venerdì 20 novembre 2015

Stupendo

Scoprire Vasco a quasi quarant'anni - d'accordo, esagero un po' - in un pomeriggio qualunque, tra freccette e sviluppo mobile.
Succede, e può essere... stupendo ;-)

E mi ricordo chi voleva
al potere la fantasia...
erano giorni di grandi sogni...........sai
erano vere anche le utopie
Ma non ricordo se chi c'era
aveva queste facce qui
non mi dire che e' proprio cosi'
non mi dire che sono quelli li'!

sabato 14 novembre 2015

(Cinque) Stelle cadenti

Che il senso dell'umorismo non sia il punto di forza dei cosiddetti Grillini non è una novità - si tratta del resto di un tratto comune alle organizzazioni ed ai movimenti che agiscono secondo dinamiche di carattere pseudo-religioso.
Che il MIO senso dell'umorismo tenda al contrario ad essere un po' estremo, con una certa passione per doppi sensi linguistici e non-sensi, è cosa tutto sommato nota, sopportata dai più e pensata con sconforto da qualcuno: ne ho già parlato qui, spiegando come, per me, ridere di un doppio senso linguistico sia questione sostanzialmente razionale e formale che non ha in alcun modo a che fare con considerazioni emozionali, di merito o di rispetto (qualunque cosa questo significhi).

Nulla di strano dunque se il gioco di parole di Luciana Littizzetto (il video completo si trova qui), che sfrutta due significati della parola movimento per fare una battuta sulle stelle cadenti riagganciandosi ad un articolo sugli escrementi degli astronauti, mi ha fatto ridere - e nulla di strano se ho trovato assolutamente fuori luogo le levate di scudi grilline contro una frase considerata, invece, insultante.
Per quanto mi riguarda ho riso, senza che questo in alcun modo mi abbia suggerito l'associazione tra M5S (che non amo particolarmente né particolarmente disprezzo) ed il concetto di (mi si passi il francesismo) merda.

Detto questo, non mi stupisce che chi ha la manifesta tendenza a prendersi un po' troppo sul serio si senta attaccato da un gioco di parole che, si darà atto alla Littizzetto (il cui umorismo non mi piace né più né meno di altri), era collocato nel contesto di altri dello stesso tipo e sullo stesso tema.
Mi stupisce forse un po' di più la netta presa di posizione filo-censura di chi ha costruito la propria fortuna su una vis comica non esattamente improntata ai toni sommessi ed alla cura nell'evitare l'insulto - ma probabilmente anche per Grillo, come per molti politici, le regole valgono per gli altri mentre per se stessi si interpretano... il che, a voler ben vedere, non fa altro che confermare la tesi grillina secondo cui i politici sono, ed in questo caso evidentemente è così, tutti uguali.

sabato 7 novembre 2015

lunedì 26 ottobre 2015

E forse io solo so ancora che visse

In memoria è una poesia delle molte di Giuseppe Ungaretti che ho amato da ragazzino: non per averla studiata a scuola, in questo caso, bensì per la semplice, ovvia constatazione che vi è, in essa, tutto ciò che può piacere ad un ragazzino - ermeticamente triste, ermeticamente profonda, ermeticamente vera.
Poi ogni tanto capita - con un po' di disattenzione si potrebbe quasi arrivare a dire: in dono - una di quelle serate in cui, per motivi che ovviamente nulla hanno a che fare con quelli di allora, l'umore è un po' quello di vent'anni fa: ed ecco che, nel buio di un istante in cui è notte e davvero la vita può sembrare una corolla di tenebre, questa poesia riaffiora, puntuale come il sapore dei crauti la sera del 26 dicembre, da qualche angolo non abbastanza sepolto della mente.
Eccola qua, fresca e secca ed asciutta come il ragazzino che ero allora, come allora incredibilmente bella; semplicemente giusta, come vent'anni, e quasi cento, fa.

