malapolitica romana: le tangenti, il posto ben remunerato nelle istituzioni assicurato per parenti ed amici, i favori al Capo da questo e da quell'imprenditore.

Gli anni del video sono quelli in cui la Lega, quando ancora ce l'aveva duro, straparlava di Padania libera ed indipendente e di mitiche origini celtiche dei popoli del Nord, organizzava un Parlamento Padano (a Mantova, mi pare) e farneticava di occupazione del Nord da parte dello Stato centralista.
C'era tuttavia già stata la prima, breve esperienza di governo, nel 1994, e già non era più, probabilmente, la Lega nata a metà tra razzismo (il padroni a casa nostra ed i terroni che vengono a rubare il lavoro ai nostri figli, per intenderci) e quello che oggi si definisce movimentismo e punta ad opporre le manifestazione della cosiddetta società civile al malcostume diffuso in [certa parte della] politica: la Lega, per dire, degli amministratori onesti opposti alla deriva tangentista del pentapartito.

Vent'anni dopo quella prima Lega, e dopo i mesi di scandali che hanno svelato il coinvolgimento della famiglia del suo leader storico (ed unico) in una palude di intrallazzi, scambi di favori ed utilizzo del potere a scopi personali, mi sembra che del movimentismo opposto alla malapolitica non sia rimasto nulla: i lunghi anni passati al governo a sostenere Berlusconi ed il suo sistema di potere, evidentemente, hanno spazzato via qualunque dubbio e la Lega si è completamente allineata al modus operandi di quella Roma ladrona a parole ancora tanto avversata. Nel frattempo, Bossi non è più quello di una volta, ha avuto gravi problemi di salute ed anche il partito non pare messo meglio - ben lontano dall'averlo duro come un tempo, direi che s'è lasciato alle spalle la stagione degli amministratori onesti ed integerrimi, arroccandosi infine sulle posizioni dalle quali, in fondo, tutto era iniziato: il razzismo e la xenofobia, che nel frattempo hanno cambiato oggetto, un tempo i terroni, ora i negri, i Cinesi, in futuro probabilmente i Marziani od i Venusiani e poi, chissà!, gli abitanti di altri sistemi stellari o di altre galassie...

Anche per questo, quasi sedici anni dopo, fa quasi tenerezza riascoltare Bossi proclamare l'indipendenza della Padania che non c'è - se non altro per chi è fornito di stomaco più forte del mio!

martedì 17 luglio 2012

La scuola pubblica a Brescia, Padania

Non sono ancora entrato nella spirale dei problemi della scuola pubblica, è vero: ma ho una figlia piccina, che prossimamente farà il suo esordio all'asilo nido, per cui non sono completamente a digiuno delle questioni relative a finanziamenti che saltano e risorse che vengono tolte. Più in generale, ritengo che investire sull'istruzione, e sull'istruzione pubblica in particolare, sia l'unico modo per garantire il futuro non solo degli individui bensì anche, e forse soprattutto, della collettività: cominciando dalle scuole per l'infanzia...

Così, trovo sgradevole pensare che, come troppo spesso è accaduto nel nostro Paese da che ho memoria, i tagli degli investimenti pubblici, a qualunque livello, riguardino quasi sempre le attività connesse all'istruzione: ad esempio, la completa eliminazione delle convenzioni tra Comune ed asili nido privati per quanto riguarda la mia città.

E trovo folle che la stessa amministrazione cittadina di Brescia abbia deciso di non rinnovare il supporto economico alle iniziative di alfabetizzazione pre-scolari per bimbi figli di extracomunitari, con i seguenti effetti:
  • aumento del numero di bimbi che non parlano bene l'italiano che si iscrivono alle scuole elementari
  • necessità di alfabetizzare tali bimbi prima di procedere a qualunque tipo di attività didattica
  • abbassamento del livello complessivo dell'istruzione impartita a tutti gli alunni di classi ad alta percentuale di bimbi extracomunitari
  • tendenza dei genitori di bambini "italiani" ad iscrivere i figli a sezioni a basso tasso di bimbi extracomunitari (cosa formalmente non possibile ma, mi si dice, ottenibile piuttosto facilmente mediante richiesta di attività particolari, come attività musicali, artistiche e via dicendo)
Risultato finale: ghettizzazione dei bimbi extracomunitari in sezioni "ben delimitate", con riduzione al minimo del "rischio" di contaminarne la padanità a seguito di contatti con bimbi di altre "razze".

Ora: che si tratti di un risultato appetibile per una giunta che già s'è distinta per provvedimenti xenofobi (divieto di mangiare nei parchi pubblici: tra il nonno "italiano" che dà il gelato al bambino e l'extracomunitario col kebab, chi pensate sia perseguito? Eliminazione dei contributi comunali per i nuovi nati, dopo il rilievo di incostituzionalità per la norma che ne prevedeva la disponibilità alle sole coppie "bresciane"), non dubito. Io tuttavia lo considero scandaloso, vergognoso, pericoloso: perché l'integrazione non si costruisce isolando le diversità e guardandole con sospetto, bensì mescolando le esperienze di vita a partire da quelle dell'infanzia.

