giovedì 23 aprile 2015

Il lungo addio

Sono passati, alla fine, questi tre mesi da dimissionario: una settimana, ancora, e saluterò per l'ultima volta tanti colleghi.
Dopo otto anni e mezzo di lavoro insieme, da subito con alcuni, da poco con altri - come in ogni viaggio, ci sono stati temporali e giornate di sole; come in ogni cammino, la meta conta forse meno del modo in cui ci si è arrivati: nel mio caso, imparando moltissimo dal punto di vista professionale ed incontrando tanti compagni di viaggio che è valsa la pena conoscere -
chi se n'è andato anni fa e chi rimarrà per tutta la vita, chi ha lavorato una vita con mio papà ma non mi ha trattato come un ragazzino e chi il suo primo giorno di lavoro s'è trovato davanti me e gli sarebbe potuta andare peggio, chi lavorava con me già prima e mi ha in qualche modo raggiunto, chi con me non ha mai lavorato ma due chiacchiere al caffè si sono fatte, chi ho visto ogni giorno e chi ho sentito solo per telefono...
E se anche alla fine ho deciso di andare altrove - perché amo i temporali e le giornate di sole, la neve ed il caldo torrido, ma lunghi periodi di cielo grigio sempre uguale non sono mai stati la mia passione - tante persone inevitabilmente mi mancheranno, e questo lungo addio che dura da mesi forse non sarà nemmeno sufficiente per salutare e ringraziare tutti: per le cose imparate e le cose insegnate, per una risata al momento giusto od una telefonata in quello sbagliato, per il sole ed i temporali, appunto.
È stato comunque bello camminare insieme - e non si è trattato di due passi. Buon viaggio a tutti - ed alla prossima volta.

venerdì 3 aprile 2015

Connessione e globalizzazione

Io, residente a Brescia, in un ridente paesino sul Mar Ligure rispondo ad un signore inglese che mi chiede di fornire una raccomandazione (nel senso di LinkedIn, non in quello della DC...) relativa ad un ex collega, mio concittadino, che ora lavora a London.
Roba che se me l'avessero raccontato quindici anni fa forse mi sarei messo a ridere.

mercoledì 1 aprile 2015

Cantanti e cacche

Io: Irene, hai finito di fare la cacca??
Irene: mi fembra di no...
Io l'ho presa come una citazione di Jovanotti - il quale, visto l'argomento, è esempio migliore di Morandi, per dire...

lunedì 30 marzo 2015

Integralismi integrati

Ed eccoli qui, Campioni Della Fede di ogni colore, tutti insieme appassionatamente a manifestare contro i diritti altrui - a ricordarci che arroganza ed omofobia, come ogni forma di stupidità, non conoscono confini religiosi od etnici e non sono, dunque, appannaggio esclusivo di questo o di quel gruppo integralista.

giovedì 29 gennaio 2015

Con la schiena dritta

Ora: lungi da me qualunque antipatia preconcetta nei confronti di Sergio Mattarella (per quanto probabilmente dell'ennesimo democristiano al Quirinale io non senta esattamente la necessità, ecco); e lungi da me qualunque impostazione pseudo-grillina da la-Repubblica-è-il-male-assoluto.
Ma: noto con un certo divertimento che il quotidiano più letto d'Italia ha già iniziato la campagna di beatificazione del candidato ufficiale del PD (qualunque cosa voglia dire: PD, intendo) alla Presidenza della Repubblica...


sabato 10 gennaio 2015

Dieci volte De André

Questo post è la risposta ad una domanda postami, troppi mesi fa ed in altra sede virtuale, da un'amica alla quale, per ovvi motivi deandreiani, un po' invidio l'essere di Genova.
Quali sono le tue tre canzoni di De André preferite?, mi chiedeva; questo post è, principalmente, una risposta a quella domanda - se non fosse che tre è numero decisamente fuori portata per la mia mente che predilige l'analisi sulla sintesi, e forse anche per il tempo che passa e che, passando, modifica preferenze ed abitudini musicali senza cancellare l'importanza od il valore di una quelle passate.
Questo dunque è il riassunto, si fa per dire, della mia vita con De André fino ad oggi - trentasei anni, nove mesi, ventidue giorni ed una manciata di ore dopo quel diciannove marzo - eccetera, eccetera.

Nota del redattore: la numerazione ha il solo scopo di contare fino a dieci e non rispecchia in alcun modo un qualche, per quanto mi riguarda in proposito assolutamente inesistente, ordine  di preferenza personale.

Comincio dalla fine, come sempre è comodo e troppo spesso banale.
Tre canzoni (troppo facile sarebbe stato utilizzarle, subito, come risposta - e finirla lì) che, più delle altre, da qualche tempo in qua, mi accade di cantare - per il diletto delle mie figlie, la rassegnazione di mia moglie e la disperazione della restante parte, per altro assolutamente minoritaria come importanza, dell'Universo.
1. Se ti tagliassero a pezzetti
2. Hotel Supramonte
3. Canto del servo pastore

Salto indietro di quasi trent'anni: estate 1985, mia mamma canta La guerra di Piero ed io piango (sospetto più per il nome dello sfortunato protagonista, assonante al mio, che non per il messaggio della canzone) - ed in generale i ricordi di me, bambino, indirizzato verso certi gusti musicali dalle canzoni cantate da mia mamma (che poi non si dica che sono il primo, della famiglia, a fare pressioni di questo genere sulla generazione successiva):
4. La guerra di Piero
5. Il pescatore, Bocca di rosa: due canzoni per un numero solo, vecchio trucco di chi non sa decidersi ma anche un modo per sottolineare come, dentro di me, difficilmente esiste una senza l'altra: quasi tutto ciò che sono, musicalmente, viene da lì.
A questa sezione andrebbe poi forse aggiunta La canzone di Marinella - ma La canzone di Marinella è una canzone che difficilmente mi viene in mente di cantare o di ascoltare - direi quasi che non la amo. E tuttavia quando accade sempre ne sono soddisfatto e, in fin dei conti, felice (lasciate fuori da questo discorso Mina, però: ve ne prego). Non lo so. Così... la nomino senza contarla - e mi tengo un numero libero...

Terza sezione: l'innamoramento. Quello mio, personale, con De André - non più mediato da pressioni materne ed ancora ben lungi dal divenire a sua volta pressione paterna.
6. Il testamento di Tito
7. La città vecchia
8. Volta la carta
9. Amicofragile (da cui, per altro, il dominio)

Varie ed eventuali: una sola, in rappresentanza di tutte le canzoni di De André che amo, ascolto, sento mie con tutto me stesso, per quello che raccontano, per l'idea del mondo, per così dire, che rappresentano. Riscrivessi cento volte questo post, cento volte ne sceglierei una diversa - e mi viene il dubbio che non sia colpa della mia forma mentis eccessivamente analitica bensì, assai più semplicemente e ciò nonostante per nulla banalmente, merito di De André:
10. Nella mia ora di libertà