venerdì 27 aprile 2012

Contro natura - Ma per piacere!

Nel nostro Paese, uno degli sport preferiti di politici, opinionisti, religiosi, ultimamente anche di sedicenti giornalisti come Renato Farina, è quello di pontificare circa il fatto che taluni comportamenti sarebbero contro natura - e dunque meritevoli di censura, di inviti all'astensione, eventualmente persino di essere esplicitamente vietati per via legislativa.

Ora: non voglio commentare più di tanto affermazioni secondo le quali "i gay dovrebbero astenersi dal fare sesso perché è contro natura", ché mi pare lo facciano benissimo da sé.

Mi interessa invece dibattere di quale sia il significato - se significato c'è -  della locuzione contro natura: giacché, mi pare, l'utilizzo che se ne fa è spesso fuori luogo, quando non logicamente inconsistente.

Che cosa si intende, dunque per contro natura?

Risposta breve (mutuata da qui): mi stai sulle palle. E' contro natura ciò che non corrisponde al sentire di chi parla, ciò che lo irrita, lo spaventa, lo disorienta. Dunque è contro natura tutto ciò che rappresenta una diversità: e definire contro natura un comportamento altrui è, in ultima analisi, un mero esercizio di xenofobia.

Risposta lunga: da un punto di vista letterale, mi sento di dire che nulla è contro natura: poiché andare contro le leggi della natura è per definizione impossibile (ancora, vedi anche qui) e poiché, per una deriva mentale algebrica che tende a pensare in termini di insiemi chiusi rispetto alle operazioni definite sui loro elementi, non posso accettare l'idea che esseri che della natura fanno parte (gli esseri umani, ad esempio: non vorremo eccepire su questo, no?) possano porre in atto comportamenti, compiere scelte o realizzare opere che dalla natura si allontanino.

Da un punto di vista meno formale, mi rendo conto che il termine "naturale" viene generalmente utilizzato in almeno tre diverse accezioni: una, quella di non artefatto, fa riferimento al fatto che, ad esempio, una pianta di pomodoro sia coltivata come crescerebbe senza intervento umano (il che è di per sé è un controsenso, per definizione di coltivare: ma mi pare sia chiaro il punto); un'altra, quella che possiamo definire di comodo od intuitivo, riguarda il fatto che un artefatto umano sia semplice da utilizzare, ergonomico, e non richieda grande sforzo di apprendimento per essere efficace. La terza, quella che interessa in questo post, è quella che in generale mi disturba: l'idea cioè di una sorta di giudizio morale basato, appunto, su una presunta ipotesi di più o meno grande vicinanza alla Natura. In poche parole: è contro natura, dunque (notare l'ineluttabilità di questa implicazione!) meritevole come minimo di reprimenda, tutto quanto configura un discostarsi, per gli esseri umani, dall'istinto animale O dalla volontà di Dio. Non essendo disponibile una versione ufficiale di quest'ultima, ma solo molteplici sedicenti interpretazioni autentiche della stessa, formalmente viziate dall'interesse dello specifico interprete, non varrebbe probabilmente la pena di analizzare questo aspetto: se non fosse che, nella nostra società, è quello più fortemente sostenuto e sfruttato dai paladini della lotta a ciò che è - sarebbe - contro natura: al punto che spesso si finge di confondere i due aspetti, quasi che il comportamento animale altro non fosse che mirabile esempio di realizzazione della divina volontà, al quale l'uomo deve guardare per conformare a quest'ultima il proprio agire.

Se non che: due donne che girano mano nella mano, due uomini che si baciano, sarebbero contro natura, ma tra gli animali l'omosessualità esiste, mentre sommamente innaturale (nel senso dell'istinto atavico) risulta essere una scelta di castità e celibato, cavalcata e pretesa invece da alcuni tra i più forti "difensori" della naturalità. Le società umane sono in larga maggioranza basate sulla monogamia, che nessuno si sognerebbe di definire innaturale (benché una minoranza non irrilevante di esseri umani pratichi la poligamia), ma tra gli animali la moda (in senso statistico) è rappresentata da società poligame... E questi sono esempi di incoerenza relativa all'utilizzo del mondo animale come sistema di riferimento di presunta naturalità: quando fa comodo, dimenticandosene se si parla - ad esempio - di celibato (né risulta, più in generale, che i leoni costruiscano templi o le libellule conducano guerre di religione).

