"Due strade trovai nel bosco, ed io scelsi la meno battuta: ed è per questo che sono diverso." [Robert Frost]
lunedì 21 dicembre 2009
sabato 19 dicembre 2009
Santi subito!
Ecco una notizia dopo la quale è fin troppo facile sentirsi soddisfatti di non essere credenti, ed in particolar modo di non esserlo "all'italiana": cattolici.
A quanto pare, SS ha firmato il decreto che dà il primo via libera ufficiale alla beatificazione di due suoi predecessori: Karol Wojtyla, in arte Giovanni Paolo II, ed Eugenio Pacelli, aka Pio XII. Assai noto il primo, Papa mediatico e "markettaro" (nel senso del marketing) per eccellenza, del quale troppo spesso si tacciono talune frequentazioni quantomeno imbarazzanti, assai contestato il secondo, cui si rimprovera, durante la seconda guerra mondiale, un comportamento stile "non c'ero, e se c'ero dormivo (e se non dormivo comunque erano Ebrei)".
Così, giusto perché i credenti cattolici non hanno già motivi sufficienti per cui vergognarsi delle gerarchie vaticane...
A quanto pare, SS ha firmato il decreto che dà il primo via libera ufficiale alla beatificazione di due suoi predecessori: Karol Wojtyla, in arte Giovanni Paolo II, ed Eugenio Pacelli, aka Pio XII. Assai noto il primo, Papa mediatico e "markettaro" (nel senso del marketing) per eccellenza, del quale troppo spesso si tacciono talune frequentazioni quantomeno imbarazzanti, assai contestato il secondo, cui si rimprovera, durante la seconda guerra mondiale, un comportamento stile "non c'ero, e se c'ero dormivo (e se non dormivo comunque erano Ebrei)".
Così, giusto perché i credenti cattolici non hanno già motivi sufficienti per cui vergognarsi delle gerarchie vaticane...
giovedì 17 dicembre 2009
Accenti grossolani
L'accento acuto e l'accento greve...
mercoledì 16 dicembre 2009
Violenze diverse
Non tutte le violenze, evidentemente, si pesano con la stessa bilancia: dipende, molto, da chi è la persona offesa. Bilance ad personam?
Ci hanno detto "Potete morire"
Ci hanno detto "Potete morire"
Notre Dom de Milàn
Si parla - ovviamente - del Duomo di Milano lanciato in faccia al presidente del Consiglio: si parla di questo, in questi giorni, nei bar, nei supermercati, per strada.
Si condanna la violenza, senza se e senza ma come usa dire, e su questo tutti quanti d'accordo. Diverso è il discorso sul "clima di odio" che si pretende di eliminare con provvedimenti da stato di polizia: limitare la libertà di espressione, di manifestazione. Criticare il dissenso, venga da facebook o dal Presidente della Camera importa poco: è gettar benzina sul fuoco, recita la stampa di regime, non lo è evidentemente invece raccontare balle su una presunta regia che starebbe dietro al gesto di uno squilibrato, sulle radici di un gesto che affonderebbero negli ambienti che votano PD, gridare al partito dell'odio contro quello dell'amore, amore che - ovviamente - alla fine trionferà (come la "Bandiera Rossa" di buona memoria).
Ne parlano e ne scrivono in tanti, personalmente condivido, parola per parola, l'articolo di oggi di Concita De Gregorio.
Che c'entra il lancio di un modellino del Duomo con le leggi ad personam, l'immunità indispensabile, le leggi fatte a colpi di fiducia? Che c'entra con la stretta - paventata, per ora - sulla libertà d'espressione, col cambiare la Costituzione?
Verrebbe da dire che la prima cosa da cambiare dovrebbe essere il servizio d'ordine. Al secondo posto metterei il senso dello Stato di chi, vinte le elezioni, pretende di comandare anziché di governare, insultando gli avversari ("coglione chi non mi vota") per poi chiedersi "da dove viene tanto odio?".
