sabato 14 ottobre 2017

E pensare che c'era il pensiero

Citano Gaber, i Grillini, a proposito delle recenti primarie bulgare che hanno incoronato Luigi Di Maio candidato premier ufficiale del partito a cinque stelle: Libertà è partecipazione.
Ora: al di là dell'apprezzabile ottimismo di chi parla di partecipazione di fronte all'espressione (dati ufficiali M5S) di circa trentasettemila voti su circa centoquarantamila aventi diritto (affluenza: 26,4%), quando alle primarie di un PD qualunque vota un numero di elettori (paganti) che in genere oscilla tra il milione ed i due; al di là dell'ottimismo, dicevo, la cosa mi ha fatto sorridere, poiché i stesso, in qualche occasione, sono stato portato ad associare versi di Gaber al partito di Grillo: difficile sentir parlare Di Maio senza chiedersi che fine abbia fatto il pensiero, in effetti. E chissà poi che cosa direbbe Cartesio:

Nel secolo che sta morendo s’inventano demagogie
E questa confusione è il mondo delle idee.
A questo punto si può anche immaginare
che potrebbe dire o reinventare un Cartesio nuovo e un po’ ribelle
Un mare di parole un mare di parole
Un mare di parole un mare di parole
Io penso dunque sono un imbecille.


giovedì 5 ottobre 2017

Il Referendum che non c'è

Si parla di Referendum locali, in questi giorni: a proposito di quello appena svoltosi in Catalogna e, dalle nostre parti, a proposito di quello che si terrà tra un paio di settimane in Lombardia e Veneto.
Se ne parla accostandoli, come si trattasse di manifestazioni simili di fenomeni simili.
Personalmente, sono convinto che non vi sia alcuna similarità tra le due cose, se non il fatto che in Catalogna si è votato e nelle due regione del Nord Italia si voterà.
Non vi è similarità dal punto di vista formale, prima di tutto: in Catalogna si è trattato dello svolgimento di un Referendum dichiarato incostituzionale dalle massime autorità giudiziarie e la consultazione si è dunque svolta al di fuori del contesto della "legalità" così come prevista dalla Spagna; in Veneto e Lombardia si svolgerà un Referendum consultivo che ha ottenuto il via libera, dal punto di vista costituzionale, dello Stato italiano.
Non vi è similarità dal punto di vista dei contenuti: Referendum per l'indipendenza quello catalano, Referendum per l'autonomia, qualunque cosa ciò significhi, quello lombardo-veneto.
E, per quel che sento dire e per quello che so delle motivazioni, non vi è similarità nemmeno nello spirito: se nel Nord Italia si invoca autonomia, principalmente fiscale, sostenendo che "Lombardia e Veneto pagano allo Stato italiano più di quanto ne ottengono in cambio" (il classico Roma ladrona, dunque, versione fiscale dell'immortale Padroni a casa nostra), in Catalogna si anela all'indipendenza, oltre che per motivazioni storiche e culturali di lunghissima data (si pensi solo al classico "Repubblica o Monarchia?"), sostenendo che la pressione fiscale nella regione di Barcelona è maggiore che nel resto della Spagna: nel Nord Italia ci si vuole dunque sottrarre all'idea di solidarietà tra diverse regioni di uno stesso Stato, nella regione della Spagna ci si vuole sottrarre ad un trattamento fiscale differente rispetto a quello in atto nel resto del Paese.

Ma, nella pratica, in che cosa consiste esattamente il Referendum lombardo-veneto? Qualcuno ne ha parlato dicendo che è come chiedere il permesso per suonare il campanello - ed in effetti sembra sia così: si tratta fondamentalmente di consultarsi con gli elettori circa l'opportunità di richiedere allo Stato italiano, nelle sedi competenti e nei modi previsti dalla legislazione di quest'ultimo, genericissime maggiori autonomie. Una sorta di Referendum che non c'è, utile - si fa per dire - solo a spendere qualche decina di milioni di euro dei contribuenti (ma non era l'odiata Roma ad essere ladrona?). Un Referendum al quale personalmente non parteciperò: per suonare il campanello, in fondo, non c'è bisogno del mio permesso.