domenica 9 agosto 2015

Il judo è una rottura di coglioni

(e con questo titolo mi sono garantito, se non altro, qualche lettura indignata)
Un'attività che va molto sui social network, nella giornata di oggi, consiste nello scagliarsi contro gli organi di informazione - diciamo giornali e telegiornali - che non danno alcuno spazio alla notizia della vittoria dei mondiali di judo da parte di un Italiano - gli stessi giornali e telegiornali che danno invece accurata cronaca di ogni pisciata di calciatore.
Personalmente la cosa non mi stupisce né mi indigna, ed anzi tutte queste lamentele iniziano a darmi non poca noia... per un paio di motivi che cercherò di spiegare.
Primo: giornali e telegiornali, nella pratica, confezionano quello che è, a tutti gli effetti, un prodotto - ed un prodotto è buono, dal punto di vista di chi lo crea, se vende.

Secondo: il judo, come bene o male gli altri "sport in pigiama/mutande", è una rottura di coglioni. Badate: non secondo me, né (tantomeno) in assoluto, né sempre.
Lo è in Italia,  nel 2015 (e per dire quanto conti il contesto del "qui ed ora": per chi abbia visto una qualunque partita di serie B attuale, anche il famosissimo Italia-Germania semifinale dei Mondiali di Calcio del 1970 è una rottura di coglioni, con l'aggravante dei supplementari).
Lo è in un particolare mercato, nel quale si muovono i media di cui sopra.
Poi, certo: ci sono Italiani che amano le arti marziali e - legittimamente - vorrebbero averne notizia sui media nazionali mainstream. Altrettanto legittimamente, contesteranno la mia sintesi un po' troppo netta: ogni scarrafone, in fondo, è bello a mamma sua. Ma in Italia, oggi, gli scarrafoni cui interessa il judo non sono molti, mentre l'italico scarrafone medio sbiella per due calci tirati ad una palla.

Quindi: se (ed è un se grande come una montagna) si accetta il darwinismo economico capitalista per cui sopravvivono, o addirittura vedono la luce, solo prodotti che vendono: e se si accetta che un giornale od un telegiornale si muova, per quanto riguarda lo spazio dato alle informazioni, con logica di prodotto/profitto (precondizioni queste che non mi paiono in discussione nei contesti ove si piagnucola per la mancata notizia da judochi), è fuori luogo poi meravigliarsi perché nel 2015 in Italia si parla quasi solo di calcio (anni fa il sito web del maggior quotidiano sportivo italiano relegava la notizia di Bettini campione del mondo di ciclismo e quella della Nazionale di pallavolo femminile campione d'Europa alle spalle del risultato del derby di Torino - per dire).
Tutto qui: la retorica dell'italico orgoglio per il connazionale che eccelle nello sport invece me la risparmio (risparmiandovi i relativi commenti), ché qualunque forma di anche solo velato nazionalismo è per quanto mi riguarda l'equivalente ideologico della spazzatura.

Destre

Sbagliano fin da piccoli, tra destre e sinistre, finendo talvolta per indossare due destre - ancorchè una più rossa dell'altra.
L'ambiguità cresce accanto a noi: e poi ci lamentiamo di Renzi...

Delta

La differenza sono le MIE colazioni di due settimane...

domenica 21 giugno 2015

Conta solo aprire la bocca

Fa quasi tenerezza scoprire che, dopo la finale di Coppa dei Campioni persa col Barcelona (cui va tutta la mia interistissima gratitudine), tutta la fascisteggiante retorica bianconera del #contasolovincere è evaporata come neve al sole della Catalogna, lasciando il posto, nello juve-pensiero (mi scuso per l'ossimoro) dei filosofi di riferimento Agnelli, Buffon e Chiellini, ad un più mite è comunque un onore essere arrivati secondi.
A pensar male tornano in mente la volpe e l'uva, nel mio piccolo preferisco pensare ad un ravvedimento, meglio tardi che mai!, se non altro fino alla prossima occasione. Viene il dubbio che, in fondo in fondo, più che vincere conti solo aprire la bocca - chi perde, poi, è sempre la logica.

lunedì 11 maggio 2015

Seconda settimana

Seconda settimana: se andrà come la prima sarò certo che mai cambiamento fu più azzeccato.

Ho imparato già molto, studiato cose nuove, scherzato e riso con i nuovi colleghi.
Ho scoperto la comodità dell'essere vicinissimo a casa e quanto tempo questo faccia risparmiare - con gli ovvi vantaggi per ciò che riguarda l'umore.
Ho sorriso grazie a mia figlia, che martedì mi ha chiesto "Papà, ma anche oggi cambi lavoro?"...
Oggi scoprirò quant'è bello pranzare con mia moglie senza che questo significhi correre...

Dunque: so far, so good...

martedì 5 maggio 2015

Il giorno dopo

Primo giorno di lavoro altrove dopo otto anni e mezzo: un po' di strizza, molto entusiasmo, colleghi simpatici, una partita a freccette (vinta, va detto) e, a sera, la sensazione, per quel che vale dopo una manciata di ore, di essere finito nel posto giusto.

martedì 28 aprile 2015

La strada

Ok, in questo caso sono io che me ne vado - come ho già scritto qui. Ma questa canzone mi pare ci stia bene lo stesso - ed in ogni caso è canzone che mi piace.
E dopo tutto: si tratta del mio blog - non è che devo sempre stare a spiegare quello che pubblico, no?


giovedì 23 aprile 2015

Il lungo addio

Sono passati, alla fine, questi tre mesi da dimissionario: una settimana, ancora, e saluterò per l'ultima volta tanti colleghi.
Dopo otto anni e mezzo di lavoro insieme, da subito con alcuni, da poco con altri - come in ogni viaggio, ci sono stati temporali e giornate di sole; come in ogni cammino, la meta conta forse meno del modo in cui ci si è arrivati: nel mio caso, imparando moltissimo dal punto di vista professionale ed incontrando tanti compagni di viaggio che è valsa la pena conoscere - chi se n'è andato anni fa e chi rimarrà per tutta la vita, chi ha lavorato una vita con mio papà ma non mi ha trattato come un ragazzino e chi il suo primo giorno di lavoro s'è trovato davanti me e gli sarebbe potuta andare peggio, chi lavorava con me già prima e mi ha in qualche modo raggiunto, chi con me non ha mai lavorato ma due chiacchiere al caffè si sono fatte, chi ho visto ogni giorno e chi ho sentito solo per telefono...
E se anche alla fine ho deciso di andare altrove - perché amo i temporali e le giornate di sole, la neve ed il caldo torrido, ma lunghi periodi di cielo grigio sempre uguale non sono mai stati la mia passione - tante persone inevitabilmente mi mancheranno, e questo lungo addio che dura da mesi forse non sarà nemmeno sufficiente per salutare e ringraziare tutti: per le cose imparate e le cose insegnate, per una risata al momento giusto od una telefonata in quello sbagliato, per il sole ed i temporali, appunto.
È stato comunque bello camminare insieme - e non si è trattato di due passi. Buon viaggio a tutti - ed alla prossima volta.

venerdì 3 aprile 2015

Connessione e globalizzazione

Io, residente a Brescia, in un ridente paesino sul Mar Ligure rispondo ad un signore inglese che mi chiede di fornire una raccomandazione (nel senso di LinkedIn, non in quello della DC...) relativa ad un ex collega, mio concittadino, che ora lavora a London.
Roba che se me l'avessero raccontato quindici anni fa forse mi sarei messo a ridere.