IN MEMORIA.
Locvizza il 30 settembre 1916.

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

martedì 11 agosto 2015

Me là 'mparato Gugol

(ovvero, La legenda del boss pescatore)

Boss: V'ho spedito la presentazione che ho preparato... provate a verificare che sia tutto a posto...
Io: Sì, ${nomeProprioDelBoss}, direi che va tutto bene... solo, nella didascalia dell'immagine dovresti scrivere "legenda", non "leggenda"!
Boss: no, lo pensavo anche io, ma... le ho cercate entrambe su Google... "Leggenda" ha molti più risultati!!!
Io: Sì, ${nomeProprioDelBoss}... ma vuol dire un'altra cosa!!!

domenica 9 agosto 2015

Il judo è una rottura di coglioni

(e con questo titolo mi sono garantito, se non altro, qualche lettura indignata)
Un'attività che va molto sui social network, nella giornata di oggi, consiste nello scagliarsi contro gli organi di informazione - diciamo giornali e telegiornali - che non danno alcuno spazio alla notizia della vittoria dei mondiali di judo da parte di un Italiano - gli stessi giornali e telegiornali che danno invece accurata cronaca di ogni pisciata di calciatore.
Personalmente la cosa non mi stupisce né mi indigna, ed anzi tutte queste lamentele iniziano a darmi non poca noia... per un paio di motivi che cercherò di spiegare.
Primo: giornali e telegiornali, nella pratica, confezionano quello che è, a tutti gli effetti, un prodotto - ed un prodotto è buono, dal punto di vista di chi lo crea, se vende.

Secondo: il judo, come bene o male gli altri "sport in pigiama/mutande", è una rottura di coglioni. Badate: non secondo me, né (tantomeno) in assoluto, né sempre.
Lo è in Italia,  nel 2015 (e per dire quanto conti il contesto del "qui ed ora": per chi abbia visto una qualunque partita di serie B attuale, anche il famosissimo Italia-Germania semifinale dei Mondiali di Calcio del 1970 è una rottura di coglioni, con l'aggravante dei supplementari).
Lo è in un particolare mercato, nel quale si muovono i media di cui sopra.
Poi, certo: ci sono Italiani che amano le arti marziali e - legittimamente - vorrebbero averne notizia sui media nazionali mainstream. Altrettanto legittimamente, contesteranno la mia sintesi un po' troppo netta: ogni scarrafone, in fondo, è bello a mamma sua. Ma in Italia, oggi, gli scarrafoni cui interessa il judo non sono molti, mentre l'italico scarrafone medio sbiella per due calci tirati ad una palla.

Quindi: se (ed è un se grande come una montagna) si accetta il darwinismo economico capitalista per cui sopravvivono, o addirittura vedono la luce, solo prodotti che vendono: e se si accetta che un giornale od un telegiornale si muova, per quanto riguarda lo spazio dato alle informazioni, con logica di prodotto/profitto (precondizioni queste che non mi paiono in discussione nei contesti ove si piagnucola per la mancata notizia da judochi), è fuori luogo poi meravigliarsi perché nel 2015 in Italia si parla quasi solo di calcio (anni fa il sito web del maggior quotidiano sportivo italiano relegava la notizia di Bettini campione del mondo di ciclismo e quella della Nazionale di pallavolo femminile campione d'Europa alle spalle del risultato del derby di Torino - per dire).
Tutto qui: la retorica dell'italico orgoglio per il connazionale che eccelle nello sport invece me la risparmio (risparmiandovi i relativi commenti), ché qualunque forma di anche solo velato nazionalismo è per quanto mi riguarda l'equivalente ideologico della spazzatura.

Destre

Sbagliano fin da piccoli, tra destre e sinistre, finendo talvolta per indossare due destre - ancorchè una più rossa dell'altra.
L'ambiguità cresce accanto a noi: e poi ci lamentiamo di Renzi...