C'è poi l'altra grande questione, quella che mi piace definire "del confine": ammesso e non concesso che esista una distinzione tra cose / comportamenti / abitudini / posizioni naturali e contro natura,  qual è il confine e - soprattutto - chi lo definisce? Chi lo definisca è chiaro: lo definiscono i paladini della lotta a ciò che è contro natura: si tratti di politici o di testi sacri, cambia poco. D'altro canto, se sono disposto ad accettare che esista un confine, posso accettare anche che il suo posizionamento sia arbitrariamente nella disponibilità di qualcun altro. Più problematica è la questione della coerenza logica tra diverse scelte riguardanti comportamenti quotidiani che concernono ambiti potenzialmente di confine: coerenza che in genere viene sacrificata a molto pragmatiche questioni di utilità personale, per cui la tecnologia degli OGM è contro natura ma non lo è quella degli interventi chirurgici, il parto naturale aborrisce l'analgesia ma nel corso della gravidanza si sprecano esami del sangue ed ecografie, secondo il consolidato modello naturale di delfini e scimpanzé; ed ancora, contro natura la fecondazione assistita o l'eutanasia e sommamente naturali l'accanimento terapeutico ed il fornire cibo ad un corpo senza vita - esattamente come nei costumi di piccioni e cervi.

Di tutto questo, alla fine, mi fa sorridere come a dare patenti di naturalità siano, spesso, persone od organizzazioni che relativamente agli argomenti di cui pontificano hanno promosso ed abbracciato posizioni decisamente lontane da qualunque esempio in Natura (basti pensare a come dell'altrui sessualità vogliano disporre, da millenni, organizzazioni che la vietano ai proprio membri - ma in questo caso, a ben vedere, non serve un Nobel in psicologia per dare una spiegazione).

E sono portato a concludere che, alla fin fine, dietro alla locuzione contro natura si celi, spesso in modo piuttosto goffo e ridicolo, l'arbitrio di pensare, di qualcuno o qualcosa, "mi stai sulle palle": legittimo, ovviamente, ma disonesto nel momento in cui tenta di farsi passare non per l'arbitrio che è, bensì per una qualche pretesa legge naturale, o divina, e di imporsi anche su coloro che, altrettanto arbitrariamente, la vedono in un altro modo.

Xenofobia, in ultima analisi, con l'aggravante - non da poco - della pretesa di assolutismo.

martedì 10 aprile 2012

Sushi, anzi no

Lasciata alle spalle l'annuale messa in scena della mitologia pasquale - per altro fortemente "ispirata" alle equivalenti mitologie latine e greche del ritorno dagli inferi, così come alle ancor precedenti mitologie egizie - e concluso il consueto, faticoso ritornello di "il venerdì santo si fa digiuno!", "è un giorno come un altro, oggi mangio kebab", "così gli dai un'importanza che per te non ha", "tanti auguri di buona Pasqua", "auguri a voi più che altro, per me è un giorno qualsiasi", vorrei assegnare il premio di miglior frase relativa alla Pasqua alle parole di Riccardo che, a proposito della propria scelta gastronomica per il suddetto "giorno di digiuno", ha affermato: "oggi mangio sushi... ma se qualcuno me lo chiede ho mangiato carne!"

sabato 31 marzo 2012

Capitan Padania

Se avete cinque minuti di tempo da buttare e lo stomaco abbastanza forte da reggere un simile spettacolo, date un'occhiata a Capitan Padania... fumetto di demente propaganda leghista ispirato - per essere buoni - al ben più noto Capitan America.
La buona notizia è che evidentemente si pensa che i leghisti sappiano leggere - il che in qualche modo spiega che si sia realizzato un tale (mi scuso in anticipo) progetto editoriale. Quella cattiva è che, comunque, è meglio se vengono aiutati dalle immagini - e dai "dialetti del Nord", nel cui utilizzo Capitan Padania sembra particolarmente ferrato, ad esempio quando manda gli avversari "a da' via i ciap". Imperdibile.

sabato 10 marzo 2012

L'Italia che non sa amare e la mia definizione di cinismo

Un'avvertenza: questo post è, tra le altre cose, un esercizio di cinismo. Chi fosse disturbato dalla cosa, o non avesse sinapsi sufficientemente agili da comprendere come ciò non comporti in alcun modo il desiderio di mancare di rispetto a persone, storie personali, convinzioni - be', non è obbligato a proseguire nella lettura.

Ed una dedica: a Fabio, mio bianconero confessore, consultandomi col quale ho, temo invano, tentato di mondare la mia anima (?) prima di accingermi alla blasfema scrittura.

