mercoledì 31 dicembre 2025

Quarantasette (e un terzo)

No, non si tratta del binario di un treno di Harry Potter - né di un film di dubbio gusto con Leslie Nielsen.

Quarantasette - e un terzo - è il numero di libri che ho letto nel 2025: da Il quarto testimone, di Paolo Pinna Parpaglia e L'arminuta, di Donatella Di Pietrantonio, con i quali ho iniziato l'anno, a Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi e Persone normali di Sally Rooney, con i quali l'ho concluso.

In mezzo: saggi a tema intelligenza artificiale, gialli, un po' di fantascienza e fantasy; qualche saggio sulla storia delle relazioni, si fa per dire, tra Palestinesi ed israeliani (la minuscola non è un errore), ed un paio di romanzi ambientati in terra santa, si fa sempre per dire: storie di famiglie cui gli ultimi ottant'anni hanno tolto, sostanzialmente, tutto.

Nel mare di pagine lette in questo anno che si chiude, e delle quali ho parlato, in continuazione, a tutti ("mi hai rovinato un altro fine settimane", suol dire un collega che condivide la mia passione per la lettura e si trova sommerso dai miei consigli e suggerimenti: scusami, Emanuele!), provo a nominare tre titoli - non necessariamente quelli che mi sono piaciuti di più ma, in questo momento, quelli che, per qualche motivo, ricordo in modo diverso dagli altri:

  • Ogni giorno a Jenin , di Susan Abulhawa (grazie ad Alberto, amico lontano ma sempre sorprendentemente vicino per modo di pensare, per il suggerimento di leggere questo romanzo splendido e terribile)
  • L'antico amore, di Maurizio de Giovanni (regalo di compleanno che mi ha accompagnato in una gita al pronto soccorso ed il cui finale, ancora, non ho metabolizzato del tutto)
  • Nella mia famiglia tutti hanno ucciso qualcuno, un meta-giallo di Benjamin Stevenson nel quale si sa fin dall'inizio quanti saranno i morti ed in quali pagine moriranno e che, nonostante questo, fa sorridere dall'inizio alla fine

Ah, e poi l'"e un terzo" che mi accompagnerà nel passaggio al nuovo anno: "Due", di Enrico Brizzi, perché trent'anni dopo la storia di Jack Frusciante non è ancora finita...

venerdì 19 dicembre 2025

23

Ventitre anni fa, ieri, si concludeva il periodo della mia vita incentrato sull'istruzione: cento laureandi tondi tondi, alla facoltà di Ingegneria di Brescia. Ricordo il rumore, le urla, gli applausi in aula magna - mettete insieme parenti ed amici di cento poco-più-che-ventenni ed il risultato non può che essere questo.

Ricordo  l'entusiasmo ed i sorrisi di tante persone, su tutte la mia nonna paterna - che di lì a poco mi scrisse anche una cartolina indirizzata all'Ing. PIetro Martinelli, prima e ultima comunicazione che io abbia ricevuto, credo, contenente riferimenti alla mia laurea.

Ricordo di non aver bevuto spumante, con parziale insoddisfazione di mio papà ;-), di aver festeggiato con cugini ed amici a casa dei miei genitori.

Ricordo di non essere stato il più entusiasta della festa né il più entusiasta dei laureati - e ventitre anni dopo la sensazione che quel giorno qualcosa, più che iniziato, sia finito non è passata.

Al me stesso di allora forse vorrei dire: adesso non lo sai, ma tra più di vent'anni desidererai di aver fatto, lavorativamente, scelte diverse. E se hai sempre pensato che fare l'insegnante sia il mestiere più bello del mondo, forse non dovresti dare per scontato che un Ingegnere Informatico debba fare altro, nella vita.

Al me stesso di adesso posso solo ricordare che sono stati ventitre anni pieni di tante persone importanti, esperienze interessanti, non molti rimpianti... ed una famiglia bellissima nella quale ritrovo qualcosa di quella dalla quale provengo. E tra altri ventitre anni chissà... 

venerdì 3 ottobre 2025

Oggi sciopero

Oggi Brescia era bellissima: piena di gente in corteo, dal centro verso la periferia, nel contesto dello sciopero generale seguito agli atti di pirateria della maria israeliana contro le navi disarmate, italiane e non solo, che si prefiggevano di portare cibo, acqua e medicinali alla popolazione di Gaza, stremata da anni di prigionia e sistematica pulizia etnica.

E c'ero anche io, a più di dieci anni dall'ultima adesione ad uno sciopero: faccio un lavoro nel quale l'astensione non crea fastidio a nessuno, se non a me, poiché mi lascia meno tempo per fare le stesse cose.

Eppure.

Eppure oggi era difficile essere altrove: perché se non avessi scioperato oggi, quando mai avrei trovato un motivo per farlo, una causa migliore per cui scioperare? Se non avessi scioperato oggi non lo avrei fatto più - e non sono ancora pronto, nonostante gli anni, ad essere quel tipo di persona, quella che non sciopera a prescindere.

E dunque in corteo, cosa che non mi accadeva, penso, dai tempi della scuola: da allora quasi solo manifestazioni stanziali, in genere legate a ricorrenze - 25 aprile e 28 maggio su tutte.

In corteo attraverso la città, in mezzo a studenti, pensionati, tanta gente della mia età - se avessi un minimo di senso di appartenzenza ed un po' meno pudore potrei scrivere: della mia generazione - , tanti genitori con i bambini, alcuni neonati che dormivano spensierati e chissà, forse un giorno vedranno una Palestina libera...

È stato bello, è stato... emozionante. Esserci. Incontrare qualche volto conosciuto. E vedere la propria città riempirsi di umanità, tanta gente rinunciare, per umanità, per vicinanza ad un popolo che da ottant'anni subisce quello che in tanti hanno definito un genocidio, ad una giornata di lavoro - con buona pace di chi, con i consueti toni privi di rispetto per gli altri, se n'è uscito con la miserabile affermazione secondo cui chi aderisce a questo sciopero lo fa per fare il weekend lungo.

Venticinquemila persone, secondo l'organizzazione. Secondo la questura probabilmente eravamo in trenta o quaranta, ma a chi c'era non può che essere chiara una cosa: Brescia non ha dubbi su quale sia la parte giusta da cui stare. 🇵🇸 🇵🇸 🇵🇸