Segnalo, in tema di istruzione pubblica a Brescia, questo blog, curato da una persona che conosco: si occupa di dare risalto ad iniziative e manifestazioni volte ad inseguire la speranza di una scuola pubblica forte ed aperta, ben diversa da quella che il vicesindaco leghista (il sindaco è parlamentare e preferisce Roma ladrona alla noia dell'amministrazione cittadina) e la sua giunta vorrebbero (si fa per dire) costruire.

lunedì 25 giugno 2012

Darwin al consultorio

Chiacchieravo, un paio di giorni fa, con un'operatrice di un consultorio familiare circa il fatto che i bimbi, nell'età in cui iniziano a gattonare, a mettersi in piedi ed infine a camminare, hanno la tendenza ad utilizzare il cranio come ammortizzatore in caso di caduta, e ad essere dunque spesso adornati di bernoccoli. E si parlava di come l'essere le ossa dei bimbi più morbide di quelle degli adulti riduca la gravità (non me ne voglia Newton) di tale tendenza.
Al che la consulente in questione ha chiosato qualcosa come "del resto, la Natura - non so se nella sua frase ci fosse la maiuscola: io per abitudine la metto - non fa mai le cose a caso".

Ora.

Ho deciso che se voglio lasciare in eredità a mia figlia un mondo migliore di quello che ho trovato devo provare a fare mia una frase di Einstein, secondo cui "Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose": e che dunque non devo perdere occasione per provare ad opporre il mio modo di vedere le cose a manifestazioni con esso in contrasto - essendo in ultima analisi il concetto di "mondo migliore" intimamente legato al modo di vedere del singolo.

Così, memore dell'illuminante lettura de "Il gene egoista", ho avuto l'inaspettata prontezza di spirito di rispondere "be', oppure è vero il contrario: che individui dotati di geni che danno ai neonati un cranio più duro e rigido tendono a sopravvivere e diffondere i propri geni meno di quelli con le ossa più morbide..." (la formulazione dialogica ovviamente è stata un po' più sommaria e concisa di questa).

Che è poi la differenza, per me fondamentale, tra il considerare l'uomo oggetto di un presunto disegno ed il vederlo invece, darwinianamente, come parte attiva (attiva se non altro in senso genetico) di un'evoluzione.

giovedì 21 giugno 2012

Un tentativo...

Telefonata tra mia moglie ed un addetto di call center di un noto operatore di telefonia fissa:

- Buongiorno, ho visto sull'ultima bolletta che mi avete addebitato una fantomatica "Consegna elenchi telefonici"... che io non ho mai chiesto...
- Sì. Non l'ha ricevuto?
- No. Né l'ho ricevuto in passato, né mi interessa riceverlo.
- D'accordo, allora le tolgo l'addebito.

Così, senza opporre nemmeno un po' di resistenza: sarò prevenuto, ma riassumerei la vicenda come "Che dire, ci abbiamo provato!"

lunedì 18 giugno 2012

Però c'è l'accento!

La fotografia è quello che è, e l'ultima parola - felice - si intuisce soltanto.
Che poi manchi anche dell'altro, be'... probabilmente se n'è reso conto anche l'autore, che ha pensato di compensare la "acca" perduta con un accento...

venerdì 15 giugno 2012

Ultimo giorno di scuola

Il mio ultimo "ultimo giorno di scuola" vero risale, direi, a sedici anni fa: concludevo, nel giugno del 1996, il quarto anno di liceo. L'ultimo giorno di scuola del quinto anno, oltre ad essere una giornata piuttosto triste per il senso di angoscia che dà, sempre, qualcosa di quotidiano che finisce, non fu un vero e proprio "ultimo giorno": non nel senso della libertà estiva, che gli esami di maturità spostavano un po' più in là nel tempo. Stesso discorso vale per l'ultimo giorno di lezione in università: altri cinque anni in cui, con il concludersi della didattica, non si concludeva certo l'impegno scolastico, che anzi entrava nel vivo con le sessioni d'esame.
Sedici anni fa, dunque: fino ad oggi. Oggi, in qualche modo, è di nuovo un "ultimo giorno di scuola": rientrerò infatti in ufficio nella seconda settimana di settembre, dopo aver fatto, per due mesi e mezzo abbondanti, il papà a tempo pieno. Vacanze estive, in qualche modo, come ai tempi delle superiori: con qualche pannolino in più da cambiare, qualche lavatrice in più di cui occuparmi, e tutto ciò che nella vita normale di una famiglia finisce per essere rimandato al fine settimana (non i pannolini, certo: penso a fare la spesa, lavare, stirare... e chi più ne ha più ne metta). Ma soprattutto con la presenza, sempre allegra e sorridente, della nostra piccola Irene ad occupare le mie giornate ed alla quale dedicarmi completamente: facendola giocare, cercando di dribblarla passando da una stanza all'altra, cucinando per lei, cullandola per farla addormentare...
In bocca al lupo, dunque, a me stesso ma soprattutto a lei, che per tutto questo tempo dovrà sopportarmi...