Le cronache sportive - si fa per dire - di questi giorni non parlano d'altro che dello striscione esposto da tifosi del Bologna nella recente partita contro la Juventus: facendo riferimento alle recenti, continue polemiche dell'allenatore della Juventus a proposito di rigori non dati alla Vecchia Signora, ed alla drammatica vicenda che, qualche anno fa, coinvolse Gianluca Pessotto, ex calciatore e poi dirigente (tutt'ora, a quanto ne so) della Juve, che tentò il suicidio gettandosi dalla sede della società bianconera, lo striscione in questione recitava: "Pessotto simulatore, si è buttato o era rigore?".

Orrendo, stupido, immondo, vergognoso. Questi i commenti più frequenti, per quel che ho sentito. Devo dire che, in realtà, ho letto i commenti prima di conoscere il testo dello striscione. Poi l'ho letto - e mi è venuto da ridere. Davvero forse sono "l'Italia che non sa amare", mi son detto, con irriverente commistione tra stile evangelico e contenuti forzitalioti (ok, d'accordo: nell'ultima incarnazione si chiama PdL - ma per me sempre Forzitalia rimarrà). Non poco preoccupato da questa rivelazione, ho contattato un amico juventino (poiché, siamo sinceri: tutti ne abbiamo uno; ché la Vecchia Signora è un po' come la Chiesa Cattolica: onnipresente, ecumenicamente accogliente, e sempre pronta a mettertelo nel culo - fin da quando si è bambini...), confessandogli la vergognosa risata - e giungendo ad una riflessione sul mio cinismo, che tenterò di riportare di seguito.

E' noto come la mia forma mentis mi porti, spesso e volentieri, a commentare in modo piuttosto cinico le notizie di cronaca - con una certa preferenza per quelle gridate e montate con l'intento, più che di informare, di suscitare reazioni emotive. Non che io sia esente da queste ultime, com'è ovvio: semplicemente, tendo a pensare che ogni fatto possa avere un aspetto emozionale ed uno razionale. Occuparmi del secondo, dando per scontato che il primo si riproduca con poche differenze tra persona e persona, e sia pertanto meno interessante, è in qualche modo la mia idea di cinismo - che non nega la presenza di aspetti emozionali in quasi ogni vicenda, effetti talora assai preponderanti rispetto alle riflessioni razionali che una vicenda può suscitare: semplicemente, finge di disinteressarsene.

Il senso dell'umorismo, per come la vedo io, spesso funziona in questo modo: poiché divertente è, in genere, l'effetto di straniamento prodotto in chi ascolta quando chi parla dà mostra di ragionare di una questione rimuovendone arbitrariamente gli aspetti emotivi.

In questo senso, e con molte più parole di quelle che ho utilizzato per spiegarmi col suddetto confessore bianconero, ché caratteristica spiccatissima del mio modo di comunicare è quella che Elias Canetti, a proposito di se stesso, definiva diarrea verbale, in questo senso - dicevo - ho riso della frase che tanti commentatori politicamente corretti e buonisti hanno avuto modo di stigmatizzare. Perché l'umorismo quasi sempre è amaro e cinico e quasi mai è buono e politicamente corretto - e personalmente preferisco una risata al sentirmi un bravo ragazzo.

Voglio dire: in quale modo mai la frase della discordia dovrebbe essere offensiva nei confronti di Pessotto? Per come la vedo io, sfotte la recente tendenza bianconera a lamentare mancate attenzioni arbitrali, semplicemente riferendosi ad un fatto di cronaca, drammatico certo, triste probabilmente, e senza dubbio passato ed innegabile. Per come la vedo io, il signor Pessotto in questione potrebbe tranquillamente aver superato la drammatica faccenda di cui fu protagonista - cosa che en passant gli auguro di tutto cuore - ed essersi limitato a stringersi nelle spalle con un mezzo sorriso alla notizia dello striscione... non mi è chiaro perché rievocare un fatto drammatico come questo, prendendolo a pretesto per scherzarci sopra, sia cosa da considerare immonda, orribile e tutto il resto. Non mi pare molto diverso da una battuta che ho letto, un paio di giorni fa, sul sempre divertente spinoza.it, a proposito delle manifestazioni no-TAV in Val di Susa: "Agricoltore sale su un traliccio e rimane folgorato. Gli avevano tolto la terra." Anche in questo caso c'è di mezzo una persona che è finita in ospedale come conseguenza di un'azione volontaria che non si è conclusa come sarebbe stato nelle intenzioni dell'autore: il che è drammatico ed emotivamente spinge com'è ovvio a compatire - nel senso letterale del soffrire insieme - il protagonista, che si tratti di un ignoto agricoltore aspirante scalatore di tralicci o di un famoso ex calciatore aspirante suicida (anche se Santa Madre Chiesa tenta da secoli di convincerci che questi ultimi non meritano il nostro rispetto - ma da queste parti le indicazioni di SMC non sono tenute, si sa, in gran considerazione). Ma (cinismo on) dando per scontato che la reazione emotiva sia (umanamente) più o meno la stessa per tutti (ok, ci sarà qualche lettore di Libero che avrà gioito per l'incidente del traliccio, così come qualche ultrà idiota ha certo gioito, al tempo, per la faccenda di Pessotto: ma confido che la clausola iniziale sull'agilità delle sinapsi abbia dirottato altrove la loro attenzione già da parecchio tempo), la ragione suggerisce in entrambi i casi  la possibilità di un gioco di parole (invero piuttosto da ingegnere elettrico, nel caso di Spinoza) e non vedo perché sorridere non dovrebbe poter essere un modo legittimo, e per nulla vergognoso, di "sfruttare" una triste notizia di cronaca.