L'odio non è violenza: non si può giustificare un atto violento, in democrazia, ma è più che legittimo chiedersi quali siano, sociologicamente, i motivi di un sentimento di odio che almeno la metà degli Italiani nutre nei confronti di una persona. Trovo che la risposta sia piuttosto semplice: è di questo che ci si dovrebbe preoccupare, non del folle gesto di una persona con problemi psichici. Chiediamoci se sia legittimo cavalcare un atto ingiustificabile per limitare le libertà personali dei cittadini, negare legittimità ad ogni minimo dissenso nei confronti del Capo (quasi che ricordargli l'esistenza di una Costituzione equivalesse ad armare di un altro modellino, diciamo per rimanere in tema una statua della Libertà), lasciare in secondo piano i problemi quotidiani dell'intero Paese.
Poi, per carità: stiamo tranquilli, ché l'amore alla fine vincerà. E sappiamo tutti a che cosa pensa, quando dice "amore"...
Si condanna la violenza, senza se e senza ma come usa dire, e su questo tutti quanti d'accordo. Diverso è il discorso sul "clima di odio" che si pretende di eliminare con provvedimenti da stato di polizia: limitare la libertà di espressione, di manifestazione. Criticare il dissenso, venga da facebook o dal Presidente della Camera importa poco: è gettar benzina sul fuoco, recita la stampa di regime, non lo è evidentemente invece raccontare balle su una presunta regia che starebbe dietro al gesto di uno squilibrato, sulle radici di un gesto che affonderebbero negli ambienti che votano PD, gridare al partito dell'odio contro quello dell'amore, amore che - ovviamente - alla fine trionferà (come la "Bandiera Rossa" di buona memoria).
Ne parlano e ne scrivono in tanti, personalmente condivido, parola per parola, l'articolo di oggi di Concita De Gregorio.
Che c'entra il lancio di un modellino del Duomo con le leggi ad personam, l'immunità indispensabile, le leggi fatte a colpi di fiducia? Che c'entra con la stretta - paventata, per ora - sulla libertà d'espressione, col cambiare la Costituzione?
Verrebbe da dire che la prima cosa da cambiare dovrebbe essere il servizio d'ordine. Al secondo posto metterei il senso dello Stato di chi, vinte le elezioni, pretende di comandare anziché di governare, insultando gli avversari ("coglione chi non mi vota") per poi chiedersi "da dove viene tanto odio?".
L'odio non è violenza: non si può giustificare un atto violento, in democrazia, ma è più che legittimo chiedersi quali siano, sociologicamente, i motivi di un sentimento di odio che almeno la metà degli Italiani nutre nei confronti di una persona. Trovo che la risposta sia piuttosto semplice: è di questo che ci si dovrebbe preoccupare, non del folle gesto di una persona con problemi psichici. Chiediamoci se sia legittimo cavalcare un atto ingiustificabile per limitare le libertà personali dei cittadini, negare legittimità ad ogni minimo dissenso nei confronti del Capo (quasi che ricordargli l'esistenza di una Costituzione equivalesse ad armare di un altro modellino, diciamo per rimanere in tema una statua della Libertà), lasciare in secondo piano i problemi quotidiani dell'intero Paese.
Poi, per carità: stiamo tranquilli, ché l'amore alla fine vincerà. E sappiamo tutti a che cosa pensa, quando dice "amore"...
lunedì 14 dicembre 2009
Corona di spine
Fabrizio Corona, dopo la condanna per foto-ricatti a vip, afferma: "Mi vergogno di essere italiano".
Ci terrei a rassicurarlo: non si senta solo, molte persone se ne vergognano. Del fatto che egli sia italiano, voglio dire...
Ci terrei a rassicurarlo: non si senta solo, molte persone se ne vergognano. Del fatto che egli sia italiano, voglio dire...
domenica 13 dicembre 2009
Piazza Fontana in salsa d'insetto
Che "Porta a Porta" sia una sorta di Zelig (nel senso del programma comico...) della politica e dell'attualità, è abbastanza evidente sia dall'impostazione della trasmissione (e del suo conduttore) relativamente ai temi trattati, sia dagli ospiti e dal loro talora singolare abbinamento.