giovedì 7 giugno 2012

Lingue e relazioni non funzionali

"Che cos'è il tempo? Se non me lo chiedi lo so; ma se invece mi chiedi che cosa sia il tempo, non so rispondere", scriveva Agostino di Ippona, il mezzo integralista religioso e guerrafondaio che gli amici cattolici, di conseguenza, definiscono "santo" ed annoverano tra i "padri della Chiesa".
Stephen Hawking suggerisce l'idea che il tempo sia fondamentalmente un modello matematico utile, tra le altre cose, per misurare la durata di una partita di calcio e per studiare l'Universo nel quale viviamo (ok, quella della partita di calcio è mia). E che dunque nulla vieti di concepire un modello matematico diverso, ad esempio quel tempo immaginario che ben si presta a descrivere un Universo senza inizio e senza fine - chiaramente questo potrebbe configurare un problema per una partita di calcio, ma se parliamo di cosmologia l'idea che non sia indispensabile pensare ad un inizio rimuove la necessità di inventarsi un creatore e spazza via migliaia di anni di integralismi religiosi (ivi compresi, a ben vedere, quelli da cui s'è partiti: questo post dunque potrebbe scomparire da un momento all'altro, per suo stesso effetto).
Il colonnello Bernacca, dal canto suo, potrebbe affermare che il tempo previsto per domani è piuttosto variabile, forse pioverà forse no, in ogni caso meglio uscire con l'ombrello.

Ma che cosa è, il tempo?
Personalmente sono sempre stato disturbato dall'idea che la relazione significante - significato, in italiano, non sia funzionale: che cioè, ad esempio, la parola "tempo" significhi tanto "tempo cronologico" (time, Zeit) quanto tempo meteorologico (whether, Wetter). Questa caratteristica, comune certo ad altre lingue, costituisce in realtà l'essenza di molti giochi di parole: ed è pertanto una caratteristica interessante e stimolante di una lingua, per quanto la mia indole da algebrista in teoria non la apprezzi.
Molto più sgradevole e problematico, in effetti, è il fatto che non sia funzionale  la relazione grafema - fonema, fatto poco comune in italiano, lingua nella quale, piuttosto tautologicamente, amiamo dire che "le cose si pronunciano come si scrivono", ma comunissimo nella lingua di Sua Maestà Britannica Elisabetta Seconda: chi di noi non s'è mai scontrato con il fatto che parole "scritte allo stesso modo" si pronunciano, in inglese, in modo diverso?
Caratteristica interessante, invece, di molte lingue - voglio pensare di tutte - è che la relazione significante - significato non è iniettiva: in sostanza, esistono gruppi di sinonimi, parole diverse che hanno lo stesso significato, se non altro dal punto di vista denotativo - ché quello connotativo, la sfumatura che si vuol dare al discorso effettuando una certa scelta lessicale piuttosto che un'altra, è senza dubbio una complicazione ulteriore.
E' interessante, dicevo, perché è quella che fa la differenza tra un vocabolario ricco ed un vocabolario povero, tra l'utilizzare sempre le stesse parole (e se le cento usate sono in fondo sempre quelle non è importante poi comunicare, canta Guccini) ed il mostrare di conoscere ed apprezzare la varietà che la propria lingua offre, tra chi non sapendo se si scriva "legenda" o "leggenda" utilizza come criterio di scelta il numero di risultati restituiti da google - e finisce per corredare un grafico di una leggenda - e chi minge quando gli scappa da pisciare.

Mi viene da concludere che, forse, più che stuprare i propri neuroni con favolose ipotesi circa l'inizio del tempo ed il suo eventuale e fantomatico artefice, varrebbe la pena di riflettere un po' di più sulle - infinite? - possibilità che una conoscenza approfondita della propria lingua offre, tanto in termini di comunicazione (perché, a volte, l'importante è comunicare - non me ne voglia Guccini) quanto dal punto di vista degli stimoli al ragionamento ed alla riflessione che essa può suggerire.
Diversamente, si rischia di finire per credere alle leggende e pisciare sulle legende, anziché fornire legende e mingere sulle leggende.

Frutta... pilatesca

- Una ciliegia tira l'altra.
- E tutt'e due tirano il viso.