Decine di righe senza ancora aver citato De Andrè: colmo la lacuna, puntando al bersaglio grosso, alla canzone cioè dalla quale - immodestamente - questo blog ha mutuato il nome: "Lo sa che io ho perduto due figli ? Signora, Lei è una donna piuttosto distratta...". Mi pare che il genere di senso dell'umorismo un po' cinico sia lo stesso, e che la risposta, al di là del sorriso che può suscitare o meno, nulla tolga alla drammaticità della domanda - men che meno il rispetto.

Questo, lo ripeto a scanso di equivoci, per come la vedo io: per come il mio cinismo mi ha portato a ridere di uno striscione - e rido ogni volta che ci ripenso - senza in alcun modo voler mancare di rispetto a chichessia. Detto questo... non pretendo di sapere quali fossero le intenzioni e le motivazioni dell'estensore della "battuta": che, se non altro, avrebbe potuto riflettere qualche minuto sul fatto che, esponendo uno striscione allo stadio, l'avrebbe dato in pasto senza alcun dubbio a molti di quegli ultrà idioti di cui sopra, inclini probabilmente a vedere la cosa in modo ben poco razionale e ben poco rispettoso delle persone e dei fatti citati - e persino di qualcuno dei trenta lettori di Libero...

giovedì 1 marzo 2012

Inferno e Paradiso

Premesso che, per come la vedo io, l'unico Inferno e l'unico Paradiso sono quelli di Dante - mi piace tuttavia molto l'idea che De Andrè rappresenta nella sua "Preghiera in gennaio", scritta a quanto ne so in occasione della morte, da suicida, di Luigi Tenco:

Dio di misericordia, il tuo bel paradiso
l’hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso,
per quelli che han vissuto con la coscienza pura:
l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.

lunedì 20 febbraio 2012

Mai e poi mai!

Se c'è una cosa che mai e poi mai farei, è immergermi sott'acqua... sotto terra! Tecnicamente si chiama qualcosa come speleosub, ed io mi sento male se solo ci penso troppo a lungo.

Dato però che non per tutti è così, finisce che uno dei tuoi compagni di banco - lavorativi - diventa quasi famoso per aver effettuato un percorso sotterraneo mai coperto in precedenza. Per chi fosse interessato, qui c'è il racconto dell'impresa - il compagno di banco, per la cronaca, è Matteo, cui vanno i miei terrorizzati complimenti!

venerdì 17 febbraio 2012

Nella mia ora di libertà

Di respirare la stessa aria d'un secondino non mi va,

così ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà...

martedì 14 febbraio 2012

Blog - Un altro

Da qualche settimana sto cercando di dare vita ad un blog "tecnico", relativo alle questioni di cui mi occupo per lavoro - e delle quali sono, in fondo, appassionato.
L'idea è quella di riproporre, in esso, contenuti già apparsi sulla mia wiki e sul - defunto - blog del - defunto - Java User Group di Brescia, così come di scrivere, e pubblicare, articoli nuovi.
Se qualcuno fosse interessato - o conoscesse qualcuno interessato, ché il passaparola è tutto -il blog è questo, mentre qui c'è una specie di post programmatico.

martedì 7 febbraio 2012

Delicatezza

Ora: massima libertà per tutti, ovviamente, nella scelta di ciò che si scrive e dei titoli da mettere in prima pagina.

Ma la scelta di repubblica.it di ieri pomeriggio, sinceramente, mi sembrava perlomeno di cattivo gusto: non un abbinamento particolarmente riuscito, diciamo... Per carità, tutti contenti per l'anatra: ma probabilmente sarebbe bastato rassicurarne i parenti con comunicazioni private, anziché associare, in prima pagina, la notizia con quella della morte di un camionista...

schermata20120206