Affinché non ci si faccia mancare niente, vi è persino un capocomico che, di tanto in tanto, tra un legittimo impedimento e l'altro, onora il padrone del salotto della sua presenza: a volte fornito di scrittoio in ciliegio con annesso contratto-spazzatura, altre lasciandosi tradire dall'emozione ed apostrofando l'incolpevole (in quel caso) insetto con l'onorifico titolo di "Dottor Fede".
Così, tra una puntatina a Garlasco ed una a Cogne, tra una serata sulla chirurgia plastica ed una sulla mitica (nel senso che fa parte del mito, più che della realtà) assoluzione di Andreotti dalle accuse di mafia, l'altra serà è andata in onda una puntata sulla strage di Piazza Fontana: quarant'anni ieri, ed ovviamene ancora nessuna verità.
Secondo la prassi consolidata di contrapporre pesci grossi a pesci piccoli, onde non lasciare dubbi sulla posizione (assai vicina al pavimento: del resto, diceva Montanelli, chi striscia non rischia d'inciampare) dell'insetto, erano stati invitati in trasmissione il Presidente dell'Associazione Familiari dele Vittime di Piazza Fontana ed il Ministro della Difesa Ignazio Larussa. Decisamente un curioso accostamento, un tantino imbarazzante - teoricamente - per il Ministro, non si sa se presente in qualità di rappresentante del Governo - e dunque in qualche modo in difesa dei "segreti di Stato" che aleggiano attorno alla storia di questa e di altre stragi - o del proprio personalissimo status di "ex fascista" (si può dire? diciamo appartenente ad un partito che ha le sue radici nell'MSI...), opposto per una perversa par-condicio a chi rappresenta i familiari delle vittime di quella che fu la prima delle stragi fasciste che insanguinarono il nostro Paese.
A questo punto è legittimo aspettarsi una puntata sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, ospiti la sorella di Paolo Borsellino e Bernardo Provenzano, od una puntata su Calciopoli, ospiti il capo della Procura del CONI e Luciano Moggi.
Chissà perché, mi son tornate in mente le parole di De Gregori (la canzone è "Viva l'Italia"): "Viva l'Italia del 12 dicembre... l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda, come sempre...".
Mai nuda quanto in questi mesi, probabilmente.
Affinché non ci si faccia mancare niente, vi è persino un capocomico che, di tanto in tanto, tra un legittimo impedimento e l'altro, onora il padrone del salotto della sua presenza: a volte fornito di scrittoio in ciliegio con annesso contratto-spazzatura, altre lasciandosi tradire dall'emozione ed apostrofando l'incolpevole (in quel caso) insetto con l'onorifico titolo di "Dottor Fede".
Così, tra una puntatina a Garlasco ed una a Cogne, tra una serata sulla chirurgia plastica ed una sulla mitica (nel senso che fa parte del mito, più che della realtà) assoluzione di Andreotti dalle accuse di mafia, l'altra serà è andata in onda una puntata sulla strage di Piazza Fontana: quarant'anni ieri, ed ovviamene ancora nessuna verità.
Secondo la prassi consolidata di contrapporre pesci grossi a pesci piccoli, onde non lasciare dubbi sulla posizione (assai vicina al pavimento: del resto, diceva Montanelli, chi striscia non rischia d'inciampare) dell'insetto, erano stati invitati in trasmissione il Presidente dell'Associazione Familiari dele Vittime di Piazza Fontana ed il Ministro della Difesa Ignazio Larussa. Decisamente un curioso accostamento, un tantino imbarazzante - teoricamente - per il Ministro, non si sa se presente in qualità di rappresentante del Governo - e dunque in qualche modo in difesa dei "segreti di Stato" che aleggiano attorno alla storia di questa e di altre stragi - o del proprio personalissimo status di "ex fascista" (si può dire? diciamo appartenente ad un partito che ha le sue radici nell'MSI...), opposto per una perversa par-condicio a chi rappresenta i familiari delle vittime di quella che fu la prima delle stragi fasciste che insanguinarono il nostro Paese.
