giovedì 4 maggio 2017

L'evoluzione non inciampa

Con buona pace di Francesco Gabbani - e della sua per altro orecchiabilissima canzone - l'evoluzione (l'Evoluzione Naturale darwiniana ortodossamente intesa) non inciampa: essa non è, infatti, un'entità dotata di coscienza od intelligenza, né dunque - tanto meno -  di volontà o scopo.
Essa è un (buon) modello, nel senso scientifico del termine: una chiave interpretativa della realtà che ben si sposa con le evidenze sperimentali note al momento della sua formulazione, ha permesso di fare previsioni che si sono rivelate corrette e non è stata in seguito smentita da fatti nuovi.
Ed un modello non inciampa: esso è corretto fino a prova contraria; ed in caso di prova contraria, va migliorato o abbandonato.
Poi - certo: Salvini l'abbiamo sentito tutti almeno una volta - tutti dunque siamo coscienti di come, a volte, l'evoluzione sembri funzionare male (pur non mancando, questo va detto, di fantasia). E tuttavia quello che Darwin definì il più grande spettacolo della terra non deve mostrare intelligenza o aderenza ad uno scopo; questi sarebbero invece i vincoli di un disegno intelligente, se solo ce ne fosse uno: esso sì potrebbe inciampare, ma dal punto di vista logico è vero il contrario: il fatto stesso che qualcosa , nell'universo, paia inciampare dovrebbe suggerire che le parole "disegno" ed "intelligente" andrebbero usate con più cautela e comunque non come spiegazione ultima.
Tutto ciò che pare suggerire l'idea di un inciampo, in ultima analisi, è più facile da spiegare nel contesto dell'evoluzione, forte della statistica, di tempi lunghissimi e di numeri enormi, in cui il singolo Salvini di turno conta, fortunatamente, zero, che non in quello di un disegno che possa dirsi intelligente - ma, mi rendo conto, il disegno intelligente inciampa, metricamente, sarebbe stato molto più problematico.

giovedì 30 marzo 2017

C'era una volta il PD

È successo che qualche mese fa si è svolto un referendum costituzionale, su temi strettamente tecnici e ben poco politici come il bilanciamento dei poteri, l'assetto istituzionale, i ruoli delle Camere e la rappresentanza degli enti locali in Parlamento.
È successo che, poco cautamente, il Presidente del Consiglio in carica, in quota PD, ha trasformato il referendum in questione in una sorta di ordalia sulla sua persona - se vince il "No" me ne vado - e che questo ha catalizzato attorno al "No" le posizioni di chi, pur non avendone una tecnica, altro non desiderava che dargli un calcio nel sedere.
È successo che chi, come me, intendeva votare "No" nel merito è stato accostato per settimane, dal coro ufficial-piddino , alle schiere grilline, salviniane e meloniane, al grido (ispirato più che illuminato) di se vince il "No" ci troviamo Grillo o Salvini al Governo (e perché non entrambi, aggiungo io?).
È successo che, alla fine, ha vinto il "No", il Presidente del Consiglio s'è dimesso (cosa sulla quale non avrei messo la mano sul fuoco: era pur sempre lo stesso che mai sarebbe andato a Palazzo Chigi se non attraverso elezioni) sostituito al Governo da un compagno di partito già suo ministro, la fronda interna del PD (compresi due ex segretari, il che qualcosa vorrà dire, nel bene o nel male, circa il cambio di linea del partito negli ultimi anni) ha optato per la scissione ed insomma, ora il partito di maggioranza relativa s'è spaccato in due, e chissà, davvero forse la profezia auto-avverante di Grillo o Salvini al Governo si realizzerà.
In tutto questo, la colpa ovviamente è sempre di quelli come me, che hanno votato "No" da sinistra ed avrebbero dovuto votare "Sì" pur di non votare con Salvini (il che implica che il piddino  ispirato più che illuminato, se Salvini consigliasse di non buttarsi da un ponte, non esiterebbe a saltare), che non hanno più rappresentanza politica da un pezzo perché qualcuno ha deciso che la sinistra può vincere solo se gioca a fare la destra - e poi sai che c'è, un po' in fondo si diverte anche; quelli come me che hanno criticato il voler dare ad una questione tecnica e di merito un significato politico e di fiducia, col rischio evidente di, perdonate la metafora, prenderlo nel culo; quelli come me deplorabili poiché votano sempre contro, ma poi la scissione della gioiosa macchina da guerra piddina non l'abbiamo certo fatta noi.
Davvero, non potete pensarlo sul serio...    

Ma tutto questo Beppe non lo sa

Quindi, per usare una metafora: diciamo che c'è un centro sportivo che porta il mio nome, ma il contratto d'affitto non è a nome mio, né lo sono i diritti d'immagine relativi agli eventi che in esso si svolgono o vengono pubblicizzati. Diciamo che questo mi permette di lavarmi le mani di qualunque eventuale problema legale dovuto ad organizzazione di eventi inappropriati, striscioni ingiuriosi di tifosi intemperanti, problemi di sicurezza per il pubblico.
Diciamo che periodicamente nel centro sportivo in questione vengono organizzati tornei interni, allo scopo di stabilire chi, in una particolare disciplina, rappresenterà il circolo nei tornei ufficiali. Diciamo che in qualche occasione mi sono preso la libertà di intervenire, a torneo concluso, indicando il secondo classificato come unico rappresentante del circolo a me gradito, benché il primo avesse gareggiato secondo le regole ed ottenuto, tra l'altro, il favore del pubblico - diciamo che l'ho fatto arrogandomi il ruolo di garante delle attività del circolo e garantendo agli iscritti che possono fidarsi del mio giudizio, senza motivarlo ulteriormente.
Davvero avete voglia di iscrivere i vostri figli al mio centro sportivo?

Diciamo che io non sono io, bensì un ex comico recentemente convertito alla politica.
Diciamo che il centro sportivo non è un centro sportivo, bensì un sito web, ed in particolare un blog: col nome del suddetto, registrato a nome di altri, gestito dal punto di vista economico da altri ancora.
Diciamo che non vi sono eventi sportivi, bensì un movimento politico, portato in grembo dal comico in questione nel blog in questione.
Diciamo che non vi sono striscioni inappropriati né eventi inappropriati, ma qualche post ingiurioso ed insultante sì.
Diciamo che non vi sono tornei interni, tornei ufficiali, vincitori dei primi sconfessati in vista dei secondi, bensì elezioni primarie, elezioni amministrative, candidati malvisti perché "dovete fidarvi di me", candidati aziendalmente allineati.
Davvero avete voglia di votare per tutto questo?

martedì 24 gennaio 2017

Se non sono i tuoi fiori a fiorire

Ci sono persone che ricordano ogni dettaglio dei colori, dei suoni, dell'altrui abbigliamento. Io tendo a ricordare le date: di un incontro, di un esame all'università - ed ovviamente le date di nascita: di parenti ed amici, ma anche di colleghi o di persone che non vedo da una vita.

Così... oggi è un giorno che, da diciannove anni, fa parte della mia vita: diciannove anni che ci conosciamo, di cui quasi undici vissuti da coppia e quasi nove sotto lo stesso tetto con un anello al dito. Diciannove anni dopo, come quella sera, sono qui a chiedermi se si può capire/che milioni di rose non profumano mica/se non sono i tuoi fiori a fiorire/e se i tuoi occhi non mi fanno più dormire...