A questo punto è legittimo aspettarsi una puntata sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, ospiti la sorella di Paolo Borsellino e Bernardo Provenzano, od una puntata su Calciopoli, ospiti il capo della Procura del CONI e Luciano Moggi.
Chissà perché, mi son tornate in mente le parole di De Gregori (la canzone è "Viva l'Italia"): "Viva l'Italia del 12 dicembre... l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda, come sempre...".
Mai nuda quanto in questi mesi, probabilmente.
http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_Fontana
giovedì 10 dicembre 2009
Ognuno ha le proprie croci...
[caption id="attachment_1718" align="alignleft" width="320" caption="Fonte: ilmanifesto.it"]
[/caption]
mercoledì 9 dicembre 2009
Libertà
"Senza libertà illimitata di stampa e di riunione, senza libera lotta di opinioni, la vita muore in ogni istituzione pubblica. La libertà riservata ai partigiani del governo non è libertà. La libertà è sempre e soltanto di chi la pensa diversamente."
[Rosa Luxemburg, 1918]
[Rosa Luxemburg, 1918]
martedì 8 dicembre 2009
...che fu tutto, e lo fu invano...
Filosofo, naturalista,
maestro d'arme e rime, musicista,
viaggiatore ascensionista,
istrione ma non ebbe claque,
amante anche, senza conquista,
qui giace Ercole Savignano Cirano de Bergerac
che fu tutto, e lo fu invano…
Ma io vado, pardon, non posso far attendere.
Visto il raggio di luna che mi è venuto a prendere?
Non voglio il vostro appoggio, null'altro che le piante.
Lei viene. Già mi sento di marmo raggelante,
inguantato di piombo.
Ah, poiché ella è in cammino,
andrò a incontrar la sua falce col mio destino.
Voi che dite? Non serve? Lo so, bella scoperta.
Perché battersi solo se la vittoria è certa?
È più bello quando è inutile, tra scoppi di scintille.
Chi sono tutti quelli? Ah, ma siete mille e mille.
Ah, sì, vi riconosco, nemici miei in consesso.
Menzogna, Codardia, Doppiezza, Compromesso…
Lo so che alla fin fine voi mi darete il matto.
Che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto!
Ah! Voi mi strappate tutto, l'alloro e la rosa.
Servitevi. Malgrado voi, mi resta un'altra cosa che è mia.
E quando a sera entrerò in quel di Dio,
spazzerà il mio saluto l'azzurro sfavillìo
e offrirò, con l'orgoglio che mai macchiai né macchio,
l'indomita purezza del mio pennacchio.
[Edmond Rostand, da Cyrano de Bergerac]
maestro d'arme e rime, musicista,
viaggiatore ascensionista,
istrione ma non ebbe claque,
amante anche, senza conquista,
qui giace Ercole Savignano Cirano de Bergerac
che fu tutto, e lo fu invano…
Ma io vado, pardon, non posso far attendere.
Visto il raggio di luna che mi è venuto a prendere?
Non voglio il vostro appoggio, null'altro che le piante.
Lei viene. Già mi sento di marmo raggelante,
inguantato di piombo.
Ah, poiché ella è in cammino,
andrò a incontrar la sua falce col mio destino.
Voi che dite? Non serve? Lo so, bella scoperta.
Perché battersi solo se la vittoria è certa?
È più bello quando è inutile, tra scoppi di scintille.
Chi sono tutti quelli? Ah, ma siete mille e mille.
Ah, sì, vi riconosco, nemici miei in consesso.
Menzogna, Codardia, Doppiezza, Compromesso…
Lo so che alla fin fine voi mi darete il matto.
Che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto!
Ah! Voi mi strappate tutto, l'alloro e la rosa.
Servitevi. Malgrado voi, mi resta un'altra cosa che è mia.
E quando a sera entrerò in quel di Dio,
spazzerà il mio saluto l'azzurro sfavillìo
e offrirò, con l'orgoglio che mai macchiai né macchio,
l'indomita purezza del mio pennacchio.
[Edmond Rostand, da Cyrano de Bergerac]
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